LETTERATURA / PERSONAGGI/Catania? Una città marcia

Erica Vagliengo

Di parole, su di lei e sul romanzo d'esordio "Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire", ne sono state versate tante, sia in Italia che all'estero. Ma Melissa Panarello, diventata celebre come Melissa P., se n'è sempre infischiata. E continua a farlo anche oggi, che è diventata una giovane donna adulta, dallo stile heavy metal bon ton con una gran passione per l'esoterico. Quattro ciance con una che ha venduto oltre tre milioni di copie a tempo record con il suo primo romanzo, risultato il libro italiano di maggior tiratura degli anni 2000 (lo sapevate?).

Buongiorno Melissa. Tanto per essere originale, la prima domanda e nemmeno le prossime due non saranno su "Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire"... piuttosto saranno legate a mie curiosità varie. E' da quando preparo l'intervista che cerco di immaginare dove vivi e  e cosa vedi dalla finestra di casa tua.
«Vivo nel quartiere multietnico di Roma, Piazza Vittorio. E' una piazza sabauda costruita durante gli anni del fascismo nel quartiere dell'Esquilino, storicamente il quartiere dei senza casa e dei maghi e degli stregoni. Oggi continuano ad esserci cartomanti, stregoni ben camuffati e indiani, bengalesi, nigeriani, cinesi. Ho la fortuna di avere le finestre di fronte al parco della piazza: vedo alberi, uccelli, macchine, due banchetti dei fiori, i gatti che popolano la colonia nel parco e gente di varia natura».  

Di solito ti occupi tu delle faccende domestiche?
«Sì, aiutata una volta a settimana dalla mitica Justina, una ragazza mia coetanea polacca. Quello che mi rifiuto di fare è: pulire gli specchi, il frigorifero e le finestre. Tutto il resto con molta calma e pazienza».  
E' vero che fumi 20 sigarette al giorno e bevi parecchi caffè? Non hai un buco nello stomaco?
«Vero. Ma molti di quei caffè sono decaffeinati. Devo avere qualcosa che mi faccia scaricare la tensione e assumere veleno in quantità massicce è un ottimo rimedio».

Quando scrivi, dove stai? Hai un posto preciso, qualche rito scaramantico o formula "acchiappa ispirazione"?
«Scrivo prevalentemente a mano. Mi piace molto scrivere all'aperto, nei bar, nelle piazze. Se sto a casa mi sposto dalla cucina allo studio, dallo studio al letto. Cose fondamentali mentre scrivo: sigarette, musica, caffè».

 Che ricordi hai dei tuoi anni di scuole superiori? Ti torna alla mente la musica che ascoltavi, il tuo look, i libri che leggevi, le uscite con le amiche...?
«Sono sempre stata molto camaleontica. Dai 14 ai 16 anni ero molto nel mood degli "alternativi": anfibi, capello lungo alla Christiane F. (l'autrice di "Noi, ragazzi dello zoo di Berlino"), musica alternativa heavy metal e di conseguenza fidanzati e amiche dello stesso gruppo. Dai 16 ai 18 ho fatto la signorina bon-ton, appassionandomi alla letteratura francese e tedesca, ascoltando musica classica e vestendomi come una appena uscita dagli anni '40. Quello che oggi mi rimane è la fusione di entrambi gli elementi: heavy metal bon ton con una gran passione per l'esoterico».  

Arrivati alla sesta domanda posso parlare del tuo primo libro che ha venduto oltre tre milioni di copie ed è distribuito in 42 nazioni sparse nel mondo. Anzi no, parlacene tu... qual è la storia narrata?
«Sono una frana a raccontare la trama dei miei libri ma ci provo: è un romanzo scritto sotto forma di diario, un diario ipotetico di una sedicenne confusa e alla ricerca di una sua identità. Come in tutti i processi di crescita la protagonista si lancia in una serie di avventure erotiche di cui scrive tutte le sere nel suo diario. E' un romanzo di formazione, nonostante molti sostengano che sia un romanzo erotico. Il fatto che il sesso sia minuziosamente descritto non lo rende erotico, anche perché il sesso che consuma la protagonista è un sesso triste e quasi nichilista. Ecco, lo sapevo che non ero capace di raccontare la trama...»


Tranquilla, Melissa, l'hai sintetizzata in modo chiaro ed efficace. Passiamo ai critici: la più parte si è molto concentrata sui dettagli autobiografici del libro. Si è anche speculato sul fatto che non sia stata tu, in realtà, a scrivere il romanzo, ma una persona più vecchia d'età e smaliziata. Qual è stata la tua risposta?

«Che lo dimostrasse. Non vedo perché una sedicenne non possa essere in grado di scrivere un libro. Credo di aver dato dimostrazione della mia autenticità con i libri successivi».

