SPECIALE/LIBRI&MUSICA/Al ritmo dei mitici anni ‘70

di Donatella Mulvoni

Se il suo libro Mauro Pagani l'avesse chiamato "Almeno la mia generazione sognava!" avrebbe reso ugualmente l'idea.  In fondo uno dei messaggi che il co-fondatore della Premiata Forneria Marconi ( lasciata nel 1967, prima di iniziare una lunga collaborazione con Fabrizio de Andrè) vuole darci con il suo primo libro "Foto di gruppo con chitarrista" (Rizzoli, 2009) è un po' anche questo. Virtuoso musicista, è riuscito anche nel campo della letteratura a stupire.

Il suo è un romanzo, un bel romanzo. Pagani è uno dei primi ad affrontare gli anni ‘70 senza utilizzare i saggi. Uno dei pochi a lasciare la politica sullo sfondo, per puntare i riflettori sul grande fermento musicale di quegli anni, su una generazione che ha alzato la voce, che credeva che veramente si potesse cambiare il mondo, capace ancora di sognare. La grande forza di questo libro è che il suo autore ha vissuto da protagonista ogni evento, spesso comico, altre volte tragico, che ha raccontato. Dalle uova con la vernice rossa alla prima della Scala, alla pensione di via Archimede a Milano, dove nel 1969 viveva ancora qualche "materna puttana". Dai fatti di piazza Fontana al funerale di Demetrio Stratos, grande musicista del gruppo Area, "che ha segnato la fine di un'epoca".  

"È un libro sulla musica, ma anche su un'epoca", spiega  il direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di New York, Renato Miracco,  durante la serata di presentazione del libro, giovedì scorso. "A dire il vero- continua nel discorso di apertura- questa presentazione non era prevista. Ma il suo lavoro meritava davvero uno strappo alla regola. Grazie (al viceconsole)  Maurizio Antonini, che ci ha ‘imposto' questa serata".

Mauro Pagani è tornato a New York. Smessi i panni di musicista, si è divertito insieme a Christian Rocca, giornalista de Il Foglio, ed Enzo Capua, giornalista e manager di concerti jazz, a raccontare ai presenti piccoli retroscena di quel decennio "Davvero favoloso, pieno di energia, dove milioni di ragazzi si occupavano del loro futuro". Perlomeno speravano di starsene occupando. "Noi- racconta Pagani- vivevamo una vera liberazione di massa". Questi anni Mauro non li poteva raccontare con il suo linguaggio solito, la musica, perché "avevo bisogno di troppe parole". A lui sembra che il sucesso dia stimoli, più che appagamento. Ama sperimentare in ogni campo, cercando di anticipare i tempi. "Ho lasciato la PFM perchè mi sono chiesto cosa avrei voluto fare da grande. Il musicista. Mi sono accorto quindi di non saperne abbastanza, dovevo lasciare. E poi in quegli anni mi ero innamorato della musica del mondo".

Pullover, tennis, e barbetta incolta come tutti quelli che il ‘68, ma soprattutto gli anni dopo, li hanno vissuti intensamente senza tradirsi, Pagani, classe ‘46, era all'Istituto di Cultura Italiana anche per presentare un recente progetto, molto importante: "Domani. Dopo il terremoto in Abruzzo". Infatti, lui, insieme ad altri 56 artisti italiani, tra cui Jovanotti, Zucchero, Laura Pausini, Gianni Morandi, hanno cantato una canzone, dal titolo "Domani", i cui proventi delle vendite saranno tutti devoluti per la costruzione dell'auditorium all'Aquila. "È stato meraviglioso. Un turbine. Abbiamo arrangiato una mia canzone scritta nel 2003. Ci siamo riuniti tutti in breve tempo, volevamo fare qualcosa, aiutare i terremotati. Non ci siamo dati il tempo di pensare, non abbiamo lasciato che i manager rovinassero tutto con il business".

All'istituto è stato proiettato il video della canzone, che ha già venduto trecento mila copie, superando il milione di euro.