POLITICA&MEDIA/Berlusconi pericoloso e maligno?

di Francesca Guinand

La stampa estera è tornata ad occuparsi, e ad attaccare, Silvio Berlusconi. Tutto iniziò quel fatidico 28 aprile, quando venne fuori la notizia della presenza del Premier alla festa di compleanno a Casoria di una diciottenne, Noemi Letizia. Lo stesso giorno, Miriam Raffaella Bartolini, più nota come Veronica Lario, moglie e compagna del Presidente del Consiglio da circa 30 anni, annuncia di voler divorziare. Da questo momento in poi il Presidente del Consiglio darà delle spiegazioni, che non troveranno conferma, per spiegare la sua "relazione" con Noemi e con la famiglia Letizia. Il 14 maggio il quotidiano la Repubblica pubblica 10 domande: chiede al Premier di chiarire la sua posizione. Fino ad oggi non ha ancora replicato.

 Secondo lui «ho risposto all'unica domanda che riconosco si abbia il diritto di farmi - dice durante l'incontro con il presidente della Regione Abruzzo a Palazzo Chigi venerdì scorso - Presidente, lei ha avuto rapporti diciamo piccanti con una minorenne? La risposta è: assolutamente no».
Ma questo non è sufficiente, infatti, come ha scritto il quotidiano inglese The Guardian il 23 maggio: «nessun altro leader democratico avrebbe potuto ignorare i quesiti su questa amicizia nel modo in cui lo ha fatto Berlusconi. La sua spiegazione di come ha conosciuto la famiglia Letizia non regge. (...) La stampa rimane una delle poche forze critiche in una società in cui quasi tutti i canali televisivi rispondono a Mr Berlusconi».

Sulla stessa linea il corrispondente per Le Monde e per la tv francese Arte, Salvatore Aloise, che Oggi7 ha raggiunto a Roma per un commento sulla vicenda. «Il giornalismo deve indagare quando emergono contraddizioni: bisognava verificare le cose dette e non dette dalla ragazza e dalla madre e per spiegare come si sono incontrati, e poi: perché nascondere l'ex-fidanzato? In Francia come minimo sarebbe scoppiata una mezza rivoluzione se fosse successa una cosa simile, perché non siamo di fronte a fatti privati» conclude il giornalista francese.

 Il 25 maggio è la volta dell'intervista alla tv americana CNN. E neanche in quell'occasione Silvio Berlusconi risponde: «mi accusano di aver mentito? Allora, reagirò, spiegherò esattamente com'è la situazione e avrò ancora una volta tutti gli italiani con me, e ancora una volta quest'accusa sarà un boomerang per coloro che me l'hanno rivolta». Ma, di fatto, non chiarisce la sua posizione. Abbiamo raggiunto John Hooper, corrispondente del quotidiano inglese The Guardian, a Milano: «Due cose mi colpiscono. La prima è una serie di contraddizioni (nella ricostruzione del caso Noemi, ndr), la seconda è che Berlusconi sta annunciando una chiarificazione della situazione senza mai darla. In qualsiasi altro Paese sarebbe inaccettabile. E sarebbe uno scandalo che un primo ministro affermasse una verità di venerdì e il martedì successivo la smentisse. La mia impressione è che questo scandalo sia stato creato da Berlusconi stesso: se lui avesse detto subito la verità sul padre di Noemi non sarebbe successo nulla».

Il 26 maggio l'autorevolissimo britannico - anzi si meglio dire globale -  Financial Times scrive in un editoriale non firmato - cioè che rispecchia l'opinione dell'editore - che Berlusconi «non è chiaramente un altro Mussolini (...) ma è un pericolo per l'Italia e un maligno esempio». Parla di rischio anche l'inglese Indipendent: se il Presidente del Consiglio si può permettere di «mentire  così spudoratamente» sulla sua relazione con una adolescente, allora l'Italia «è in pericolo». Jeff Israely il 29 maggio da Parigi scrive per l'americano Time dell'Italia come il Paese del Berlusconistan: «il 72enne maestro dei manipolatori ha innescato un ciclo di notizie che in realtà potrebbe portare alla sua fine politica».

 E il  New York Times ha pubblicato un lungo articolo di Rachel Donadio che ripercorre dall'inizio tutte le tappe della vicenda. «Più recenti le notizie,  potenzialmente più pericolose, che Mr Berlusconi di 72 anni ha invitato Miss Letizia e circa 40 altre ragazze, alcune come lei a quel tempo minorenni, per trascorrere la serata di Capodanno nella villa in Sardegna». La giornalista conclude «ora molti si chiedono se finalmente non abbia fatto un calcolo sbagliato e non stia spingendo troppo in là i tolleranti italiani, e se la sua reputazione di fine carriera non somigli sempre più alla decadenza imperiale del Satyricon di Fellini».

Sulla stessa linea d'onda sembra parlare ad Oggi7 Miguel Mora, corrispondente a Roma per il quotidiano spagnolo El Paìs in quale ci ha spiegato che secondo lui «Berlusconi è il riflesso di una personalità italiana che non si cura delle regole, che si arrangia come può, e per la quale lo stato è più un sostenitore economico che una forma di controllo». Anche Mora, come il NYT, riflette sul rapporto di Berlusconi con ragazze giovanissime e aspiranti starlette: «tutte queste storie dei rapporti con una minorenne o con donne giovanissime per un uomo di 72 anni che partecipa a feste con 50 veline non aiuta la credibilità internazionale dell'Italia, e non è per moralismo ma perché lui è un uomo pubblico. Berlusconi si sente immune non solo giuridicamente (grazie al lodo Alfano, ndr) ma anche moralmente».

 Per il tedesco Sueddeutsche Zeitung «Berlusconi ha imposto una vita-spettacolo ai limiti della volgarità. Consumismo rapace, opportunismo e sfrenatezza sono i nuovi valori». E se in Germania parlano di vita-spettacolo del Presidente del Consiglio, in Spagna Mora controbatte che in Italia si sta vivendo con Berlusconi «un senso generale della banalizzazione della politica-spettacolo, ormai la politica si vede solo in tv, e sembra un reality». Sul quotidiano spagnolo El Paìs il 27 maggio nell'editoriale si leggeva: «la condotta politica e personale di Berlusconi mina la credibilità italiana. La sua relazione con una aspirante vedette della tv gli è costata il divorzio e rivelato un clima decadente che pure la Chiesa ha iniziato a criticare».

D'accordo  l'americano Mario Biasetti, corrispondete a Roma per Fox News Channel Usa. Ad Oggi7 Biasetti ha raccontato che «il popolo italiano per me, che faccio parte di quei 22 milioni di americani con sangue italiano, è come Silvio Berlusconi: gli uomini sono tutti galletti. In America una storia simile con la Lewinsky, ma lo scandalo non fu sessuale, scoppiò per le menzogne dette dal Clinton». Biasetti non riesce a capire il comportamento del Premier italiano: «perché non risponde? Crede che i giornalisti poi scopriranno che ha ragione lui, oppure se è colpevole cerca di auto-assolversi? Adesso l'Italia è vicina alle europee ma qui si parla solo del Presidente del Consiglio e dei suoi affari. Voi pensate che in Usa sia meglio? No, perché come dite voi, tutto il mondo è paese, ma la differenza è che se in America  becchiamo un politico a fare cose che non dovrebbe, poi viene punito, come il governatore a Chicago».