SPECIALE/ISTRUZIONE/Come s’impara l’italiano in un giorno

Caterina Bertolotto

Ho iniziato a insegnare italiano alla New School alla fine degli anni '70, (occupando il posto lasciato da Isabella Rossellini, che vi aveva insegnato per un anno), e dopo un periodo di training, mi è stato assegnato, fra altri, un corso dal titolo "One Day Course". Sì, in questo corso s'imparava la lingua di Dante in un solo giorno! All'inizio pensavo di non aver capito bene, perché in Italia queste cose non si pensano, non si dicono e sicuramente non si fanno! Poi mi hanno spiegato che si trattava di un corso per turisti che non hanno tempo di frequentare la scuola per un semestre o due, ma che possono ritagliare un giorno nel loro orario newyorkese che così raramente lascia spazi liberi fra un appuntamento e l'altro.

 

Queste sei ore di lezione, che comprendevano anche il pranzo in un ristorante italiano vicino alla New School, nel Greenwich Village, erano così suddivise: nella prima ora s'insegnavano i saluti nel registro formale (il Lei di cortesia) e un po' di pronuncia (le vocali, le differenze tra i suoni chi, che, ci, ce). Dopo questo primo approccio, insegnavo a ordinare le bevande al bar, con le espressioni autentiche e più comuni usate in Italia. Avevo disegnato e dipinto ad acquerello diversi tipi di caffè espresso, cappuccino, tè al limone o al latte, succo di frutta, aranciata, spremuta, etc. e durante questa mia dimostrazione arrivava sempre il caffè (americano) con i donuts: uno spuntino -diciamolo- non molto italiano, ma graditissimo dagli allievi che a quel punto avevano bisogno di fare una pausa, e lo ordinavano in italiano: Un caffè macchiato e una pasta, per favore. Quant'è? Poi arrivavano le mie istruzioni su come ordinare in un ristorante italiano, con menù autentici e con molte illustrazioni che avevo ritagliato da riviste specializzate.

Così, in un divertente role-play, si sbizzarrivano ad ordinare dal nostro menù un pasto completo, dall'antipasto al dolce (in tutta libertà, visto che non dovevano né mangiare né pagare), ma poi la fame, stimolata dalle fotografie di pietanze succulente e invitanti, arrivava davvero e così andavamo tutti insieme (una decina di persone) al ristorante Zinno (che ora non c'è più) nelle vicinanze della scuola. Lì i miei studenti incontravano i camerieri (che avevo reso miei complici nel creare un'atmosfera tutta italiana) scambiandosi i saluti in italiano; poi cominciavano le ordinazioni vere: Vorrei...(di solito pronunciato con grande difficoltà) un antipasto caldo. Oppure: Per me linguini -che mi toccava sempre correggere, perché in italiano si dice linguine- alle vongole, etc. Ci limitavamo ad un solo piatto, però, perché poi dovevamo tornare in classe, ma alcuni riuscivano a bere anche un bel bicchiere di Chianti! Poi, tutti felici, rilassati e ristorati tornavamo nella nostra aula e nel pomeriggio introducevo i numeri -tutti i numeri, anche quelli enormi, come trecentoventiquattromila duecento, perchè c'erano ancora le lire allora e dunque erano necessari. Per interrompere la monotonia e praticare ugualmente i numeri, giocavamo a "Tombola" (una "Super Tombola", che avevo comprato in un negozio di giocattoli a Torino) e si divertivano un sacco. C'era anche un premio per chi faceva tombola: di solito, il chewing gum Brooklyn (ovvero La gomma del ponte!) o una scatoletta di Baci Perugina. Quando finalmente avevano imparato i numeri, se c'era ancora tempo, si studiavano le ore, altrimenti si continuava con un'altra situazione comunicativa utile, cioè come fare la spesa al negozio.

Avevo realizzato con il cartoncino delle paia di scarpe colorate, borse, vestiti e camicette, giacche e cravatte, e dopo aver insegnato il vocabolario e le strutture necessarie, gli studenti erano in grado di improvvisare un dialogo:
-Buongiorno vorrei un paio di scarpe per me
-Eleganti o sportive?
-Che numero porta?
Anche se aggiungevo altre parole che non conoscevano come Le stanno benissimo, sono una meraviglia! mi capivano ugualmente, e poi concludevamo l'affare:
Le prende?
Quanto costano?

