Doppio Puccini: con la Chelsea Opera e con l’Inter-Cities

Puccini e Puccini: quello di «Suor Angelica» con la Chelsea Opera e quello dell'«Edgar» dell'Inter-Cities della Altamura & Co.; il primo andrà in scena dal 4 al 7 giugno a Manhattan, presso la St. Peter's Church (346 West 20th Street, tel. 212\998-8730, oppure 212\260-1796), in una collaborazione con la Casa Zerilli-Marimò @ NYU. Il secondo, pure a Manhattan ma in autunno (Kaye Playhouse @ Hunter College), sarà preceduto da un recital d'arie pucciniane in New Jersey, il 13 giugno p.v. presso il Caldwell College (tel. 973\863-8724), organizzato dalla stessa Inter-Cities per raccogliere fondi per la prima autunnale dell'opera che avrà il titolo "The Cup and the Lips").

Fondata nel 2004 da due cantanti liriche (Lynne Hayden-Findlay e Leonarda Priore), la Chelsea Opera, in compagnia della Zerilli-Marimò, presenterà il capolavoro dal "Trittico" in un luogo, la St. Peter's Church, che più adatto di così alla vicenda non si può immaginare.

L'azione si svolge infatti, verso la fine del XVII secolo, tra le mura di un monastero. Da sette anni Suor Angelica, di famiglia aristocratica, ha forzatamente abbracciato la vita monastica per scontare un peccato d'amore. Durante questo lungo periodo non ha saputo più nulla del bambino nato da quell'amore, che le era stato strappato a forza subito dopo la nascita.

L'attesa sembra finalmente terminata: nel parlatorio del monastero Angelica è attesa a colloquio dalla zia principessa. Ma la vecchia signora, algida e distante, non è venuta a concederle il sospirato perdono, bensì a chiederle un formale atto di rinuncia alla sua quota del patrimonio familiare, allo scopo di costituire la dote per la sorella minore Anna Viola, prossima ad andare sposa.

Il ricordo di eventi lontani ma mai cancellati dalla memoria e la possibilità di avvicinare una persona di famiglia spingono Angelica a chiedere con insistenza notizie del bambino. Ma con implacabile freddezza la zia le annuncia che da oltre due anni il piccolo è morto, consumato da una grave malattia. Allo strazio della madre, caduta di schianto a terra, la vecchia non sa porgere altro conforto che una muta preghiera. Il pianto di Angelica continua, soffocato e straziante, anche dopo che la zia, ottenuta la firma, si allontana. Nel suo animo si fa strada l'idea folle e disperata di raggiungere il bambino nella morte per unirsi a lui per sempre...
Il concerto che invece l'Inter-Cities presenterà nel Garden State (sul podio il maestro Anton Coppola) servirà da vetrina per giovani cantanti (partecipanti alla competizione internazionale organizzata dalla Altamura & Co. ormai da anni) che si esibiranno in arie dalle dodici opere puccuiniane.

 

L'evento servirà per programmare, come già detto, l'«Edgar» all'Hunter College. Di quest'opera Puccini scrisse due versioni. Qui di seguito, tanto per dare il "la" e stuzzicare gli interessi, diamo un assaggio del solo primo atto.  
Un villaggio delle Fiandre. È l'alba. Il giovane Edgar, nonostante l'affetto per la dolce Fidelia, non riesce a resistere al fascino della provocante Tigrana, una zingara dal passato misterioso, cresciuta orfana, allevata dalla gente del paese.

Gli atteggiamenti irriverenti di costei, che intona una canzone blasfema nel bel mezzo della santa messa, suscitano lo sdegno degli abitanti del villaggio. In difesa della zingara accorre Edgar che, in preda ad un'irrefrenabile esaltazione, afferra una torcia accesa e appicca il fuoco alla propria casa; quindi, allontanata da sé la dolce Fidelia, fugge con Tigrana, col proposito di abbandonarsi con lei ad una vita di dissolutezze...

(e questo è solo il primo atto)
I due, Edgar e Tigrana, vivono insieme in un ricco castello, circondati di ospiti festosi e passando da un piacere all'altro. Ben presto, però, il ricordo della casa natale comincia a penetrare nel suo animo ed anche l'immagine di Fidelia si riaffaccia improvvisa alla sua memoria. Quando poi ode lontani rulli di tamburi e suoni di fanfare militari che accompagnano una schiera di soldati diretta al campo di battaglia, egli sente prepotente il desiderio di riabilitarsi e, malgrado Tigrana tenti di richiamarlo a sé, decide di seguire l'esempio di quegli uomini votati alla gloria o alla morte. Tanto più che a guidarli è Frank, il fratello di Fidelia, anch'egli un tempo sedotto della bella zingara.

L'esercito fiammingo vince la battaglia, ma numerose vite sono rimaste sul campo, stroncate dalla violenza dei combattimenti; anche Edgar è fra gli scomparsi e in una spianata nei pressi del villaggio si preparano solenni esequie in suo onore.

Solo un misterioso frate non si unisce agli altri nel celebrare le gesta del defunto, del quale anzi ricorda le numerose colpe di cui si è macchiato in vita, suscitando la reazione sdegnata di Fidelia che, risolutamente e con sincera commozione, difende la memoria dell'uomo amato. A cerimonia finita sopraggiunge Tigrana, venuta ad ostentare il proprio dolore di vedova inconsolabile, sia pure in grave ritardo. Le si avvicina il frate che, accordatosi con Frank, le offre oro e monili preziosi, purché essa si presti ad una macchinazione ai danni dello scomparso.

Abbagliata da tanta ricchezza, Tigrana non solo ammette volentieri di essere stata l'amante di Edgar, ma dichiara persino che questi aveva in animo di tradire la patria. Alcuni soldati si avventano allora verso il catafalco per profanare il cadavere, ma restano allibiti quando nelle loro mani rimane unicamente l'armatura. Il frate si spoglia allora del saio, apparendo nelle sembianze di Edgar. Fidelia si slancia verso di lui per abbracciarlo, ma Tigrana è pronta a compiere la sua vendetta: afferrato un pugnale, colpisce mortalmente la fanciulla, sul cui corpo Edgar si china in preda alla disperazione.