MUSICA LIRICA/Euripide a Manhattan

Tony Abruzzese

Per Deborah Voigt (del soprano ricordiamo soprattutto i ruoli verdiani nonché duetti wagneriani con Plàcido Domingo) sarà un vero e proprio... debutto nelle vesti della protagonista dell'«Alceste» di Gluck che The Collegiate Chorale presenterà al Rose Theatre del Jazz at Lincoln Center, il prossimo 26 maggio [tel. 212\792-2373, oppure 212\721-6500]. La Chorale e la New York City Opera Orchestra saranno per l'occasione dirette dal maestro George Manahan. Dell'occasione davvero speciale farà parte, tra gli altri, anche il tenore Vinson Cole. Fra le altre memorabili creature "drammatiche" care al cuore e alla voce della Voigt, vanno ricordate almeno Amelia, Aida, Lady Macbeth, Gioconda, Tosca e Leonora.

«Alceste» è un'opera lirica di Christoph Willibald Gluck. Il libretto di Ranieri de' Calzabigi, in lingua italiana, fu tratto dall'«Alceste» di Euripide. Seconda opera della riforma gluckiana dopo «Orfeo ed Euridice», fu rappresentata per la prima volta al Burgtheater di Vienna il 26 dicembre 1767.
Una versione più breve dell'opera, su libretto francese di Leblanc du Roullet, venne presentata a Parigi il 23 aprile 1776. Oggi l'opera viene rappresentata nella versione rivisitata anche se spesso tradotta in italiano. Entrambe le versioni sono in tre atti.

Della grandezza e dell'importanza artistiche di quest'opera, riportiamo qui di seguito il giodizio del critico Gianni Cicali: «Si tratta di un capolavoro dal peso storico-musicale consistente. Rappresenta l'aspetto (il più avanzato del suo tempo) di un'opera italiana che intende riformarsi dall'interno, sfuggire alla dittatura dell'interprete ma anche alla rigidità degli schemi recitativi-arie di Metastasio, che a loro volta erano stati una risposta ordinatrice alla ‘confusione' delle arie e delle strutture dell'opera del primo '700».
«Quando presi a far la Musica dell'"Alceste" - ha scritto il librettista Ranieri de' Calzabigi, in calce alla partitura della prima edizione nel 1769 - mi proposi di spogliarla affatto di tutti quegli abusi, che introdotti o dalla mal intesa vanità de' Cantanti, o dalla troppa compiacenza de' Maestri, da tanto tempo sfigurano l'Opera Italiana».

«L'intento - prosegue Cicali - è sottrarre sia l'opera italiana, sia il compositore alla dittatura esercitata dai cantanti dell'epoca su musica e drammaturgia a volte anche contro il "buon senso" e andando solo nella direzione dell'esibizione del virtuosismo personale.

La struttura dell'"Alceste" può risultare a un pubblico più abituato all'afflato e all'energia romantiche e italiane di Verdi quella di un'opera algidamente rococò che apre e inventa il classicismo. Alceste, tuttavia, è adattissima, per l'importanza e lo spazio che i cori hanno al suo interno in forma affatto originale...
La musica di "Alceste" non è facile e non trascina le folle. Ha una struttura maestosamente adamantina che, proprio come le parole di Gluck nella prefazione del 1769 lasciano intendere, niente lascia al protagonismo virtuosistico dei cantanti che sono chiamati più a un "virtuosismo virtuoso" piuttosto che a un brillante o scoppiettante inanellarsi di arie e festoni musicali-vocali. Inoltre la trama dell'opera è straziante e luttuosa: il sacrificio di Alceste, moglie del re Admeto malato, che chiede alle divinità di morire al posto del marito. Nella scena finale, Apollo (vero deus ex-machina), mosso a compassione dal gesto estremo della regina, riporterà Alceste in vita e all'affetto del consorte guarito e dei figli».

Cosa significa proporre oggi Gluck?
«E' un problema esecutivo, soprattutto - ebbe a dire non molto tempo fa Riccardo Muti ad Angelo Folletto -. Pensiamo al suono gluckiano: dev'essere al di qua delle acquisizioni romantiche, oppure caricato della massima intensità espressiva. Fuoco raggelato, sonorità funerarie spiegavo all'orchestra pensando alla famosa frase attribuita al Canova "estrarre la carne dal marmo". Quel che Gluck ha consapevolmente ricuperato dell'effettismo contemporaneo non è rinuncia: quanto manca in spessore va riconquistato in profondità, in intenzione. Sempre però senza farsi trascinare da quel ch'è venuto dopo Gluck in musica, e da quel che Gluck ha insegnato agli autori romantici».

Che tipo d'eroina è Alceste?
«E' difficile resistere al fascino di questa donna seguita dalla musica nel triplice ruolo di sposa, madre e regina ma soprattutto - conclude Muti - nella straordinaria capacità di dolcezza che emana in ogni atto, anche al momento della decisione estrema. E' altrettanto difficile nascondere l' influenza di questo personaggio sul romanticismo operistico; né sarebbe giusto mortificarlo. Ma Alceste non è nemmeno una virago: non è sorella di Medea, per intenderci».