CONTRIBUTI ITALIANI IN AMERICA/Italiano? No, abruzzese

Generoso d'Agnese

Avrebbe preferito essere ricordato come scrittore e traduttore inglese dei romanzi di Jorge Luis Borges. Ma il terribile dramma del terremoto lo ha strappato alla quiete della sua Inghilterra, colorando i ricordi di tristezza. E' un figlio dell'Abruzzo, Norman Thomas Di Giovanni, di quell'Abruzzo che negli anni del fascismo non volle piegare la testa e scelse l'esilio. Questa è stata in sintesa la parabola familiare di un autore capace di trasformare in suoni anglosassoni le parole stupende di Borges, che proprio in Abruzzo aveva investito nuove energie per progetti editoriali e culturali.

«Lucilla Muzi. Vorrei ricordare questo nome - spiega Norman - perché per molti è solo un nome tra i trecento morti aquilani ma per me rappresenta la tragedia della cultura. Lucilla era la colonna portante della casa editrice Textus, un'idea culturale di Edoardo Caroccia. E' morta insieme ai suoi genitori e con lei sono crollate le mura della casa editrice. Una persona altruista, timida e pronta ad aiutare gli altri. E la sua morte mi ha fatto infuriare. Non potevo che "infuriare, infuriare contro la morte della luce", per usare i versi di Dylan Thomas, contro gli annunciatori BBC che non sapevano pronunciare il nome di L'Aquila e per tutto quel che è accaduto a un popolo operoso e indomabile».

Nato nel 1933  nel quartiere Thompsonville, a Newton, Massachusetts, Norman T. Di Giovanni ha ereditato da tutti e quattro i nonni le origini abruzzesi. Sant'Eusanio Forconese ha visto partire i suoi avi per mettere radici negli Stati Uniti, e la terra americana ha accolto anche il padre quando il fascismo decise di negare la libertà di pensiero a tanti italiani.

«Sono cresciuto in una comunità di emigranti composta in gran parte da conterranei; in casa si parlava sempre del Paese di origine, a volte con orgoglio a volte in maniera non positiva a causa della povertà e dell'ingiustizia sociale che i miei nonni avevano vissuto. Ho sempre pensato che il popolo abruzzese fosse abituato alla durezza della vita, che fosse fiero della sua indipendenza e capace di sopravvivere alla sorte avversa: dagli invasori alle guerre, dall'oppressione della Chiesa ai cattivi governanti. Forse la loro tempra solida e silenziose nasce proprio da questi fattori storici».

Diplomatosi a Newton e laureatosi in una piccola università dell'Sud-ovest dell'Ohio, Di Giovanni scelse di dedicarsi alle traduzioni e dopo vari anni vissuti a Boston, negli anni '50 decise di tentare la sorte in Puerto Rico, come coltivatore. Tornò nel New Hampshire e nel 1967 incontrò sulla sua strada Jorge Luis Borges. L'incontro avvenuto a Cambridge trasformò la vita professionale dell'italoamericano. Divenne la voce anglosassone dello scrittore, capace di rendere in altre parole la profondità intellettuale dello scrittore sudamericano. La guerra del Vietnam, nel 1972 cambiò ancora una volta la prospettiva di Di Giovanni, che dopo alcuni anni di vita nel New Hampshire aveva scelto di trasferirsi in Argentina. Se ne andò in Inghilterra e iniziò un continuo vagabondaggio tra le città di Londra, Oxford, St. Andrews, Devon. Naturalizzato inglese nel 1992 è stato insignito dal governo argentino Comandante dell'Ordine di Maggio.

«Ho visto il paese di mio padre - ricorda lo scrittore - per la prima volta nel 1964. Ero venuto per una ricerca su Sacco e Vanzetti e andai a trovare la tomba di mia nonna, militante attivista del socialismo. Ciò che vidi era sorprendente e assolutamente familiare. Mio padre era un bravo insegnante e sapeva raccontare le storie. Negli anni ho scoperto che il dialetto aquilano era la mia prima lingua, la lingua madre. Così ho passato gli ultimi venti anni a cercare di recuperare un passato che mi era stato negato perché mio padre, come antifascista dovette fuggire dall'Italia di Mussolini».

I lavori di Di Giovanni hanno trovato ampio spazio nei fogli culturali statunitensi.  The Nation, The Atlantic Monthly, New Republic. Le sue traduzioni di Borges hanno ricevuto il premio della Ingram Merrill Foundation, e il suo nome appare regolarmente in riviste come The New Yorker, the Atlantic, Harper's, Esquire, The New York Review of Books, Playboy, The New York Times Book Review, and The New York Times Magazine. Unico traduttore a essere sotto contratto con The New Yorker, Di Giovanni ha pubblicato nel 2003 "The Lesson of the Master", dipingendo con parole l'avventura letteraria e umana di Borges. Di Giovanni ha contribuito con il suo lavoro anche alla sceneggiatura di "Novecento" di Bernardo Bertolucci, oltre a essere attualmente collaboratore delle riviste Departures e Weekend Financial Times.

«Il mio Abruzzo reagirà a questa tragedia. Il mio Abruzzo è quello dei paesini con le case in pietra e la migliore cucina del mondo. Quando adesso la gente mi chiede se sono italiano io rispondo: no, sono abruzzese».