ARTE/“SAVE” AL NUOVO CENTRO DI ALTA CUCINA DI NY/Nelle viscere di Napoli con Lello Esposito

di Natasha Lardera

"Sei simboli, presenze eterne di identità rifiutate e ritrovate, elaborate, violentate, amate, mutate, nuove strade, nuove ricerche, totem o feticci, salvadanai o salva soldi per e in un momento di crisi economica nel mondo. Dove conservare i soldi? Quali investimenti? Quale banca sicura? Quante domande ed incertezze! Tutto questo fa pensare e la creatività viene in aiuto e propone, con leggerezza e gioco, opportunità di riflessioni».

Così l'artista napoletano Lello Esposito e lo studio multidisciplinare Viromare, focalizzato su architettura di interni, grafica e design industriale, hanno presentato la mostra - realizzata in collaborazione -  "Save" che si è tenuta al nuovo centro di Alta Cucina, (28 E 38 Street).

Lello Esposito è una artista conosciuto in tutto il mondo, e particolarmente amato a New York dove ha avuto diverse mostre, per aver focalizzato la propria arte sulla ricerca dell'identità e aver scavato nelle viscere della sua città di Napoli per riscoprire, reinterpretare e comunicare i suoi simboli. Artista di culto che, in un percorso di 30 anni, ha donato nuove forme e raffigurazioni ai simboli della sua città, Esposito sperimenta con scultura e pittura e, in un intrigante percorso di crescita continua, parte dalla riconoscibilità per sfatare i luoghi comuni e dargli un significato nuovo e diverso.

In questa occasione, l'artista napoletano reinterpreta l'oggetto del salvadanaio come il ritorno ai rituali elementari, come una rispota provocatoria al senso di instabilità così comune in questi tempi recenti. "Il salvadanaio diventa un contenitore di sogni," spiega Luigi Fiorentino di Viromare, "un ritorno a rituali base dove il sacro ed il profano si incontrano - il salvadanio porta fortuna proprio come accendere una candela al santo."

Per questo progetto sono stati realizzati 36 prototipi originali, 6X6: 6 colori, 6 differenti basi in alluminio, 6 simboli in terracotta policroma  - Pulcinella, San Gennaro, il corno, la maschera, l'uovo ed il vulcano.
L'allestimento della mostra, curato da Viromare, vuole comunicare il concetto del work in progress, un grande laboratorio che si snoda attraverso lo spazio dove i salvadanai, una serie di prototipi realizzati a mano in Italia, si intrecciano con immagini e schizzi, intesi come elementi rievocativi del processo progettuale. "In questa occasione sono tornato indietro negli anni," ammette Esposito, "sono tornato alla terra cotta e all'argilla, materiale primitivo che ho lavorato con le mani. L'alluminio invece, materiale che uso molto, l'ho utilizzato per le basi che sono delle sculture a se stanti. Tutto si può mischiare, adattare. Tutto è precario: figure in bilico, imperfette, diritte che ti fissano; tagli come ferite ma anche come rifugio-tana dove conservare soldi, risparmi, idee. Tutto sembrerebbe in bilico come queste terra-cotte non fissate alle basi di alluminio, che potrebbero cadere e rompersi ma che restano stabili nella loro potenziale mobilità... e sembrano ripetere: proteggiamo i nostri risparmi e i nostri sogni."

Tra i sogni del pubblico di NY, che l'artista torni a proporre nuove cose come l'opera "Naples 2008-For President Usa", realizzata in onore di Obama, composta da una grande bandiera a stelle e strisce dipinta su tela che fa da sfondo a 232 aste in alluminio con al vertice l'effige della Statua della libertà, simbolo dei 232 anni trascorsi dalla costituzione Americana. "Queste aste sono come un coro che inneggia a tutte le libertà del mondo," spiega l'artista, "e la mia è un'opera che è nata nelle viscere di Napoli, che omaggia la civiltà Americana, e che lancia un messaggio positivo, quello della libertà."