Così tutti compravano -virtualmente, s'intende- qualche bel prodotto italiano ed erano soddisfatti dei loro acquisti, fatti individualmente o in coppia. Eh sì, perché al One Day Course c'erano spesso coppie, marito e moglie, o amiche che viaggiavano insieme. Queste coppie dicevano spesso "Come sei bravo!" "No, cara, sei più brava tu!" "Ma tu capisci meglio" "Ma il tuo vocabolario è migliore del mio" etc.: questo lo dicevano in inglese naturalmente, ma questa sana competizione tra di loro li stimolava ad apprendere e migliorare.
Dopo questa ulteriore attività di role-play -e credetemi, tanto shopping, finto o vero che sia, alla fine è stancante e stressante!-  ci (a loro e a me!) cominciava a fumare il cervello, ma rimaneva una sola cosa prima della fine del One Day Course: insegnare come chiedere indicazioni per strada.

Sul modello di illustrazioni che Isabella Rossellini aveva realizzato e lasciato a scuola, avevo creato delle casette tridimensionali di cartoncino: la banca, il museo, la stazione (con tanto di binari!), il supermercato, il negozio di abbigliamento, la chiesa, etc. e disponevo queste casette su strisce di nastro isolante beige, che riproducevano le strade e che avevo previamente steso sul pavimento della classe un po' come si fa su un palcoscenico teatrale. Chiamavo gli studenti a uno a uno e dovevano capire le mie indicazioni per trovare il posto dove li stavo mandando: se dicevo Vada sempre dritto, l'allievo doveva camminare piano piano perché dopo due passi era già all'angolo! E aggiungevo: All'angolo giri a sinistra e continui per due isolati, ...a destra c'è:...! E se lo studente aveva seguito correttamente le mie istruzioni, si imbatteva in uno dei miei edifici di cartoncino.

A quel punto leggevo il libretto illustrato che avevo preparato e che gli studenti ricevevano alla fine del corso, dove trovavano tutte le parole ed espressioni usate durante questa pratica intensiva di un giorno. Poi distribuivo il questionario, e devo dire che questo corso ha sempre avuto un successo straordinario: in 21 anni di One Day Course non ho mai ricevuto un solo commento negativo!
Alcuni studenti, vista l'esperienza positiva e la gran quantità di strutture utili che avevano potuto apprendere, suggerivano però di farlo per due o tre giorni.

Ebbene, se questo in passato non è stato possibile, la scuola dove insegno ha raccolto il suggerimento di questi studenti ed offrirà, a cominciare dal primo giugno, il One Day Course che sopra ho descritto in una versione più completa, moderna ed aggiornata. Si tratta stavolta di otto sessioni, dal lunedì al giovedì, nel tardo pomeriggio. Invece delle scarpe di cartoncino e delle casette sul pavimento, userò il computer e il grande schermo della classe come ‘spazio virtuale italiano'. Con materiali da me appositamente preparati, gli studenti potranno ancora una volta ‘vivere' la loro vacanza come turisti in Italia ancor prima di metterci piede! Questa esperienza virtuale italiana li porta ad entrare in almeno dieci diverse situazioni comunicative, come, ad esempio, conoscere persone italiane e presentarsi in italiano, ordinare al bar e al ristorante, fare acquisti nei negozi di abbigliamento o di alimentari, in farmacia o in gelateria, chiedere informazioni per la strada, alla stazione ferroviaria, in albergo, e così via.

Quando si viaggia è sempre meglio saper parlare la lingua del posto, e a maggior ragione in Italia, dove può capitare di incontrare persone che non parlano l'inglese. Questo divertente corso accelerato serve dunque a chi programma un viaggio in Italia  per sentirsi subito a proprio agio, capire l'italiano parlato a velocità naturale e cavarsela nelle più comuni situazioni quotidiane.

*Serie curata dagli insegnanti della Università The New School: Caterina Bertolotto, Giuseppe Manca, Francesca Magnani, Rita Pasqui, Stefano Vaccara, Gina Vutera.
Per maggiori informazioni sui corsi alla New School e su un viaggio studio ad Assisi con Caterina Bertolotto
Tel. 212 229 5676
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