LIBERA/L’anima delle amazzoni

Elisabetta de Dominis

Spesso ho portato in viaggio il corpo. Talvolta anche l'anima. Ma, a guardare indietro, era sempre un compromesso in cui il favorito era il corpo. Che se la godeva sotto il sole, nel mare, a fare shopping o a ballare. L'anima, come una brava moglie, si conformava e godeva di quello che il corpo faceva. All'anima bastava sentire il fremito del vento o il calore del sole, una bella musica o perdersi in una lettura: imparava sempre qualcosa. Stavolta - come vi ha spifferato Toni De Santoli - è stato un viaggio dell'anima. Che voleva vedere da dove veniva. Non so se sono un'amazzone, fiera e indipendente. Ma ho sempre cercato di esserlo. Non c'è altro modo di essere donna per me. Se la donna non impara a bastare a se stessa, non può pretendere rispetto dall'uomo. Veronica Lario sarà anche intelligente, ma Berlusconi la scelse per la sua bellezza e basta. Tant'è che ora, che è sfiorita, l'ha messa da parte.

Il mistero di Venere, la dea della Bellezza, era saper generare Amore. Ma non basta sentirsi Venere per fare altrettanto. Purtroppo molte donne abbandonano se stesse all'illusione che un uomo per averle gli tesse attorno. Poi sono condannate ad essere Penelope tutta la vita. Ma se alzano la testa dalla tela della loro vita, scoprono un mondo che non gli piace. Perché ne sono escluse. Ulisse ha molti incontri più interessanti da fare che ritornare a casa da sua moglie.

Se Veronica si separerà, potrà comunque fare la mantenuta per tutta la sua vita. Ma non sarà più la moglie di B. e dunque non sarà più nessuno. Già adesso - e si meraviglia - nessuno la chiama più. Eppure tutte vorrebbero prendere il suo posto: è tanto comodo. Si ottiene qualsiasi cosa senza fatica. Solo che B. non è eterno. Come si ricicleranno queste pulzelle? Quello che è certo non diverranno amazzoni: bisogna esserlo dentro.

Molti anni fa mi sono chiesta quando la forza ci aveva abbandonate, quando avevamo cominciato a servirci di menzogne, raggiri e sotterfugi nel nostro rapporto con l'uomo. Mi venne in mente la morte di Camilla, l'ultima amazzone di cui parla Virgilio nell'Eneide. Da allora, pensai, la forza ci aveva abbandonate.

 

Cominciai a leggere tutti i racconti sulle amazzoni degli storici del passato per capire come eravamo state. Come molte figure mitologiche, anche l'amazzone corrisponde a un dato tipo psicologico. Solo che è stato tramandato con connotazioni negative, perché i greci temevano i valori d'indipendenza e libertà che caratterizzavano questo aspetto del femminile. Mi misi a ricostruire, con i pochi frammenti che avevo, una genealogia delle amazzoni tra il mito e la storia, che divenne un libro. Finì anche da un grosso editore che mi chiamò e mi suggerì di rendere omogeneo lo stile dei vari racconti. Succedeva molti anni fa, io avevo un altro lavoro e non avevo tempo: lasciai tutto in un cassetto, ripromettendomi di andare in Turchia sul Mar Nero, nell'antica regione della Luecosiria dove le amazzoni avrebbero regnato, per colmare la lacuna descrittiva. O forse solo per sentire che effetto mi avrebbe fatto.

Non so se l'effetto sia descrivibile: devo ancora trovare la strada per esprimerlo. Penso che potrò farlo solo dentro al mio libro. Ma posso dire che coincidenze e incontri sono stati sorprendenti e, sebbene il clima fosse pessimo (pioggia e freddo continui) e l'aspetto dei paesi molto povero, a me è sembrato un viaggio bellissimo. Alla mia anima, almeno, che ho scoperto essere molto meno viziata ed esigente del mio corpo.
Sapevo che non c'era nessun resto archeologico, nessuna traccia dell'esistenza di queste donne fiere. Ma mi sono sentita accolta come tale ricevendo una generosa ospitalità ovunque. Infine qualcosa ho visto che mi ha fatta fremere. Alle volte la fantasia è più potente della realtà e fa vivere in un mondo migliore. Mi dispiace che non potrò più raccontarlo da questa rubrica a John Cappelli (che mi scriveva di amare il mito), ma forse si trova già lì.