Sorelle in bilico tra distanza e ricordi

di Natasha Lardera

Cinema tutto al femminile all'Istituto Italiano di Cultura che ha ospitato la proiezione del film della giovane filmmaker milanese Paola Romagnani My Mother's Fairy Tales. Un cast con due attrici anch'esse giovani e promettenti - Marta Mondelli (Olivia) e Celeste Moratti (Ariel) - che hanno interpretato parole e situazioni con una naturalezza e sincerità da sembrare davvero sorelle.

"Nel mio film volevo esplorare quei motivi che negli anni, per una ragione o per l'altra, si sono rivelati importanti per me" spiega Paola Romagnani, sceneggiatrice, regista e co-produttrice del film "per esempio il sentirsi sradicati e in bilico tra due mondi, l'abbandono, la lontananza, il passato, la ricerca delle proprie radici e quindi della verità e di quegli elementi che, nella storia e nel passato della vita di ognuno di noi, tendono a rimanere sconosciuti, come per esempio la vita di chi è venuto prima di noi ma che ha fondamentalmente influenzato la nostra. Ecco, il nostro passato e quello di chi ci circonda. C'è una frase che mi piace molto della scrittrice Melania Mazzucco. Suo padre anni prima di morire, le ha detto ‘Ricordati di ricordare'. Forse l'essenza è proprio questa, ricordare il passato o ritrovarlo (nel caso di questo film) per capire noi stessi e gli altri".

Olivia e Ariel sono le protagoniste del film: due sorelle con una relazione difficile, inasprita dalla lontananza (Ariel è rimasta in Italia, mentre Olivia si è trasferita in America e lì adattandosi ad un lavoro stressante di agente immobiliare che non la soddisfa). Entrambe "inseguono" in modi diversi il fantasma della madre, morta per overdose quando erano piccole.

"Olivia è una ragazza che soffre di disturbi alimentari, di solitudine e di nostalgia, è un personaggio molto complesso e pieno di chiaro-scuri," spiega Marta Mondelli, "Me lo hanno fatto amare le similitudini tra me e Olivia: anche io mi sono trasferita dall'Italia a New York e so cosa vuol dire provare a vivere in un paese così lontano da casa e così diverso; poi ho due sorelle e il rapporto tra sorelle, così importante nel film, è qualcosa di delicatissimo e profondo che ti avvicina a una persona senza averla scelta, per sempre e certe volte con difficoltà, ma ti dà anche tanto: è un'esperienza unica".

Questa speciale relazione tra sorelle è quello che ha spinto l'altra protagonista del film, Celeste Moratti, ad accettare il ruolo di Ariel. "Il copione mi è piaciuto perchè parla di due sorelle. Sono sempre stata attratta da storie che parlano della famiglia: è il legame più forte in assoluto ed è drammaticamente molto efficace, più dell'amore romantico, più della strategia politica. Se penso alle storie che mi piacciono di più, parlano tutte di famiglie che si sgretolano e non possono poi fare a meno di riunirsi: Re Lear, Il Padrino, Le tre sorelle, La dodicesima Notte, Volver. La storia di Ariel e Olivia è simile, sono separate da eventi esterni al loro legame, ma c'è come una forza magnetica che le riporta insieme nonostante tutto".

Tra i motivi ispiratori della stesura del testo La tempesta di Shakespeare, "un testo che mi è sempre piaciuto moltissimo e nel film ho voluto utilizzare molti elementi che per me rimandano al testo shakespeariano," spiega Paola Romagnani, "come per esempio la tempesta stessa che, nel film, è certamente una tempesta di tipo esistenziale; poi la separazione ad opera dell'oceano, l'isola in cui Prospero e Miranda sono esiliati nell'opera di Shakespeare può ritrovarsi simbolicamente nell'isola di Manhattan dove alcuni personaggi del film sono, per così dire, quasi nascosti, esiliati, in fuga dalla realtà e quasi sotto l'effetto di un incantesimo, nel caso del testo teatrale, la magia di Prospero. Anche i nomi delle protagoniste li ho scelti tra quelli di personaggi shakespereani".

La tempesta fa capolino anche all'interno del film come testo teatrale vero e proprio, infatti una delle protagoniste è un'attrice che, all'inizio del film, sta provando proprio questo spettacolo; inoltre la madre delle due era legata a questo testo in modo particolare prima di morire, molti anni prima. "La fine del film sarà, ancora una volta simbolicamente un ‘abbandono delle arti magiche', un rifiuto della fuga per cercare la verità di una vita vissuta davvero", conclude Paola Romagnani.