SPECIALE/POLITICA/“L’Ue difenda la Costituzione”

di Stefano Vaccara

In questo momento mi trovo a Schio, vicino Vicenza". Sono gli ultimi giorni di campagna elettorale. A parlare e Luigi De Magistris, il magistrato ex titolare in Calabria dell'inchiesta "Why Not", che un anno e mezzo fa con le sue indagini ha anche contribuito a far dimettere il ministro della Giustizia Mastella, - che a sua volta provocò poco dopo la caduta del governo Prodi. Dopo alcuni mesi di battaglie con i suoi superiori nella magistratura, De Magistris si é visto, come ripete lui, "costretto a lasciare la professione che avevo sempre desiderato fare". Ha quindi deciso di scendere in politica e candidarsi alle elezioni Europee, da indipendente, con il partito di Antonio Di Pietro "L'Italia dei valori". Per mezza Italia De Magistris era e resta un eroe senza macchia che lottava per la giustizia e la democrazia, come lo fu Tonino Di Pietro nei primi anni Novanta. Per altri invece De Magistris era solo un magistrato che aveva nelle sue inchieste fatto una collezione di errori e prevaricazioni che gli avrebbero fatto arrivare i provvedimenti contro di lui. Di sicuro c'é che De Magistris, in queste elezioni europee che si stanno votando oggi in Italia, è il super candidato destinato a far parlare molto di se anche a Bruxelles.

Dott. De Magistris, lei ha ripetuto più volte che non si può più fare il magistrato in Italia. Ciò l'avrebbe indotta a prendere la decisione di scendere in politica?
«La cosa di cui purtroppo ho dovuto prendere atto, è che non mi hanno fatto più fare il magistrato nel momento in cui alcune inchieste hanno toccato la politica, i rapporti tra politica, economia e finanza, i rapporti tra politica e criminalità mafiosa, con collusione all'interne delle istituzione anche da parte di magistrati. Difronte a questo mi hanno costretto a non poter più fare il pubblico ministero, mestiere che ho svolto per 15 anni. Preso atto di questo, ho accettato la proposta di portare i miei valori, il mio modello di vita, la mia competenza e la mia professionalità in politica per cambiare il paese. La penetrazione della criminalità organizzata nel nostro paese è devastante, è pervenuta nel circuito economico finanziario e anche in quello politico istituzionale a livelli altissimi, Bisogna quindi intervenire subito per evitare che la democrazia nel nostro Paese crolli definitivamente».  


Cioè lei ritiene che impegnadosi da politico ora abbia più chance di cambiare il paese che da magistrato...

«Io non ho avuto alternative. Mi hanno costretto, nel momento in cui ho fatto il mio lavoro, ho scoperto le collusioni tra politica, criminalità e poteri occulti, con gli intrecci tra economia e finanza, mi hanno tolto le funzioni di pubblico ministero. Quindi non avevo alternative. Questo è un sistema di potere che va sconfitto, perchè è un sistema che sta portando alla penetrazione della mafia ai più alti livelli e al crollo dello Stato di diritto in un paese democratico».

È questo che intendeva quando ha recentemente espresso la convinzione che l'Italia si trova in un epoca prefascista?
«Non c'é dubbio, si stanno restringendo tutti gli spazi di libertà, vogliono una Repubblica presidenziale senza contrappesi democratici, con il pubblico ministero dipendente dal potere politico, il Parlamento ridotto a organo che ratifica i voleri della maggioranza, con l'informazione sotto controllo, proprio gli Stati Uniti ci insegnao che la stampa deve essere il quarto potere dello Stato, che deve essere il cane da guardia, in Italia ormai la stampa sta diventando sempre più un cane da compagnia per la propaganda di regime e di un disegno piduista eversivo dell'ordine costituzionale e che va fermato perché contro gli interessi di tutti i cittadini».

Lei denuncia i tentativi di riforme che metterebbero i pubblici ministeri sotto il controllo del potere politico... Beh, a proposito di Stati Uniti, qui i pubblici ministeri federali non sono così indipendenti dal governo, così come avviene anche in altri paesi democratici.  Ecco perché in Italia questo invece sarebbe pericolosissimo?
«Il discorso è un po' diverso. Innanzitutto in Italia vogliono far dipendere il pm dal potere politico, dal governo, e poi in Italia è diverso perché c'é un tale livello di corruzione, di criminalità organizzata e mafiosa che non c'é negli Stati Uniti. Se si tolgono in Italia i contrappesi democratici che sono l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, la libertà, il pluralismo e l'indipendenza della stampa, si scivola definitivamente in un regime senza ritorno. L'Italia è un paese intriso di corruzione, intriso di criminalità mafiosa, la magistratura deve quindi essere autonoma e indipendente dal potere politico».

Lei dice che l'Europa è il luogo adatto dove difendere la Costituzione italiana.... Perché?
«Il Parlamento europeo è un luogo molto importante perché siccome in Italia di certi argomenti non si riesce più a parlarne, anzi il governo sta cercando di modificare la costituzione repubblicana e di stravolgerla, in Europa noi  la possiamo difendere la nostra costituzione, far capire agli europei come sia a rischio la democrazia in Italia, come vogliono restringere gli spazi di libertà, come è forte il conflitto d'interessi tra chi detiene il potere e controlla i mezzi di informazione, come vogliono ridurre gli spazi di democrazia. L'Europa diventa fondamentale per difendere questi principi. Poi in Europa si può agire in maniera importante per evitare che i finanziamenti pubblici destinati all'Italia vadano a rimpinguare le tasche dei comitati d'affari della politica e dell'imprenditoria. Mentre invece il denaro pubblico deve servire per rilanciare l'economia, dare occupazione, e su basi meritocratiche e non in base a raccomandazioni e privilegi».

