MUSICA CLASSICA/Giove “rapisce” Muti

Valentina Soluri

Ho letto fuori che sarei qui per tenere una "Lectio magistralis", ma non sarà così, prima di tutto perché non ho niente da insegnare».

Con queste parole, pronunciate con una mano in tasca, il Maestro Riccardo Muti ha salutato il pubblico riunito a Bologna lunedì scorso per omaggiare il Magnifico Rettore Pier Ugo Calzolari, al termine del suo mandato e nella vigilia delle nuove elezioni universitarie. Amico di vecchia data del grande direttore d'orchestra, Calzolari ha scelto invece, per davvero, di regalare alla sua Università un dono stupefacente: la possibilità di assistere ad una vera e propria "lezione" musicale sulle note della quarantunesima e ultima sinfonia di Wolfgang Mozart, quella "Jupiter" così soprannominata per la potenza e la maestosità sprigionate da una melodia sublime e gloriosa, che elevò l'artista, se ancora necessario, alle vette supreme dell'Olimpo degli dei.

Ma è umile la premessa di Muti, che confessa al suo pubblico: «La musica non è comprensione, ma è, come dice Dante, "rapimento". Pensate che io comprenda questa sinfonia? Posso capirne la struttura, il contrappunto, ma cosa ci sia dietro queste note, questo sfugge a me e a tutti».

Eppure, a fianco del Maestro, l'Orchestra Giovanile Luigi Cherubini ha eseguito quasi in prova i quattro movimenti del capolavoro, incalzata dal direttore che ha illustrato passo dopo passo, interropendo l'ensemble per lasciar parlare ora i violini ora il flauto, il confronto fra un tema più dolce ed uno più duro dell'"Allegro Vivace"; i silenzi, e le atmosfere salisburghesi e notturne dell'"Andante", nel quale la quiete viene seguita dall'angoscia, preludio a una nuova quiete; il ritmo danzante, viennese stavolta, del semplice ma poderoso "Minuetto"; fino al finale, eseguito per intero, il "Molto Allegro" nel quale il genio, con una impareggiabile dimostrazione di arte contrappuntistica, volle mettere a tacere chi lo accusava di non sapersi misurare con la tecnica, e concluse la sua produzione sinfonica con la corsa fugata al trionfo del Do maggiore.

Uno spettacolo straordinario e un'opportunità unica per gli amanti della musica, quella di ascoltare non solo l'esecuzione, ma anche lo svolgimento "narrativo"della "Jupiter", grazie alla testimonianza di un artista tra i primi al mondo, capace più di noi di avvicinarsi all'universivo armonico di Mozart; ma anche un'importante occasione di riflessione sulle possibilità culturali non soltanto di Bologna, città in febbrile attesa di risvegliarsi da un profondo letargo delle avanguardie, ma anche del Paese intero, e Muti non usa mezzi termini per denunciare una situazione che definisce "gravissima".

«C'è un'insufficienza dello Stato nei confronti dell'educazione musicale: ed è particolarmente da biasimare, perché l'Italia si è fondata anche sulla musica, senza la quale perdiamo le nostre radici e tagliamo con il nostro passato. Questa situazione non è imputabile a questo o a quel governo, ma si tratta di un decadimento di decenni che fa parte del tentativo, consapevole o no, di trasformare il Paese in un paese di non-pensanti».

 «La musica è importante per la costruzione dell'uomo di domani - prosegue Muti nel suo discorso di apertura -, non facciamo sì che i nostri talenti scappino all'estero. Io credo molto nelle possibilità dei giovani italiani: sono assetati di cultura, lo stiamo per dimostrare».
E non poteva esserci dimostrazione più soave e commovente: in una città e in una nazione forse stanche dei meschini giri d'affari della politica, la scelta non casuale dell'ultima sinfonia mozartiana, nata mentre il più grande tra gli artisti veniva abbandonato dal suo pubblico e presto sarebbe morto senza il lusso di una bara, possa essere un augurio di riflessione, sul valore dell'arte, della poesia e della musica, al prossimo Rettore, che si farà carico dell'educazione di ragazzi che domani potrebbero lasciare una loro testimonianza al mondo.