PRIMO PIANO/CINEMA/Il segreto di Mussolini

di Francesca Guinand

Un'opera entusiasmante». Così la stampa francese ha definito l'ultimo film del regista Marco Bellocchio, Vincere, unico italiano in concorso 62° edizione del Festival di Cannes. Una storia scandalosa, che appartiene al nostro passato. Un segreto nella vita del Duce: una donna e un figlio, riconosciuto e poi negato. Una passione, un grande amore, vissuto con Ida Dalser, che darà alla luce un figlio, Benito Albino, che verrà poi eliminato dalla vita di Mussolini e cancellato dalla memoria nazionale.

Il film racconta di Benito Mussolini, interpretato da un bravissimo Filippo Timi, che già alla direzione del quotidiano Avanti! incontra a Milano una donna, Ida Dalser, nel film interpretata da un'eccezionale Giovanna Mezziogiorno. Il futuro Duce, antimonarchico e anticlericale, è un ardente agitatore socialista. Ida lo aveva già incontrato a Trento e ne era rimasta molto impressionata. La donna crede da subito e fortemente nelle sue idee: Mussolini è davvero il suo eroe. Si darà a lui completamente: per sostenerlo economicamente per la fondazione del nuovo giornale Il Popolo d'Italia, che poi si trasformerà nel nucleo del futuro Partito Fascista, vende tutto: appartamento, salone di bellezza, mobilio, gioielli. Ma poi scoppia la guerra e Mussolini scompare dalla vita di Ida. Si rincontreranno in un ospedale militare, dove la donna lo rivedrà accudito da Rachele, appena sposata con rito civile.

 

Da qui inizierà la tragedia di questa eroina, incapace di accettare il rifiuto dell'uomo che ama, decisa a farsi valere per quello che crede di essere: la donna e la compagna di un uomo che gli ha dato anche un figlio, Benito Albino. Ida non si arrenderà mai, in tutti i modi tenterà di manifesterà la sua situazione, la sua verità. Scriverà lettere alle autorità, ai giornali, al Papa. Urlerà la propria sofferenza, ma non verrà ascoltata, anzi verrà messa a tacere. Lei rinchiusa in manicomio e in un istituto il suo bambino, per oltre undici anni, non ne uscirà mai più e mai più rivedrà suo figlio, a cui toccherà la stessa  sorte di esistenza cancellata.

Appena rientrato in Italia da Cannes, venerdì scorso Marco Bellocchio ha raccontato ad Oggi7  il suo nuovo film. La sua carriera di regista, che in patria ha la fama di essere uno impegnato, un intellettuale capace di far ragionare e pensare i suoi spettatori, inizia nel 1965 con uno degli esordi più brillanti che il cinema italiano possa ricordare: I pugni in tasca, girato a soli 26 anni, con pochi soldi, lo rende famoso anche a livello internazionale. Una seconda fase, di ricerca e crescita, comprende film degni di nota come Sbatti il mostro in prima pagina e Nel nome del padre. Intorno al 1978 iniziò la collaborazione con il noto neuropsichiatra Massimo Fagioli. Insieme faranno quattro film Il diavolo in corpo, La visione del Sabba, La condanna, Il sogno della farfalla. L'ultima fase è quella della maturità, della definitiva affermazione. È il momento di film del calibro di Buongiorno, notte, L'ora di religione, Il regista di matrimoni, insomma è il momento di Vincere. «Come ha detto lei, sì, si potrebbe dividere in queste cinque parti la mia carriera, è anche un semplice discorso cronologico, e se è utile, si può dividere così. Dai Pugni in tasca, che è un unicum, fino al Gabbiano, passando per la collaborazione con Fagioli e poi la ripresa in totale autonomia con film molto diversi l'uno dall'altro» conferma Bellocchio.

 Film sempre diversi, carichi di significati, capaci di smuovere le coscienze e far ragionare chi si trova davanti allo schermo, ma pellicole legate da un sottile filo rosso, collegate da temi ricorrenti.
Passione e ossessione: Vincere. «Sì, ci sono temi che ritornano, anche se ogni film ha il suo tema dominante. In Vincere c'è il discorso sulla storia del Capo e c'è un tema trainante che è l'ossessione di questa donna innamorata, Ida Dalser, in modo esagerato che annulla e annienta se stessa e una propria identità sociale, i propri pensieri e si identifica totalmente nell'uomo che ama, crede in lui, e quando si vede rifiutata per lei è una catastrofe, Ida non è la donna giusta per lui, è ribelle, ha un carattere forte, è una persona autonoma, colta, il duce aveva già scelto un'altra, che era nata nel suo paese, che parlava il suo dialetto». Rachele era la donna perfetta per il futuro padrone d'Italia, cresceva i figli, sapeva stare al suo posto. Ida lo avrebbe intralciato, sarebbe stata un problema. Quindi, per questo, fu eliminata, cancellata, rinchiusa per undici anni in manicomio.

Il regista ci tiene a sottolineare che «il film parte da fatti storici tutti autentici, però poi l'artista deve trasfigurare, io non sono un documentarista n'è uno storico, la mia è un'opera d'arte, ma i fatti di partenza sono veri». Infatti l'idea di questo lungometraggio è nata dopo che Bellocchio vide il documentario Il Segreto di Mussolini di Fabrizio Laurenti e Gianfranco Norelli, dopodiché decise di approfondire con la lettura di due libri La moglie di Mussolini di Marco Zeni e Il figlio segreto del duce di Alfredo Pieroni, ricchi di documenti e testimonianze.

 I film di Bellocchio hanno la capacità di creare sempre dibattiti. Se il mondo cattolico lo aveva  attaccato quando uscì L'ora di religione, la sinistra fece polemica per Buongiorno, notte film dedicato agli ultimi 55 giorni di Moro. Ora anche Vincere ha alzato un polverone.
«C'è sempre un grande interesse e una specie di difficoltà di capire di entrare nel caso del mio lavoro. Sono casi in cui le cose vengono apprezzate poi, dopo, e riconosciute in un secondo momento, ma non immediatamente. Nei film che faccio c'è qualcosa che inquieta, che disturba non a livello coscio, è un'inquietudine che deriva forse dal non essere d'accordo con il conformismo dell'establishment, anche Vincere è un film che obbliga lo spettatore a pensare. Questo è un melodramma, c'è qualcosa di più complesso e sgradevole rispetto al potere, e il potere è sempre diffidente. Io non mi considero uno emarginato, però devo dire che i grandi apprezzamenti arrivano tardi».

 Vincere è costato circa 7 milioni di euro, cifra considerevole, e secondo il regista «all'estero ha avuto una risonanza straordinaria e, comunque vada in Italia, è un film che si ripagherà abbondantemente».