Milano a NY racconta dieci anni di design

di Alfonso Francia

Dieci anni di design lombardo riassunto e impacchettato in una bella esposizione approdata a New York la scorsa settimana. Così potrebbe essere presentata l'esposizione "10 Years of Fuorisalone, design through the city of Milan", aperta a New York con la collaborazione della Regione Lombardia e di Promos, agenzia della Camera di Commercio di Milano.

L'evento faceva parte della Fiera del design, iniziativa capace di coinvolgere 25mila addetti ai lavori tra designer, architetti, venditori e distributori. Una enorme manifestazione che ha occupato la città con 550 esibizioni, in massima parte concentrate nel settore dell'arredo degli interni, dagli armadi ai cucchiaini. Come tutte le proposte newyorkesi, la Fiera è stata invasa da professionisti provenienti da decine di Paesi, ma trattandosi di design era ovvio che l'Italia si ritagliasse uno degli spazi più importanti.

L'esposizione milanese è una buona occasione per ripercorrere una delle tipiche storie di imprenditoria inventiva, tanto frequenti nell'ambiente meneghino. Il cartellone pubblicitario dice "1999-2008, dieci anni di Fuorisalone", ma trattandosi della Lombardia è sempre agli anni '80 della Milano da bere che bisogna tornare. È in quel periodo infatti che il Salone del Mobile, una delle fiere più importanti del settore, comincia ad essere affiancato da una serie di eventi che man mano hanno conquistato Milano, diventando infine una manifestazione nella manifestazione.

Per alcuni Fuorisalone è soprattutto una vetrina per giovani esordienti. In questi anni ha attirato designer italiani e stranieri alle prime esperienze, che non potevano permettersi uno stand nella Fiera; partecipando a mostre, cocktail e concerti organizzati da Fuorisalone potevano acquistare visibilità senza spendere una fortuna. L'esposizione di New York ospita però solo aziende lombarde, che sono un buon esempio della creatività regionale. Nessuno degli oggetti esposti punta esclusivamente sulla funzionalità, anzi. Le lampade, le sedie, i vasi, persino le pentole e le posate mostrate al pubblico sembrano concentrarsi più che altro sulla sperimentazione di forme e materiali.

Alcune aziende hanno una lunga storia alle spalle: come la De Vecchi, fondata nel 1939 da uno sculture, Piero De Vecchi, che aveva partecipato al movimento futurista. Reinventatosi artigiano, cercò di trasferire la sua esperienza di artista in prodotti di uso quotidiano, ottenendo un certo successo: "Thermos", un suo cestino da picnic in alluminio, venne acquistato dal MoMA alla fine degli anni ‘40. Nei decenni seguenti la società, gestita prima dal figlio e poi dai nipoti di Piero, si è concentrata nella lavorazione degli oggetti in argento, come la caraffa per caffè esposta nella mostra di Fuorisalone.

Viene da chiedersi con quale criterio siano state selezionate le imprese. Lo ha spiegato Thomas Berloffa, designer e curatore della mostra. "Tra le aziende lombarde che hanno partecipato a Fuorisalone ne abbiamo scelte trenta che ci permettessero di organizzare una specie di racconto; lo abbiamo scritto per spiegare cosa abbiamo fatto in questi dieci anni". Fuorisalone invade Milano con eventi di ogni tipo durante il Salone del Mobile. "Cerchiamo di coinvolgere la città con meeting, spettacoli, feste, tutto quel che può permetterci di radunare persone. Col tempo abbiamo conquistato l'attenzione di realtà che erano estranee - specifica Berloffa -. Prima partecipavano a Fuorisalone solo aziende produttrici di mobili, in seguito siamo stati raggiunti dagli stilisti, dal mondo del cinema e via dicendo".

Un lavoro importante è quello svolto dagli ex studenti del Politecnico, creatori del sito Fuorisalone.it. Si occupano di pubblicizzare gli eventi con internet e cellulari, invitando chi partecipa a mandare foto e piccole recensioni degli incontri. "Magari alcuni i ragazzi ti scrivono solo che le tartine facevano pena, ma molti contribuiscono con osservazioni importanti. Poi il sito memorizza tutto creando così un vero e proprio archivio storico della manifestazione".

Trattandosi di una mostra dedicata a Milano, Thomas fa notare che si è deciso di inserire anche alcune foto scattate in strada nel corso degli anni. Ne esce una metropoli lontana dagli stereotipi della città grigia e occupata solamente a fare soldi: Milano mostra in queste foto un fascino notturno poco conosciuto, dove i palazzi della città gonzaghesca si confondono fra i tram, i cartelloni pubblicitari e gli ingressi delle stazioni della metropolitana. Una prospettiva che potrebbe piacere parecchio ai newyorkesi.