ARTE & LETTERATURA/Caravaggio in Sicilia

Giuseppe Quatriglio

Conosciamo finalmente molti e interessanti particolari sul soggiorno in Sicilia di  Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, tra il 1608 e l'anno successivo, un soggiorno che è stato, imprudentemente, ignorato anche recentemente da un programma televisivo nazionale. Alvise Spadaro, architetto e studioso del grande pittore del Seicento, ha dedicato otto anni alle sue ricerche, condotte scavando negli archivi e consultando libri antichi e manoscritti sepolti nelle biblioteche. Ma alla fine ci ha dato il volume ampiamente illustrato «Caravaggio in Sicilia - Il percorso smarrito» (Bonanno editore, pagine 170, euro 40) dal quale emergono, dalla notte della storia, fatti e personaggi remoti, legati a una vicenda che ha sempre appassionato.

Sono tanti gli approfondimenti. Apprendiamo, intanto, che Ranuccio Tomassoli, ucciso da Caravaggio a Roma il 28 maggio 1606, dopo che questi, durante una rissa, aveva ferito gravemente il giovane pittore, era un "attaccabrighe fratello del caporione di Campo Marzio". Dovette fuggire e interrompere la prodigiosa attività pittorica romana. Giunto a Malta da condannato a morte per il suo omicidio, il 14 luglio 1607, Caravaggio, nel primo mese, diede ampia testimonianza della sua eccezionale maestria. Tuttavia, subito dopo, partecipò a una rissa notturna che, suo malgrado, "coinvolse sette cavalieri  italiani, uno dei quali fu ferito gravemente".

Arrestato, riuscì a evadere dalla fortezza maltese di Sant'Angelo, probabilmente con l'aiuto di protettori, e raggiunse Terranova, l'odierna Gela, allora porto di sbarco per quanti dovevano recarsi a Caltagirone. E a Caltagirone si recò il pittore (una sosta ignorata da quasi tutte le biografie), prima di portarsi a Siracusa. Qui incontrò Mario Minniti, il pittore conosciuto a Roma, e che forse fu un suo modello, un giovane ardimentoso e rissoso come il Caravaggio. A Siracusa dipinse la vasta tela "Il seppellimento di Santa Lucia", con quella poderosa rappresentazione degli affossatori in primo piano, davanti all'esile corpo immoto della santa con la mortale ferita attorno al collo.

Incontriamo, tra i personaggi frequentati dal pittore, il Patriarca, ministro generale dell'Ordine francescano, che aiutò il fuggiasco, e il cardinale Francesco Bourbon  del Monte, il cui gabinetto di alchimia - lo avevano tutti i potenti nel Seicento e del Settecento -  venne affrescato da Caravaggio, su richiesta dell'alto prelato .  
Della "Natività tra i Santi Lorenzo e Francesco" di Palermo, realizzata tra agosto e i primi d'ottobre del 1609,  Spadaro ci fa sapere che venne dipinta su "una tela a trama larga e filo grosso, quasi un sacco". E questo dettaglio ci illumina sulla probabile distruzione della fragile tela, dopo il furto consumato nel 1969 da gente maldestra.

Il soggiorno di Caravaggio in Sicilia è definito da Spadaro "uno dei più straordinari avvenimenti culturali della storia dell'isola". E lo si comprende bene ricordando la vicenda umana dell'artista insigne, un autentico riformatore dell'arte pittorica del suo secolo, che quando sbarcò in Sicilia, dopo la temeraria fuga da Malta, aveva soltanto trentasette anni ed era "un condannato a morte con una cicatrice alla testa, un'altra alla gola e una terza all'orecchio sinistro".

Da fuggiasco, in attesa dell'invocato perdono papale, avrebbe realizzato a Siracusa, Messina e Palermo opere memorabili, tra cui la trafugata "Natività", passando come una meteora nei cieli della Sicilia.  Ma, come è risaputo, non raggiunse mai la meta agognata, Roma, dove era stata già concessa la "remissione" papale. Morì, solo e disperato, divorato dalla febbre, sulla spiaggia di Porto Ercole, presidio spagnolo al confine dello Stato pontificio, il 18 luglio 1610, come ricorda una targa. Aveva 39 anni.  Magra consolazione per tutti noi, è sapere dell'esistenza di una scialba copia della "Natività", di questo celebre e sfortunato capolavoro, eseguita nel 1627 dal palermitano Paolo Geraci, e pagata trenta onze. La copia si trovava, come dipinto dato in prestito, e non restituito al Comune di Catania, dietro la scrivania del prefetto della città etnea. Ora - fortunosamente individuato da Alvise Spadaro - il quadro è stato sistemato nella pinacoteca costituita all'interno del Museo del Castello Ursino.