EVENTI/POESIA/ Poesie di pensieri militanti

di Nora Cavaccini

Si è svolto lo scorso martedì l'evento Embargoed Voices: Poesia Ultima / Italian Poetry Now, ospitato  dall'Italian Cultural Institute e con il patrocinio della Poets House e del St. Mark's Poetry Project. Al centro dell'iniziativa, il tentativo di dar conto dei risultati dell'odierna poesia contemporanea in Italia, a mezzo di un impegno di traduzione volto a rendere accessibili tematiche e contenuti anche al pubblico americano. Fondamentale, in questo senso, il contributo delle due traduttrici: Jenniffer Scappettone - ricercatrice dell'Università di Chicago ed esperta di avanguardia e modernismo- e Carla Billitteri - Professoressa associata del Dipartimento di Inglese all'Università del Maine. Loro il merito di aver prestato alternativamente la voce alla trasposizione in inglese dei testi poetici e delle riflessioni dei quattro ospiti della serata: Maria Attanasio, Milli Graffi, Giovanna Frene e Marco Giovenale.

Due vere e proprie generazioni di poeti al confronto. Mentre Maria Attanasio e Milli Graffi provengono infatti da una solida esperienza poetica, maturata già negli anni Settanta, Giovanna Frene e Marco Giovenale appartengono invece ad una generazione più giovane, quella che, secondo le parole stesse della Frene, non si è vissuta neppure in quanto tale ma che ha nondimeno saputo ritrovare una comunione di intenti nell'amore per i modelli comuni e nell'affinità delle intenzioni poetiche.

La lettura delle poesie di questi autori è divenuta anzitutto occasione per una significativa esperienza di traduzione, più volte messa alla prova soprattutto là dove la parola poetica si faceva debitrice del senso alle rime e alle assonanze, come in Voce prego ego croce di Milli Graffi, tradotta per l'uditorio da Jennifer Scappettone e interamente giocata su parole rimate a partire dai vocaboli  voce e prego.

Ancora, è stata un'esperienza di traduzione messa alla prova -ed egregiamente superata-anche nei contenuti, nella misura in cui la lettura poetica si è trasformata, nel corso della serata, in una lunga e piacevole riflessione sulla poesia stessa. Nel ricordare ciascuno i propri modelli di riferimento - e in particolare, per citare qualche nome, Amelia Rosselli, Andrea Zanzotto, Nanni Balestrini, Antonio Porta - i quattro ospiti dell'Italian Cultural Institute hanno infatti esposto le proprie concezioni poetiche, non esimendosi dall'inserire le riflessioni che ne scaturivano anche all'interno di una più ampia valutazione degli orientamenti culturali attualmente vigenti in Italia.

 

Così, per Maria Attanasio, la poesia ancora oggi non può prescindere dall'essere una "poesia di pensiero", militante al tempo stesso, e benché la poetessa riconosca uno dei suoi limiti nel non riuscire spesso a "cambiare il mondo con le parole", nondimeno si lascia ispirare dalla citazione dello spagnolo Rafael Alberti, secondo il quale "anche parlando della neve, si può fare la rivoluzione". Marco Giovenale, invece, persegue la sua ricerca poetica parallelamente all'attività di critico culturale e sembra concepire la "militanza" in un impegno che, oltre ad approfondire le possibilità del linguaggio poetico, si dimostri libero nel non asservirlo al potere politico, come talvolta il monopolio dell'industria editoriale sembra richiedere.

Ancora, ad animare e ad accedere ripetutamente il dibattito, è stato soprattutto il coinvolgimento di Giovanna Frene. L'Italia, sostiene la Frene, verte in una situazione difficile dal punto di vista tanto politico che culturale e, per chi si occupa di poesia, questa difficoltà si traduce anzitutto nell'assenza o comunque nella complessa reperibilità di un pubblico stesso cui poter fare riferimento. Attualmente, cioè, è difficile persino immaginare quel lettore cui pure ogni episodio letterario - poesia compresa - è indirizzato. Per la Frene, cresciuta in un piccolo paese, nutrita dall'incontro con i testi di Hegel e di Nietzsche, la poesia, anzi, parte sempre perdente.

"La poesia comincia con una sconfitta e termina con una sconfitta". Eppure, ci lascia intendere, sussiste ancora un modo e un mondo in cui sopravvivere grazie e attraverso la parola poetica. Per noi, speranza e augurio al tempo stesso.