ARTE/PITTURA/Fresco bucato di colori

di Olivia Fincato

Solitamente si aspetta il fine settimana e forse ne passano almeno due o tre, prima di trovare il giusto lasco di tempo, per dedicarsi al momento "Laundry". Si arriva carichi, al limite della biancheria pulita, e non resta che munirsi di pazienza o di qualche bel libro nell'attesa che i nostri panni escano profumati e biscottati dall'asciugatrice. E questo vale per tutti, almeno che non si abiti in qualche fancy building con lavatrice incorporata nel basement. Lavare i panni a New York diventa quasi un rituale, soprattutto per quei giovani iniziati italiani, a cui il bucato o lo faceva mamma o la comoda lavatrice nel bagno di casa.

«Fare la laundry è il mio incubo da sempre» dice sorridendo Cristiana Depedrini, giovane artista approdata a New York lo scorso settembre, «la collego immediatamente agli Stati Uniti, per noi è qualcosa di completamente estraneo. La maggior parte delle volte mi fermo e magari mi porto un libro. A furia di stare lì, con quel sottofondo assordante, ho scoperto un piccolo mondo e affascinata dall'umanità che ci passa attraverso lasciando sacchi di panni sporchi da lavare, ho deciso di prenderla nel verso giusto!».

 

E grazie al  modo fresco e curioso di porsi, la pittrice milanese si dedica ad un progetto personale che inizia proprio da qualche schizzo fatto mentre aspettava la sua biancheria. Progetto che dopo tre mesi di bucato finisce con una personale, Laundry Day inaugurata lo scorso mercoledì a 255 Canal, spazio ideale per stendere ad asciugare, per così dire, le tele di Cristiana. Lo spirito divertente e colorato della mostra si percepisce ancora prima di vedere i lavori. Nel cuore di Chinatown, tra la miriade di chicaglie cinesi, è nascosta l'entrata del palazzo, si sale al quarto piano e si arriva in un classico 3 bedroom apartment dove nel salotto-galleria file di quadri stesi s'alternano a fantastici oblo roteanti, centrifughe e ritratti appesi con stampelle. 255 Canal non ha nulla a che vedere con il circuito convenzionale dell'arte newyorkese, è uno spazio espositivo indipendente nato da un gruppo d' amici con la voglia e l'entusiasmo di condividere esperienze e lavori.«Questo è il secondo show, abbiamo iniziato con quello dell'artista italiano Tillio Buttinoni» ci spiega una delle padrone di casa e ideatrici del progetto, l'architetto portoghese Sandra Pirez «l'idea di 225 canal è di creare uno spazio per un "networking" spontaneo, far vedere il proprio lavoro ad amici di amici per magari arrivare a qualche galleria. Prima di tutto vogliamo divertirci... l'effetto sorpresa di passare attraverso il bazar cinese rimane impresso a tutti!».

L'energia che si respira tra i numerosi amici (e amici di amici) invitati è allegra, positiva estremamente rilassata. «Io mi sono veracemente divertita mentre facevo le "mie lavatrici"» ci rivela l'artista «per me l'immagine continuamente in movimento dei panni nella centrifuga è diventata in maniera assolutamente spontanea specchio di New York. Sembra che il ritmo di questa città vada veloce come i vestiti che girano vorticosamente nell'oblo della lavatrice. Un carosello di colori e profumi fino a quando non si accende la spia luminosa».

E tra lavatrici, ritratti appesi alle pareti e paesaggi stesi come biancheria, s'avverte il fascino del potere narrativo del colore, con pennellate veloci e istintivi, Cristiana Depedrini racconta una storia, la sua storia «Dipingo in maniera semplice e spontanea. Vivo le cose in modo immediato e trasferisco tutto in un lampo sulla tela. I miei segni  sono flash, i miei tempi corti, non mi soffermo molto sulle cose, non mi interessa. Un po' c'è l'esigenza di buttare fuori e un po' di cogliere e assorbire tutto prima possibile. E questo mio aspetto sicuramente si enfatizza qui, per la velocità e i ritmi».

Ma il Laundry Day di Cristiana non rinuncia all'immagine, tipicamente mediterranea, dei panni appesi al sole, come se dalla fretta esecutiva dell'opera poi ci fosse la necessità di "farla asciugare", di lasciarla sedimentare nella memoria.

«Io faccio il bucato ma poi stendo le mie cose» racconta la pittrice dinnanzi a una serie di foto che ritraggono i suoi lavori appesi in varie parti della città tra rooftop e back yard «la dryer machine per gli americani è necessaria, non c'è tempo da perdere. Il bucato steso all'aria invece fa parte del nostro immaginario. Vedere e fotografare i miei lavori stesi è un modo per digerirli, per dare loro un tempo naturale di realizzazione».

L'arte di Cristiana Depedrini è immediata, subito entra in contatto con chi la osserva. Non ci sono troppi filtri concettuali o messaggi nascosti e faticosi da capire. I suoi segni parlano un linguaggio semplice ma efficace. Conducono lo spettatore all'interno di un mondo, fantastico e surreale. Dove il grigiore di un tempo morto si colora, dove il fracasso di cataste di macchine diviene allegro sottofondo e dove dalla centrifuga di una lavatrice si scorge New York, con tutte le sue forme, dimensioni, contraddizioni.