Libera

Lungo il mar nero

di Elisabetta De Dominis

Prima di partire per la Turchia, non c'era persona che non mi dicesse: «»Ma sei pazza? Due donne sole in auto all'interno del paese dove sono musulmani fondamentalisti... Non farti notare: mettiti almeno il velo». Ho infilato due fazzoletti della nonna in valigia e affidato un paio di miei libri inediti a un amico, come si affidano dei figli, tanto per stare tranquilla che fossero in buone mani, casomai mi succedesse qualcosa. Eppoi cosa poteva succedermi? Un tentativo di violenza? Beh, me l'ero già cavata a 19 anni e non per questo avevo smesso di viaggiare. L'importante è mantenere la giusta distanza con gli uomini affinché la propria gentilezza non venga mal interpretata. Cortesi, ma distaccate. Direi che a me riesce benissimo perché non incontro mai nessun uomo che mi colpisca.

 

C'è sempre qualcosa che non mi aggrada. Figurarsi se poi avevo intenzione di fare un viaggio simile alla ricerca di qualche avventura... A ripensarci, i nervosismi della mia compagna di viaggio devono essere stati dettati dalla percezione che io non fossi in apertura... Io ero alla ricerca dello spirito delle amazzoni, lei probabilmente dello spirito degli abitanti dei luoghi che percorrevamo. Senza offesa, perché lei è una terapeuta energetica e le piace avvertire l'energia delle persone. Che io, invece, con mezza occhiata ho già scartato. Sessualmente, intendo. Poi posso anche parlarci perché sono una persona gentile. Ma la mia noncuranza ha fatto da scudo a possibile attacchi. Abbiamo incontrato delle persone estremamente ospitali, che si sono fatte in quattro per aiutarmi a trovare quello che andavo cercando. Il problema, ogni volta, era dirgli addio: facevano di tutto per procrastinare la nostra partenza.

Quando siamo arrivate sulla Costa del Mar Nero, siamo andate a dormire al Novotel, il miglior albergo di Trabzon, l'antica città greca Trebisonda. L'avevo prenotato: arrivando alle 11 di sera, non volevo mettermi a girare di notte in taxi. La mia compagna era stizzita perché desiderava un posto tipico e mi ha detto che non aveva nessuna intenzione di dormire in altri alberghi così lungo il percorso. Le ho risposto che non si preoccupasse perché non ne avremmo incontrati altri, ma che si scordasse di trovare qualcosa di tipico fino ad Amasya. Mi ero documentata.

 

E così è stato. Solo allora ha cominciato a consultare la guida e ha scoperto che a 45 chilometri ad est (e non ad ovest, direzione del nostro percorso di viaggio a cui lei aveva aderito prima di partire) c'era il bellissimo monastero di Sumela e lei voleva andarci. Il che sballava tutte le tappe del viaggio. Poi ha approfondito e ha scoperto che si trattava di una Madonna nera, che a lei non era propizia (mi ha raccontato alcuni sogni al riguardo). Con molta pazienza, perché non volevo discutere, le ho suggerito di concentrarsi sulla sua energia: ha tirato fuori il pendolo, gli ha fatto fare due giri e ha detto che non bisognava andarci. Io, contentissima, perché ero là per le amazzoni non per le madonne. A proposito, non ho mai indossato il velo: è più forte di me. E comunque non ce n'è stato bisogno: fortunatamente ci sono ancora tante donne a capo scoperto, benché le turche a causa della religione - chiamiamola pure di Stato, visto che anche la moglie del premier indossa il velo - stiano regredendo. Anzi, sarebbe più corretto dire: a causa degli uomini... Cosa non si fa per averne uno.

Affittata un'auto in aeroporto, siamo partite alla volta di Giresun, dove secondo il mito sbarcò l'eroe greco Giasone con gli argonauti alla ricerca del vello d'oro (probabilmente era la pelle di pecora che veniva usata per raccogliere l'oro dalle acque dei fiumi). La strada è molto buona, a doppia o tripla corsia, peccato che scorra lungo il mare, separando le città dal proprio litorale. Città che si sviluppano a ridosso di verdeggianti montagne a cono, ricoperte di noccioli, che seguono la costa. Questa è la patria della Nutella (per materia prima), come non sentire il richiamo della foresta? Mi sono rimpinzata di noccioline. Credevo che avrei fatto pure scorpacciate di ciliegie, perché il nome Giresun deriva dall'antica città romana Cerasus, che significa ciliegia, ma qui la stagione è ancora fredda e gli alberi non sono nemmeno in fiore. Il cielo è quasi sempre coperto, pioviggina spesso, e solo talvolta esce il sole. (segue)