Che si dice in Italia

I “consigli” di Gheddafi

di Gabriella Patti

Ma davvero, in nome del petrolio e di chissà cos'altro, lasceremo che mercoledì il colonello libico Gheddafi durante la sua prima visita in Italia dia una lezione di morale e di vita alle nostre donne? Stando alle antipazioni sembra che, tra le varie cose che ha preteso (dormirà nella sua tenda beduina installata per l'occasione nei giardini romani di Villa Doria Pamphili) abbia anche chiesto di incontrare circa 700 donne più rappresentative del nostro Paese. Motivo? Indottrinarle. Sembra, infatti, che voglia spiegare loro che la parità dei sessi è sbagliata che "indurre la donna a eseguire il lavoro degli uomini è un'ingiusta aggressione". Per lui, a quanto è dato sapere dalle anticipazioni del suo discorso, le donne devono restare "come i fiori, creati per attrarre i granellini di polline e produrre i semi". Ma per piacere!

RELEGATA SUL FONDO DI UNA PAGINA INTERNA di un primario quotidiano c'è un intervista che avrebbe meritato più spazio. A parlare è John Morris, storico photo-editor di Life. Che sul futuro dei media nell'era dell'immagine e del turbine di notizie velocemente (mal)digerite dice una cosa giusta anche se ovvia: "Si salveranno soltanto se punteranno sulla qualità". Assieme, aggiunge "a coraggio e verità". E così, conclude, "oltre all'informazione si salverà la democrazia". Impossibile dargli torto. Peccato però che nello stesso giornale, che leggevo alla ricerca di spunti e segnalazioni per questa rubrica, questo fosse davvero l'unico articolo di un certo interesse. Per il resto, oltre alle fiera delle maldicenze politiche e velinose (avete letto giusto: velinose, da veline) è tutta una serie di gossip più o meno ruotanti attorno al mondo dello spettacolo. Intervallata da lunghi servizi su argomenti all'apparenza seri e culturalmente impegnati, salvo poi scoprire che la loro ragion d'essere è legata a qualche promozione o gadget del quotidiano stesso. Capisco - lo sappiamo bene noi che lavoriamo nell'informazione - che il mondo della comunicazione tradizionale è in crisi e che ancora nessuno, tranne Bill Gates, abbia capito come fare soldi con internet. Ma di sicuro questa non è la strada.

DEL RESTO CHE LA STAMPA ITALIANA non viva una stagione entusiasmante, più ancora di quella degli altri Paesi, ce lo dice anche Gian Antonio Stella, uno dei due fustigatori della "casta" assieme al collega Sergio Rizzo. A proposito della pretesa dei politici di casa nostra di non ricevere dai giornalisti domande imbarazzanti, giunge alla triste conclusione che questo è forse l'unico punto che accomuna destra e sinistra da noi: "Sono unite nella lotta ai cronisti rompiscatole". E aggiunge. "Ricordate Ugo Stille?" . Lo scomparso direttore del Corriere per vari decenni corrispondente da New York ammoniva che "negli Usa è impensabile che un politico si inalberi per una domanda provocatoria: ogni domanda dei giornalisti è fatta apposta per metterlo in difficoltà". Proprio come in Italia, no?

GIORNATA DI VOTO. Quindi, va rispettato il silenzio elettorale. Nessun riferimento alle foto di Villa Certosa che stanno facendo il giro dei giornali stranieri (ripresi, in ritardo e con titubanza dai nostri) e dei siti web. Una cosa, però, può essere segnalata. Una breve letterina inviata al Corriere della Sera, che la pubblica nella pagina curata dal politogo ed ex ambasciatore Sergio Romano. Un lettore, Carmelo Vella, propone che in materia di partecipazione alle urne si ricorra al sistema americano. Ovvero: "quanti sono davvero interessati al voto si iscrivano alle liste elettorali". Un tempo una lettera del genere probabilmente non sarebbe stata nemmeno pubblicata. Ma visto il costante calo di interesse per la politica che sta rendendo deserte le urne (vedremo come andrà questa volta) potrebbe essere un'idea. Si scontrerebbe con il concetto radicato nella vecchia mentalità italiana - il voto non solo è un diritto ma anche un dovere - ma avrebbe il merito di prendere atto del mutamento dei tempi.