SPECIALE/ASSOCIAZIONI /Se l’amore distrugge e ispira

Natasha Lardera

Il rapporto tra di loro era quasi di simbiosi: "...Marta non m'abbandonare; ... Non è possibile che Tu non sia, come autrice vera e sola, in tutto quello che ancora faccio. Ma io sono la mano. Quella che in me detta dentro, sei Tu".

Così un uomo conosciuto al mondo per le parole delle sue opere teatrali si apriva agli occhi ed al cuore di una sola persona; il vero motore della sua vita. Quello di Luigi Pirandello e di Marta Abba è un amore ammirato da tanti, una passione che ha consumato il drammaturgo negli ultimi anni della sua vita.
La terza ed ultima serata di celebrazioni, sponsorizzata da Jane House Productions, la Pirandello Society of America, il Center for the Study of Women del CUNY Graduate Center, l'Istituto Italiano di Cultura e Janice Capuana, nel cinquantesimo anniversario della Pirandello Society of America, fondata da Marta Abba stessa, si è conclusa con un programma quasi interamente dedicato all'attrice e musa e al suo rapporto intimo con Pirandello. Lei, con i suoi guanti neri lunghissimi, il velo intorno al viso ed i brillanti alle dita fa ancora parlare di sè.

Giovane attrice di teatro, nel 1923 vede la svolta decisiva della sua carriera: Luigi Pirandello, dopo avere letto una critica di Marco Praga che ne esaltava le qualità sceniche, la scritturò immediatamente come prima attrice del suo Teatro d'Arte di Roma. Da quel momento divenne la sua musa ed interprete fedele, dedicandosi esclusivamente ai suoi lavori drammatici come Diana e la Tuda, L'amica delle mogli, Trovarsi e Come tu mi vuoi.

Con Pirandello scambiò anche un famoso epistolario, un totale di circa 500 lettere, poi donato all'Università di Princeton nel New Jersey e pubblicato integralmente soltanto nel 1994.
A presentarlo, il professore di teatro Benito Ortolani del Brooklyn College che fu il redattore della collezione. «Ai tempi, queste erano le sue parole sconosciute» spiega Ortolani, «Tutti aspettavano che uscissero perchè ormai avevano già letto tutto quello che c'era da leggere. Le lettere erano lì per essere lette. Sono piene di informazioni su di lui, su dove trovava ispirazione ... e non c'era molto da chiedersi. Dopo l'incontro con Marta, tutte le opere erano state scritte per lei, tutti i personaggi erano lei, o almeno con delle sue caratteristiche. Questo era un amore che lo consumava in un mondo nemico, un mondo che lo faceva solo soffrire».

Pirandello era di poche parole. Diceva cose essenziali, in funzione dell'esistenza delle persone. Di ogni cosa cercava il segreto. «Era molto deprimente,» dice con un sorriso il professore Ortolani, «e mentre leggevo le sue lettere per organizzare la raccolta, provavo pietà per questo uomo così brillante che aveva sofferto così tanto...chiedilo anche a mia moglie!...Io sono un uomo solare, lui no!».

In questa collezione di botta e risposta, dove lui si riferisce al lei in modo poetico mentre lei risponde in tono molto professionale, si nota la grande differenza tra i due...lui così profondo, lei così piatta, lui così sofferente, lei così semplicemente pratica. Lui ateo, lei così religiosa... due persone opposte ma legate da un sentimento forte. Un legame che supera anche la morte e spinge la Abba a compiere la sua missione di far conoscere anche ciò che c'è di sconosciuto di Pirandello al mondo. Ortolani racconta con umore il suo incontro con l'attrice, ingioiellata e sulla sedia a rotelle, che lo scruta per decidere se consegnargli le lettere o no. In lei c'era un tumulto; la voglia di conservare questa parte privata di sè e quella di condividerla con i lettori. Il resto è storia.

Come è stato per Marta Abba, la missione della Pirandello Society of America è di mantenere in vita il patrimonio lasciatoci da Pirandello. È per questo motivo che l'attrice l'ha fondata.
«Lo facciamo attraverso eventi culturali, rappresentazioni teatrali ed una rivista, laPirandello Society Annual, PSA» spiega Mimi Gisolfi D'Aponte, co-presidente, «Solo in questa primavera sono stati organizzati tre grandi eventi: il primo a fine febbraio alla casa Italiana Zerilli Marimò della Nyu, dove abbiamo analizzato l'influenza di Pirandello sulla scrittura teatrale in tutto il mondo e abbiamo inoltre presentato Bait, opera del drammaturgo Mario Fratti e una lettura de II dovere del medico, atto unico del 1913, diretto da Valentina Fratti. Il secondo a fine marzo al Players Club dove è stata fatta una reading di La signora Frola e il signor Ponza, suo genero, novella che mette in evidenza la molteplicità della verità, e questa settimana qui al CUNY Graduate Center dove abbiamo presentato, oltre alla corrispondenza con Marta Abba, L'Altro figlio, atto unico del 1923».

«Abbiamo scelto questo pezzo», continua Jane House, traduttrice del testo e regista, «perchè pone delle questioni importanti e atemporali. Presenta la condizione delle donne abbandonate durante il grande periodo di immigrazione della fine del 19esimo secolo ed inizio del 20esimo. Anche se il secolo è diverso quante donne soffrono a causa dei figli che se ne vanno?»