LIBERA/L’isola delle amazzoni

di Elisabetta de Dominis

Hai notizie della de Dominis?" domanda un giorno il mio direttore a un collega, che risponde: "Nell'unico sms che ho ricevuto diceva che era sulla costa del Mar Nero e si stava facendo portare in barca all'isola delle amazzoni".

Dopo un giro ricognitivo per trovare un albergo a Giresun, scelgo l'Otel Carikci perché è il solo ad avere un proprietario che parli bene l'inglese. Gli chiedo subito come si fa ad andare sull'isola delle amazzoni, ma mi risponde che è vietato perché gli uccelli nidificavano. Domani troverò il modo - penso. Lo prego allora di indicarci un buon ristorante e si offre di accompagnarci a piedi, visto che sta per andarvi a cena con un amico. Strada facendo ce lo presenta e, mentre prendiamo l'ascensore (i ristoranti in Turchia sono sempre all'ultimo piano per godere del panorama, mentre le trattorie stanno al pianterreno), ci chiede se vogliamo stare allo stesso tavolo. Accettiamo. Nonostante i capelli raccolti e l'abbigliamento dimesso, adottati per non farci notare in Turchia, entrando nella grande sala tutti gli occhi sono puntati su di noi: per forza, non c'è una donna in nessun tavolo.

 

Tuttavia mi trovo subito a mio agio davanti a delle squisite pietanze a base di verdure e pesce e spiego che sono lì per visitare l'isola. Ozer non parla una parola d'inglese, ma dice che mi può aiutare perché è un "capitalist" del posto: sul suo biglietto da visita sta scritto che è il presidente della Camera dell'Agricoltura di Giresun, praticamente l'uomo delle noccioline (che è tutta l'economia del luogo). La mia amica lo trova subito molto interessante e decide che neanche lei parla l'inglese per comunicare meglio con lui a gesti e sorrisi, tanto ci siamo io e Volkan, l'albergatore, che traduciamo. Lo conquista completamente quando gli spiega che lei pulisce l'aura con i gesti delle mani e che vorrebbe provare a farlo con una bacchetta in legno di  nocciolo come nella tradizione magica. Ozer ci invita a visitare l'indomani la sua farm.

Alle 11 del mattino un impiegato del presidente ci accompagna al porto e salpiamo su una pilotina di legno alla volta dell'isola delle amazzoni.  Ci seguono cinque delfini, il cielo è coperto e pioviggina ma, quando ci avviciniamo all'isola un'ora dopo, esce il sole. Sembra un disco volante, poggiato sul mare, con delle sottili antenne al centro: nient'altro che rami di esili alberi senza foglie che fuoriescono da un sottobosco rigoglioso. Le rocce tondeggianti, che delimitano la terra, brulicano di strani punti bianchi:  quando li abbiamo a portata di mano, si trasformano in decine di gabbiani che fanno un rumore assordante. Attracchiamo, ci viene incontro un cane lupo affettuosissimo, lasciato lì dal guardiano che abita in città: ci accompagnerà baldanzoso per tutta la visita.

Imbocchiamo il sentiero a sinistra, costeggiando rovine di mura medioevali che lasciano intravvedere, tra i rami degli alberi che si protendono sul mare, dei nidi di cormorani.  All'improvviso entriamo sotto un'incantevole volta fatta di rami intrecciati d'alloro, le cui foglie venivano masticate dalle sacerdotesse per raggiungere il delirio mistico. Al centro notiamo, tra una coltre di foglie secche, una specie di braciere circolare fatto di blocchi ben squadrati in pietra lavica nera. La mia amica si pone al centro e dice che sente un'energia che sale...  Io penso che per sentirmi in un'altra dimensione ho bisogno di essere sola con me stessa e trattenermi in un posto quanto mi pare. Poi le visoni vengono. Trovo il luogo familiare e nello stesso tempo misterioso e so che potrebbe raccontarmi molto. Eppure sono certa che, adesso che l'ho visto, ci potrò tornare con il pensiero in qualsiasi momento.

Proseguiamo camminando tra l'erba alta e raggiungiamo un enorme masso che sembra in bilico, come gettato lì dall'eruttazione di un vulcano: è la pietra di Cibele. Il nostro armatore ci suggerisce di toccarla ed esprimere un desiderio di ricchezza o fecondità.  Dopo un piccolo promontorio, raggiungiamo le alte mura di un antico monastero, fatte con materiale composito: sono lì ad indicare la fine del matriarcato e dunque del potere femminile. Eppure quelle mura sono solo dei resti, mentre il focolare delle amazzoni e la pietra di Cibele sono rimasti intatti nei secoli sotto il cielo, lo sguardo divino ora benigno ora terrifico che si fa natura.