LIBRI/Il “rischio” traduzione

Franco Borrelli

Narrativa e poesia sugli scudi della traduzione, al solito serva tanto umile e necessaria quanto vituperata. Se ne dicono infatti, della traduzione, di tutti i colori. Difficile almeno, se non impossibile, cogliere e mediare in altra lingua lo spirito dell'autore; e i poeti, più dei narratori e dei saggisti in genere, sono quelli maggiormente "penalizzati". Eppure, si sa, se ci si vuole far conoscere altrove, in altre culture e geografie, si deve correre questo... rischio. Dell'utilità di essa, infatti, nessuno osa dubitare.

Narrativa e poesia, dicevamo. In questi ultime settimane - senza entrare troppo nei (de)meriti della mediazione in inglese - vanno annoverati Mariolina Venezia, Tony Magistrale, Emily Ferrara e "l'antologista" Peppino Ruggeri. Della scrittrice la Farrar, Straus and Giroux pubblica «Mille anni che sto qui» (col titolo inglese "Been Here a Thousand Years", traduzione di Marina Harss, pp. 265), uscito per la Einaudi nel 2006. Qualche critico, in Italia, ha paragonato la scrittura della Venezia a quella di un certo Gabriel Garcìa Márquez. Ci troviamo in un piccolo paese del nostro Sud, fra personaggi semplici alle prese con i problemi di una quotidianità ancestrale, fatta di lavoro dei campi, macina di olive, semine, matrimoni e... sopravvivenza. Sei generazioni della famiglia Falcone (nessun riferimento al giudice assassinato dalla mafia), un secolo e mezzo di storia nostrana, una sequela d'avvenimenti (e disastri) sociali che segnano comunque la vita dei singoli, a cominciare dal donchisciottesco patriarca Don Francesco. Storia vibrante d'emozioni e sensazioni, a volte sfiorante l'irrazionale e la follia, proprio come in ogni normale "quotidianità".

Luigi Bonaffini (Brooklyn College) e Sabine Pascarelli mediano per la Bordighera Press [www.bordigherapress.org] le liriche di Magistrale («What She Says about Love», pp. 109) e della Ferrara («The Alchemy of Grief», pp. 97). Si tratta di due insegnanti italoamericani: il primo è docente presso la University of Vermont, la seconda lo è alla Massachusetts Medical School. Michelangiolescamente, dare ordine al caos è un po' la sintesi della poetica di Magistrale, una parola combattiva la sua, che divide per poi unire, ora luminosa e chiara, ora scura e tagliente; nient'affatto meditata per piacere all'ascoltatore, e perciò sempre assai sincera e coraggiosa. Ispirazione dignitosa, quindi, e da rispettare. Musica sottile e fine invece il canto della Ferrara, dal potere suggestionante, controllato e curato nei particolari. Al di sotto dell'apparente calma, una tensione che, quali correnti marine, scuote cuore e anima, prima di svolgere la sofferenza e la disperazione e portarle trascendentalmente di là dalle emozioni e dalla necessità di sopravvivere. Canto d'una umanità e di un calore struggenti e coinvolgenti.

Ultima nota per l'antologia di «Prigheri e canzuneddi divoti dâ Sicilia» raccolte e tradotte da Peppino Ruggeri (University of New Brunswick, Canada) per la Legas [www.legaspublishing.com] di Brooklyn, NY (pp. 179). S'evince subito, sin dal titolo, lo spirito fideistico dietro la scelta dei testi; un modo per rivivere secolari tradizioni e riassaporare fedi antiche. Ma anche, ed è questo l'elemento che qui più conta, per conservare testi d'altri tempi e d'altre atmosfere, consegnandoli in eredità alle generazioni che verranno. Perché il passato, si sa, non è mai del tutto tale, presente com'è costantemente - e lo ritrovi infatti dove e quando meno credi - nell'oggi tecnologico e apparentemente scettico e lontano da esigenze d'assoluto.