LIBRI/ EMIGRAZIONE/Non soltanto sogni

di Franco Borrelli

Gira e rigira si ritorna sempre a Socrate e alle origini della conoscenza. No, non per un senso storico-filosofico del sapere ma come principio, per guardarsi e accettarsi un po' meglio. Viaggio quindi non a ritroso nei secoli ma dentro di sé, a rivisitare il proprio passato, di uomini d'oggi e d'emigranti di ieri. E' quanto ci propongono Carol Bonomo Albright (American Italian Historical Association) e Joanna Clapps Herman (Manhattanville College) in «Wild Dreams - The Best of "Italian Americana"» (pp. 329, Fordham University Press, $ 21.95).

Come subito s'evince, si tratta d'una antologia che, con scelta sapiente e progressiva nel tempo, ci presenta il meglio di quanto scritto dai Nostri e pubblicato sulla prestigiosa rivista al di qua dell'Atlantico, da John Fante a Felix Stefanile, da Anne Paolucci a John Ciardi, da W.S. Di Piero a Jerre Mangione, da Ben Morreale a Dana Gioia, da Jay Parini a Grace Cavalieri, da John A. Tagliabue a Michael Palma, e a tanti tanti altri che (non ce ve vogliano) sarebbe qui troppo lungo enumerare [ad ognuno è riservata una breve scheda bio-bibliografica].

Una silloge di pagine suddivise per temi: prosa e poesia degli "Ancestors" (gli antenati), il sacro ed il profano, l'amore e la rabbia, la nascita e la morte, l'arte e il viaggio introspettivo. Molte facce di un'unica realtà di cui s'è tutti parte, ieri come oggi; perché è solo attraverso la discesa dentro di sé, la rivisitazione di paure e speranze, di sacrifici e dedizioni, di sconfitte e ovviamente di (tanti) successi, si può chiarire la propria immagine, la realtà dello sperimentare e vivere in due mondi diversi e tuttavia complementari, il senso indelebile d'appartenere a certe tradizioni e la coscienza d'aver contribuito al cammino del Nuovo Mondo.

Un modo per riaffermare anche antichi (e nuovi) princìpi, degli affetti familiari e delle partecipazioni amichevoli, delle delusioni-illusioni ma anche della certezza che, dopo tutto, quel che si è fatto lo si è fatto con convinzione e coraggio, e che pertanto quel che si è guadagnato non è certo dovuto al caso.
Difficile, pertanto, singolarizzare questo o quell'autore, sottilineare questo o quel verso, lasciarsi coinvolgere da questo o quell'altro racconto. Quel che ha forza è l'atmosfera e la società che tutti, ciascuno nei propri limiti e con differenti capacità cultural-operative, accomunano.

 

Una silloge dunque, questa della Bonomo Albright e della Clapps Herman, a dir poco magnifica, un testo che giudichiamo essenziale in ogni classe e in ogni casa, illustrante com'è una dinamica che non è solo di grande levatura letteraria, ma umana. Un'occasione preziosa, per chi non ne avesse ancora (avuto) coscienza, di rendersi conto di quanto varia, notevole e convinta sia (stata) la nostra presenza culturale, dalla grande emigrazione di un secolo fa fino a oggi.