Visti da New York

Strigliata all’Italia e ai suoi media

di Stefano Vaccara

Meglio tardi che mai: anche la più seria stampa internazionale comincia ad occuparsi seriamente del pericolo che non certo da questi giorni, ma da molti anni, pesa costantemente nel sistema democratico di uno dei maggiori paesi dell'Unione Europea. Il segnale più deciso e autorevole della sveglia, l'ha dato il quotidiano inglese, anzi europeo, o meglio dire globale chiamato Financial Times.

La redazione centrale è a Londra, ma coloro che detengono un posto di alta responsabilità, quello che loro chiamano semplicemente FT lo hanno sulla scrivania ogni mattina in qualunque angolo della Terra si trovino. Allora, se il giornale rosa che si occupa non solo di finanza mondiale ma di tutto quello che deve interessare a chi si occupa di finanza, economia e politica mondiale, decide di aprire martedì scorso il suo editoriale - quello non firmato, che rappresenta quindi anche l'opinione della proprietà del giornale - con il caso Berlusconi, anzi con il caso Italia, vuol dire che la situazione viene ritenuta grave.

La notizia dell'editoriale di FT non può essere paragonata a quella di uno molto critico di un altro giornale inglese come l'Indipendent, sempre un buon giornale, per carità, ma che non rappresenta certo il cosidetto "establishment" del mondo che conta.

Attenzione però: non è che FT si occupasse d'Italia per soffiare sul fuoco della curiosità dei propri lettori per i racconti da mille e una notte di Alì Berlusconi e le 40 vergini della Sardegna... No, il super scandalo nella stampa straniera che più conta non era nella possibilità che il premier italiano sia, come direbbe Roberto Benigni "allupatissimo" o, come direbbe la moglie Veronica, "malato". No, la sveglia alll'Italia di FT non si occupa di gossip, delle veline e delle minorenni troppo frettolose di far carriera "nello spettacolo o in politica" grazie a "papi". Quel giornale potrà sbagliare e sbaglierà altre volte, ma di uno più autorevole nel mondo non se ne conosce (simile è il WSJ, anche se ora ha l'incognita Murdoch). Allora, ma si riferiva proprio ad FT il ministro degli Esteri Frattini quando lo stesso giorno di quell'editoriale ha parlato di stampa estera "disonesta"?

Se FT decide di dedicare il suo editoriale al capo del governo italiano scrivendo che non è un Mussolini fascista, "but a danger, in the first place to Italy, and a malign example to all", è perché forse anche loro, finalmente, hanno capito che quel Cavaliere sarà un pericolo ma rappresenta anche il più evidente sintomo di una profonda malattia italiana: l'essersi ridotta con un quarto potere né credibile né più creduto e che non può più svolgere correttamente la sua funzione democratica. Una informazione sottomessa ai potenti di turno quindi, ai politici a altri interessi che la usano o vi si alleano per interessi di parte. Se poi un capo di governo "democratico" può arrivare a quello che abbiamo tutti visto e sentito (e non certo solo per Noemi... ma avete dimenticato le telefonate con Saccà con l'attricetta da raccomandare perché magari quel senatore avrebbe cambiato parte politica... altro che "papi"!).

Queste le parole della fine dell'editoriale di FT, le lascio in iglese: "But the danger of Berlusconi... is that of media sapping the serious content of politics, and replacing it with entertainment. It is of a ruthless demonisation of enemies and refusal to grant an independent basis to competing powers. It is to place a fortune at the service of the creation of a massive image, composed of assertions of endless success and popular support.That he is so dominant is partly the fault of a faltering left; of weak and sometimes politicised institutions; of journalism which has too often accepted a subaltern status. Most of all it is the fault of a very wealthy, very powerful and increasingly ruthless man. No fascist, but a danger, in the first place to Italy, and a malign example to all".

Ecco cosa accade quando si lascia il giornalismo italiano, quello sì ereditato da Mussolini, a rotolarsi nel suo "pluralismo", parola in codice che si traduce in fazioso al servizio del regime. Il fatto che Berlusconi abbai potuto finora agire così, con la strafottenza del "tanto gli italiani sono con me", è perché la stampa italiana purtroppo ha perso da parte dei cittadini ogni credibilità anche quando cerca di farlo il guardiano.
Concludiamo con le parole emblematiche di un politico ex An e ora "pezzo grosso" nel Pdl, Maurizio Gasparri, che appena ieri ha dichiarato: "Mi rivolgerò all'ordine dei giornalisti, del quale faccio parte, per chiedere accertamenti su ‘Repubblica' e i suoi giornalisti".

Chissà cosa avrebbe da dire FT sul fatto che un politico che minaccia in quel modo un giornale, si possa anche vantare di far parte dell'ordine dei giornalisti.