Potrà usare molto della sua esperienza di magistrato per indagare da politico su queste frodi con i soldi pubblici dell'Ue?
«Io mi sono occupato proprio di queste inchieste che riguardavano il denaro pubblico, che riguardavano i finanziamenti europei, che riguardavano proprio le collusioni tra politica molto trasversale, cioè sia il centrodestra che il centrosinistra, con imprenditori, professionisti, pezzi delle istituzioni, magistrati e criminalità organizzata... Questo è uno dei temi principali di cui mi sono occupato durante la mia attività di magistrato».

Ma a parte portare questa denuncia in Europa, praticamente cosa può fare lei all'interno delle strutture del Parlamento europeo per prevenire questi fenomeni?  E cosa potrà fare praticamente l'Europa?
 «L'Europa può fare tantissimo. Se parliamo di finanziamenti pubblici sia sul piano sansionatorio sia sul piano della prevenzione. Bisogna verificare concretamente che le somme pubbliche vadano destinate effettivamente allo sviluppo economico. L'Europa può agire sulla criminalità organizzata favorendo la cooperazione giudiziaria e la cooperazione tra le forze di polizia. L'Europa può fare tantissimo per risolvere il problema dell'immigrazione. L'integrazione europea è fondamentale, il progetto di un'Europa pacifica, di un'Europa che sia unita  sui diritti, è un progetto di grandissimo rilievo sul quale noi dobbiamo lavorare».

Tornando però alla riforma della giustizia, anche l'Europa ha più volte richiamato l'Italia, possiamo dire proprio che gli abbia tirato le orecchie per certi problemi strutturali.... Per le lentezze, per certi abusi.... C'é molto da riformare nel sistema della giustizia italiana, o accennare solo ad una riforma significa soltanto fare un favore a Berlusconi?
«In Italia c'é un problema di mal funzionamento della giustizia. Ciò deriva in primo luogo dal fatto che il governo non da i mezzi e le risorse alla giustizia per funzionare. In secondo luogo perché in questi anni sono state approvate tantissime leggi che hanno ostacolato il funzionamento della giustizia, leggi ad personam, leggi che ostacolano l'attività dei magistrati. In terzo luogo il governo molto spesso interferisce sul lavoro dei magistrati ostacolando le inchieste dei magistrati soprattutto quando queste vanno a toccare le deviazioni del potere. E quindi anche sulla lungaggine dei processi non si è mai intervenuti. Non si vuole una giustizia che funzioni correttamente perché una giustizia che funzioni bene può colpire tanto gli immigrati quanto i politici corrotti. È un disegno politico ben preciso e quindi l'Europa ha fatto bene in alcuni casi a condannare le incongruenze del sistema giudiziario italiano».

  Ritornando ai media, l'articolo 21 della Costituzione secondo lei quanto è rispettato?
«Molto poco purtroppo, in Italia c'é un problema del pluralismo dell'informazione molto deficitario. C'é un problema anche d'indipendenza nell'informazione, nel senso che i fatti scompaiono dall'informazione, non si trovano sui giornali e i cittadini italiani quando vogliono trovare un fatto devono andare su internet e il web sta sostituendo i mezzi di comunicazione. Non è un caso che questo governo vuole restringere anche gli spazi su internet intervenendo per reprimere la libera circolazione. La stampa in Italia purtroppo, al di là di molti bravi giornalisti, tende sempre più ad essere propaganda di regime e ripeto, invece che il quarto potere, che il cane da guardia, sta diventando il cane da compagnia del potere».


Che idea si è fatto del caso Berlusconi-Noemi Letizia? Secondo lei è importante parlare di questo scandalo, oppure c'erano altri argomenti, come per esempio la riforma del Parlamento che vorrebbe Berlusconi, che sarebbe stato più importante analizzare in questa campagna elettorale?

«Questo argomento a me non entusiasma particolarmente perché tende a nascondere i veri problemi di questo paese che sono soprattutto una gravissima crisi economica, lavoratori che perdono il posto di lavoro, che vanno in cassa integrazione, una corruzione spaventosa, la criminalità organizzata che è penetrata nella politica, nelle istituzioni e nell'economia. Detto questo, è molto grave quello che è accaduto al Presidente del Consiglio, perché si è definitivamente appannata la sua immagine, lui che si è proposto sempre come persona modello per il mondo cattolico, per la famiglia, ne esce con un'immagine invece di uomo profondamente devastato sul piano morale. E poi, quello che è molto grave, come ci insegnano i paesi anglosassoni, che quando non dici la verità, perché dici menzogne o sei reticente, non puoi governare un paese. Perché i cittadini come possono avere fiducia in un Presidente del Consiglio che dice il falso? In Inghilterra o negli Stati Uniti Berlusconi si sarebbe già dovuto dimettere».