Ho letto su un sito che "...questa è una tipologia di successo, che non si ricordava in Italia dal 1989, quando Lara Cardella pubblicò il suo "Volevo i pantaloni".  Hai mai letto questo libro?
«Purtroppo mai. Ma i paragoni non mi sono mai piaciuti: quando Lara Cardella pubblicò il suo romanzo io avevo 4 anni, quante cose sono cambiate dall'89 al 2003? Troppo spesso si tende a paragonare opere ed autori, ma non sono le tematiche affrontate o la provenienza dallo stesso luogo a rendere simili gli autori».

Di parole, sul romanzo, ne hanno versate tante e si continua a farlo, sia in Italia che all'estero. Cito qualche frase: "a writer for the future", Esquire; "scandaloso, straordinariamente perfetto in ogni sua parola...infinitamente nostalgico", la Gazzetta del Sud; "Io spero che quando diventerà ufficialmente una scrittrice, non perda il fervore adolescenziale dell'esperimento e della scoperta", Il Manifesto... dopo tutto questo inchiostro versato su ti te, ti senti diventata ufficialmente una scrittrice?
«No. E so che quando raggiungerò questa consapevolezza (se mai accadrà) smetterò di fare la scrittrice. Non mi piace pensare di essere una scrittrice, quando compilo i moduli al comune o dal medico alla voce professione scrivo sempre "disoccupata"».

Nel 2005, l'attrice Francesca Neri ha  prodotto il film "Melissa P." dal quale tu hai preso le distanze spiegando che "non rappresenta il mio libro in quanto non rispetta né me, né il mio romanzo", trovandolo anche banale. Fossi stata tu la regista come l'avresti girato? Chi avresti preso ad interpretare Melissa?
«L'avrei reso più crudo e cupo, non avrei fatto ricorso alla sociologia spicciola. Non avrei preso nessuno per interpretare Melissa: avrei voluto farne un cartone animato».

Melissa P. prima di Melissa P.: la casa editrice Borelli ha pubblicato di recente quello che cita come il tuo primo manoscritto, con il titolo "Bocciolo di rosa" (il preludio a "Cento colpi di spazzola", poi pubblicato con Fazi). Tu hai minacciato querela, mentre Borelli risponde: "Il fenomeno Melissa P. si va esaurendo. Pubblicando questo libro non faccio un danno all'autrice, anzi, la rilancio". E' così? Hai bisogno di un rilancio, dopo il clamore degli anni scorsi?
«Non ho bisogno di alcun rilancio, anzi. Più vengo lasciata in pace e meglio sto, i riflettori spenti mi si addicono di più».

Ho intervistato di recente Valèrie Tasso (l'autrice del "Diario di una ninfomane") ed ho scoperto su internet una bella foto che vi ritrae insieme. Come vi siete conosciute?
«L'ho intervistata cinque anni fa per il mensile "Max". E' una donna intelligente, bella e appassionata: fossi stata uomo oppure lesbica c'avrei provato».

Faccio anche a te la stessa domanda per Valèrie: in televisione, sulle riviste, su internet, sui cartelloni pubblicitari lungo le strade... ovunque c'è l'occasione di pensare al sesso. Non c'è il rischio di annoiarsi?
«Sì, decisamente. Ma per aggirare il rischio il consiglio di Melissa è di continuare a fare sesso dimenticandosi di tutto ciò che leggiamo, guardiamo oppure odoriamo in giro. Ritornare ad un'antica natura, animale e incontaminata. Forse ci si può salvare».

Sul tuo blog, scrivevi il 9 febbraio scorso: "..fra due mesi al massimo il romanzo nuovo sarà terminato, il moleskine pieno, il vino, allora, avrà fatto un buon lavoro". Quindi oggi il tuo moleskine è pieno di appunti? Qualche anticipazione sul quarto romanzo?
«Più che appunti è lì che scrivo il romanzo. Ne ho già finiti due, di moleskine. Anticipazione te la darei pure, ma come ti dicevo sono già incapace a raccontare le trame dei libri pubblicati... figurati quelle dei libri che sto scrivendo... più ci penso e più è faticoso!»

E non poteva mancare un pensiero a Catania... quanto ti ha ispirato la tua città nello scrivere?
«Molto. Nel senso che mi ha dato quel senso di marcio, di sporco, di ossidato di cui la città è piena».

Quali posti frequenti di solito quando sei a Catania?
«Casa di mia madre, ad Acicastello. Basta».

Ultima domanda: cosa farai da grande?
«Fattoria in Argentina: tre cavalli, maiali, galline, pecore, molti cani e un migliaio di gatti, un folto numero di bambini. Sarebbe ottimo».

[www.melissapanarello.wordpress.com (il blog di melissa p)
www.myspace.com/melissapanarello]