CINEMA/FESTIVAL DEI POPOLI/NY, l’anteprima di Firenze

di Samira Leglib

Dopo una primissima edizione nell'innovativa cornice di Staten Island il cui esito mostrò decisamente i "pollici alzati", ritorna, dal 27 al 31 Maggio, il New York Documentary Film Festival - Festival dei Popoli. Novità tra le novità, per questa seconda edizione si va in scena a Manhattan presso l'Anthology Film Archives (32 Second Avenue).

Il New York Documentary Film Festival è parte del più anziano -ma più in forma che mai- Festival dei Popoli di Firenze fondato nel 1959 e volto allo studio e alla promozione del cinema documentaristico di stampo sociale a livello internazionale. Quest'anno si festeggia il cinquantenario della sua nascita e questa ricorrenza è stata un po' il motore che ha spinto il Festival ad ampliare i suoi orizzonti e a posare gli occhi su New York.

Abbiamo incontrato Francesco Fadda, Vicepresidente della Fitzgerald Foundation of Florence, ente organizzativo e promotore del Festival. Ci accoglie nell'ufficio della fondazione situato al quarantesimo piano dell'Empire State Building e senza troppi preamboli gli chiediamo di informarci sull'iniziativa newyorkese e sul ruolo della fondazione in questa trasferta: «Parte da un'idea della fondazione. Il Festival in Italia si trova in una fase di rilancio e l'edizione dell'anno scorso, a cui abbiamo guardato un po' come a un test, voleva intendersi anche come un'iniziativa propedeutica per il promuovere il Festival quest'anno».

Come dire, passato il test di ammissione la vera sfida è quella del 2009?
«In parte è così, l'idea era quella di festeggiare i cinquant'anni del Festival Fiorentino portandolo, in pianta stabile, a New York. Il nostro festival si rivolge ad un pubblico di nicchia, fatto per la gran parte di amanti del genere ma la buona rispondenza che abbiamo avuto l'anno scorso ci ha convinti che era il momento di spostarsi a Manhattan, sicuramente più accessibile. Questo nuovo goal si deve alle nuove partenships che la fondazione ha stretto con istituzioni quali l'Istituto Italiano di Cultura, la Regione Toscana, il Tribeca Film Institute, la New York Women in Film & Television (NYWIFT), The Producer Guild of America e appunto l'Anthology Film Archives dove si svolgerà il Festival. Questa in particolare si è rivelata vincente perché si tratta di una collaborazione su tutti i livelli che incontra le esigenze di un pubblico appassionato come quello dell'Anthology».


Ci parli dell'edizione di quest'anno, come si struttura il suo programma?

«L'edizione newyorkese anticipa quella di Firenze - che avrà luogo a Novembre, ndr- ed è articolata in tre sezioni. "50 anni di documentario" prevede nove film che rappresentano i punti focali degli ultimi cinquant'anni del genere documentaristico. Indicativamente sono due film per decennio e i criteri adottati per la loro selezione si basano sulla documentazione di avvenimenti sociali e politici, e/o mutamenti nelle tecniche di film e regia. In breve, la panoramica di un'evoluzione sociale e tecnica. Una seconda sezione è invece un tributo al documentarista newyorkese Albert Maysles che aprirà il Festival e sarà, come dire, il nostro testimonial. Siamo molto felici di questa scelta essendo stato Maysles per molti anni tra la giuria di Firenze. Verranno proposti tre dei suoi documentari e gli abbiamo dato totale libertà nella scelta dei film e il regista ha scelto i tre a cui tiene in maniera particolare in quanto segnano, in un modo o nell'altro, le tappe decisive del suo cinema. Noi abbiamo appoggiato in pieno la selezione in quanto si tratta di film che sono stati visti abbastanza di rado. L'ultima delle tre sezioni si titola "Cronache Italiane" e verrà dedicata alla produzione nostrana. Luciano Barisone a Firenze ha effettuato la selezione ritenendo che i film in programma siano in questo momento considerati i migliori rappresentanti del documentario italiano. Si tratta inoltre di film tra loro complementari, due dei tre registi selezionati, Leonardo di Costanzo e Bruno Oliviero,  si occupano in primo luogo di questioni di vita quotidiana e tematiche sociali. Alina Marazzi da un'impronta più personale spesso legata alla sua biografia. Il fatto di portare tre registi Italiani a New York la cui qualità è di assoluto livello, si deve alla volontà di promuovere la distribuzione Italiana all'estero e al Festival saranno presenti molti distributori».

La venue fiorentina performerà il medesimo programma?
«No, sono due programmi separati. L'idea di base è quella della ruota seguendo la politica del non ripetersi per questo prediligiamo delle prime opere o dei film ancora inediti. Il programma di Firenze è più ampio ma speriamo presto di introdurre anche a New York il concorso e possiamo dire che una giuria mista Italia/Usa sia l'obiettivo da raggiungere per la terza edizione».

