LIRICA / Un Romeo al... femminile e Bellini è servito

Franco Borrelli

Belcanto al suo meglio, con Anna Netrebko ed Elîna Garanca, soprano e mezzosoprano deliziosi venuti dall'Est (dalla Russia la prima, dalla Latvia la seconda; una scuola, questa, sempre più potente e imponente, tecnicamente parlando), rispettivamente Giulietta romantica e dolce, e Romeo eroico e innamorato ne «I Capuleti e i Montecchi» dalla Deutsche Grammophon (gruppo Universal Classics) in un'edizione incisa a Vienna lo scorso anno.

Non stupisce più di tanto avere un giovane come Romeo con voce "al femminile"; i ruoli, allora come oggi (vedi ora la risorgenza dei controtenori, una volta detti "castrati"), sono intercambiabili; quel che conta non sono le suggestioni tonali delicate, quanto il risultato poi raggiunto. E la Garanca, va subito ribadito, al giovane veronese sa dare i toni, la misura e gli slanci necessari. Alla crudezza acre della sua voce, femminile sì ma capace di sottolineare al massimo la mascolinità del personaggio, fa infatti da contrasto eccellente la rotondità suadente e vellutata di quella della Netrebko, capace come ben poche altre di fremere e vivere fino in fondo le emozioni e le sensazioni della fanciulla innamorata e romantica.

Shakespeare, in questa registrazione ove il nostro Fabio Luisi ha diretto la Wiener Singakademie e i prestigiosissimi Wiener Symphoniker, è pertanto ben servito, con gli affetti sinceri, le passioni, gli slanci eroici, gli odi e la violenza che sono della tragedia medievale i connotati maggiori.

La trama del libretto che da Shakespeare derivò Felice Romani (l'opera, per la cronaca, ebbe la sua "prima" alla Fenice, nel marzo del 1830) segue per sommi capi il testo del Bardo, discostandosene solo per qualche particolare ininfluente per la vicenda in sé e i destini dei giovani personaggi coinvoltivi. Il frate che sposa i due amanti, ad esempio, e che dà alla giovane la pozione che le procurerà la morte finta, vien qui sostituito da un medico di palazzo, Lorenzo. Per il resto, la cronaca storica è seguita puntualmente con il conflitto tra le due potenti famiglie veronesi e l'inesorabilità della sorte che grava sugli innamorati e che tragicamente li porterà poi alla tomba, quella vera. Il potere e gli odi che esso crea sono attualissimi ancor oggi, anche se alle spade ed ai veleni si son sostituiti col tempo tecniche più raffinate e pressioni pesantissime. La tragedia belliniana segue un crescendo d'emozioni, fra desideri e paure, fra esaltazioni e sofferenza che dell'anima dei due protagonisti danno davvero tutti i colori.

Belle e coinvolgenti le colorature delle voci della Netrebko e della Garanca. La loro capacità di ornare virtuosisticamente la melodia è semplicemente stupefacente. Non molto, per la verità, è lasciato alla pura invenzione del cantante, ma, quando questo accade, le due sono davvero a vertici trionfanti e suggestivi, in luminosa libertà d'accenti; assai evidente, questo, nella scena finale quando Romeo\Garanca si accosta al marmo ove giace Giulietta\Netrebko, ignaro di tutto, e, oramai privo di speranza, si avvelena, proprio mentre la ragazza si risveglia. Ella, dal canto suo, non ha poi che una scelta, davanti al proprio amato oramai morente: prende l'ampolla che Romeo ha portato con sé, ed in cui ancora è rimasto del liquido, l'accosta alle labbra, e si ricongiunge così per l'eternità al proprio amore.

Tra le pagine più incantevoli, "Eccomi in lieta vesta" (Giulietta), "Oh! Quante volte" (Giulietta), "Sì, fuggire: a noi non resta" (Romeo e Giulietta), "Vieni, ah! Vieni, in me riposa" (Romeo e Giulietta), "Se ogni speme è a noi rapita" (Romeo e Giulietta), "Morte io non temo, il sai" (Romeo e Giulietta) e "O tu, mia sola speme" (Romeo e Giulietta).

«Bel Canto» è poi il titolo di un "solo" della stessa Garanca (sempre per la Deutsche), ove l'artista di Riga si misura, con coinvolgente trasporto e tanta tanta poesia, con i capolavori di Donizetti, Bellini e Rossini, la triade belcantistica per eccellenza (l'accompagna la Filarmonica del Comunale bolognese diretta da Roberto Abbado). Non tutti i mezzosoprani riescono ad eccellere così tanto rimarchevolmente nel repertorio belcantista vero e proprio; molte artiste ci provano, con buoni risultati, ma solo poche (e la Garanca è fra queste), ne sanno far vibrare ogni corda. Così tanto da non creare iati fra un'aria e l'altra, ma da dare la sensazione che s'ascolti addirittura l'intera opera, dalla «Borgia» all'«Assedio di Calais», dal «Devereaux» alla «Stuarda», dal «Tancredi» al «Maometto II», dagli stessi «Capuleti e Montecchi» all'«Adelson e Salvini», sconosciuto testo belliniano (su libretto di Andrea Leone Tottola) da cui è tratta la gemma in assoluto dell'intero album. Si tratta della soave, incantevole e romantica "Dopo l'oscuro nembo" che la protagonista Nelly canta fascinosamente prendendo e dando vita, per misteriosa osmosi, alla voce della Garanca (echi dalla «Sonnambula». Belcanto al suo meglio, quindi, con due sacerdotesse come la Netrebko e la Garanca davvero ispirate e capaci di attirare, religiosamente, tutte le attenzioni possibili.