Gesti e suoni di una recita perfetta

Un doppio spettacolo di Monica Guerritore ideato in esclusiva per un gruppo di studenti non è cosa comune. La Scuola D'Italia di New York è riuscita a portare l'attrice romana negli Stati Uniti appositamente per la serata organizzata nello spazio fornito da Industria Superstudio. "Avevamo il desiderio di proporre qualcosa di nuovo, uno spettacolo che fosse moderno ma in grado di dialogare con la tradizione della cultura italiana e con il curriculum di studi dei nostro ragazzi", ha spiegato la preside Anna Fiore. L'incontro con la Guerritore non dovrebbe essere un episodio isolato. "Vorremmo organizzare altri appuntamenti simili, dedicandoci anche ad altri aspetti della nostra cultura, magari puntando sulla musica classica e jazz".

Non si tratterebbe di concerti costruiti a tavolino, ma concordati punto per punto con gli artisti invitati, come accaduto nel caso di queste doppia esibizione teatrale, durante la quale la Guerritore, sola sul palco, interpreta due suoi recenti atti unici, Dall'Inferno all'Infinito e Giovanna D'Arco.
Non appena le luci si spengono l'attrice sale sul palco passando tra il pubblico, e raggiunge un tavolino che costituisce l'unico arredo di scena. Accende una candela e comincia a raccontare il suo personalissimo viaggio nell'Io, partendo da una Selva oscura ricreata per lo spettatore con dei semplici movimenti delle mani.

La Guerritore sa che non serve enfasi per sottolineare lo spavento di Dante; ogni suo movimento è misurato e lento, quasi scolpito. Persino le luci sembrano servire il gioco della sottrazione. L'unica luce diretta sul palco è livida e bassa, lascia emergere appena il profilo dell'attrice, che fa incontrare al pubblico prima Virgilio e poi Beatrice, "questa donna assoluta e lontana" che guida il poeta dall'alto. Al primo canto segue il secondo, il terzo e finalmente il quinto, dedicato all'amore tra Paolo e Francesca. La Guerritore si immedesima, si interrompe, commenta, non crea un solo vuoto nella recitazione. Per tutta la durata dello spettacolo nessuno si muove, nessuno tenta di scattare una foto. L'unico applauso, fortissimo, arriverà alla conclusione.

Il momento più toccante è riservato al Trentaduesimo canto, quando l'attrice, accompagnata da un suono di percussioni che si fa sempre più assordante,  recita il brano dedicato alla terribile storia del conte Ugolino. La Guerritore sembra abitata dalla stessa furia del conte, superando con la sua voce il volume della musica. Di lì lo spettacolo si fa più quieto: dopo aver presentato la tragedia di un uomo costretto a cibarsi dei suoi figli la Guerritore ragiona sul rapporto con i genitori leggendo la Supplica a mia madre di Pasolini, chiamando in causa anche Elsa Morante e Leopardi e congedandosi con il biglietto lasciato da Pavese nella stanza dove si tolse la vita: "Ho condiviso le pene di molti, ho cercato me stesso". "È questo che cerchiamo di fare noi attori", conclude la Guerritore. E finalmente c'è tempo per gli applausi.
L'attrice salirà sul palco una seconda volta per interpretare Giovanna, dimostrando nuovamente di saper riempire da sola la scena. Un ottimo banco di prova, magari in vista di una vera e propria tournee americana.