Ricapitolando, la prima edizione aveva una funzione propedeutica, gli obiettivi per la terza sono già fissati, cosa ci si aspetta quindi da questa seconda edizione?
«Innanzitutto, una conferma della bontà dell'idea. Ci si aspetta di diventare davvero New York nel senso che queste nuove partenships devono dare l'idea del desiderio di radicarci nella città. Vogliamo che questo diventi un ulteriore Festival di New York forti del fatto che per il genere documentario è difficile trovare altri festivals che abbiano un archivio storico così ricco. Ci aspettiamo anche una certa continuità, ad esempio all'Anthology verrà riservata una serata mensile dedicata al cinema o al documentario italiano».

Ad aprire il Festival il 27  Maggio, sarà il primo tra i tre documentari di Albert Mysles, Meet Marlon Brando (USA, 1966), una sorta di intervista libera al divo del cinema che per una volta verrà filmato nel suo ruolo di produttore per il suo film Morituri. Ritroveremo Mysles nella serata di chiusura con Psychiatry in Russia (1955), una veduta senza precedenti del sistema psichiatrico sovietico, e With Love for Truman (1966), un ritratto personale e intimo dell'eccentrico autore Truman Capote.

Per la sezione "50 anni di documentario" verranno proposti: Dead Birds di Robert Gardner (USA 1964), The Season di Artavazd Pelechian (URSS, 1975), film in bianco e nero sulla vita dei pastori Armeni. Uku Ukai di Audrius Stonys (Lithuania, 2006), Ten Minutes older di Herz Frank (Latvia, 1978), dieci intensi minuti in cui lo spettatore fissa altri piccoli spettatori che assistono a uno spettacolo di burattini. Mur Murs di Agnès Varda (Francia, 1980), documentario sui murales di Los Angeles. In francese e inglese con sottotitoli in inglese. Scastje (Paradise) di Sergei Dvortsevoj (Russia/Kazakhstan, 1995), ritratto della vita semplice degli abitanti delle terre del Kazakhstan. Nobody's Business di Alan Berliner (USA, 1996), A Necessary Music, di Beatrice Gibson (USA/UK, 2008) sugli abitanti della piccola isola di Roosvelt Island che vive silenziosa, quasi disabitata, all'ombra della metropoli. Holunderblute di Volker Koepp (Germania, 2007), vincitore della 49esima edizione del Festival dei Popoli di Firenze racconta dei ragazzi di Kalingrad, un territorio russo tra la Polonia e la Lituania che un tempo apparteneva alla Prussia.

Fanno parte di "Cronache Italiane" i documentari di Leonardo di Costanzo: A Scuola (Italia, 2003) che tra i banchi di una scuola media di Napoli osserva scorrere la vita di tutti i giorni. Prova di Stato (Francia/Italia, 1998) punta invece la telecamera sulla figura di Luisa Bossa, sindaco della città di Ercolano che come prima azione del suo mandato appende la bandiera italiana al muro del suo ufficio a simbolizzare la presenza dello Stato in un piccolo paese della provincia napoletana dove la Camorra è ancora potente e le eredità del nepotismo si fanno ancora valere. Insieme a Bruno Oliviero, di Costanzo gira Odessa (Italia/Francia, 2006), una straordinaria testimonianza di un capitolo della storia sovietica che filma le vicissitudini di un gruppo di marinai abbandonati sulla nave Odessa che rimase attraccata al porto di Napoli per cinque lunghi anni in attesa di essere venduta dopo il crollo dell'URSS.

 

Bruno Oliviero propone, oltre a questa co-regia, Napoli Piazza Municipio (Italia/Francia, 2008), un viaggio nello spazio e nel tempo di Piazza Municipio. Sono invece di Alina Marazzi Un'ora sola ti vorrei (Italia, 2002), uno splendido diario della madre Luisa Hoepli -discendente della famiglia proprietaria della casa editrice milanese- che si suicidò quando la regista aveva solo sette anni. Vincitore del premio come miglior documentario al Festival del cinema di Torino. E Vogliamo anche le rose (Italia, 2007), viaggio negli anni Settanta, le sue conquiste, le lotte per l'emancipazione della donna, una mentalità che ora ci sembra così lontana ma i cui sacrifici per abbatterla non vanno dimenticati.

2° Festival dei Popoli - New York Documentary Film Festival  dal 27 al 31 Maggio 2009
Presso la sede dell'Anthology Film Archives, 32 Second Avenue, New York, 10003
Biglietti disponibili solo al botteghino: 9$
Programma completo e informazioni: www.thefgf.org
oppure  www.festivaldeipopoli.com