SPETTACOLO/Pamela fa la Marlene

Maricla Sellari

A Roma, al Teatro Quirino (ora Teatro Vittorio Gassman), dopo una lunga tournée italiana, Pamela Villoresi dà vita ad una leggenda del cinema e delle scene, Marlene Dietrich. Si legge nelle note dell'autore Giuseppe Manfridi, cfr G:Manfridi, «Marlene», ed La mongolfiera, Cosenza, 2008.
«Marlene, come Marlene Dietrich, e la Dietrich è la protagonista di questa commedia che, penetrando nel "dietro le quinte" della sua vita, scandisce in tre capitoli le vicende di un'avventura umana sensazionale.

Il primo capitolo è ambientato a Londra, nel 1954. Hollywood sembra aver voltato le spalle all'attrice, e il teatro si propone alla Dietrich come un'importante occasione di riscatto artistico. Siamo in un'elegante suite d'albergo.

È la mattina del giorno in cui Marlene, cinquantenne, dovrà debuttare con un fastoso recital al `Cafè de Paris´, sala da duemila posti che si annuncia esaurita.
Lo spirito dell'atto è brillante, di estrema leggerezza, e sfocia nel confronto tra la diva e il suo grande pigmalione, Joseph Von Sternberg (regista de "L'Angelo azzurro"), insieme al quale la donna rivivrà l'incredibile provino in cui lui la scelse per la parte di Lola».

Siamo nel secolo scorso, nei luoghi molto speciali ed un po' claustrofobici che appartengono ad una donna di spettacolo. «Uno spettacolo che abbiamo voluto caratterizzare, - dice il regista Maurizio Panici -, con i toni del bianco e del nero, con luci e ombre in uno svelarsi e risvelarsi dell'animo dei protagonisti in continua e dolorosa ricerca; sono esseri umani che non riescono a chiudere, che inseguono una felicità sfuggente».
In scena grandi specchi circondati di lampadine, abiti e parrucche, tutti strumenti per la creazione di una realtà multiforme proiettata costantemente in un sogno. Con la sobria ed elegante regia di Maurizio Panici, sulla scena si muove nel bel testo di Giuseppe Manfridi, Pamela Villoresi, brava e intensa, che assume l'esistenza di una diva, Marlene, rendendoci di lei capricci e crudeltà, fragilità e potenza. Tutto nell'attesa della scena. A lei si affiancano Orso Maria Guerrini, Silvia Budri, David Sebasti e Cristina Sebastianelli.

Che si tratti di Londra, Berlino o Toronto dove la storia è ambientata, poco importa. Tutto si ripete. Quel che cambia è l'età della protagonista, le sue costrizioni fisiche , il suo inevitabile declino, e... persistenti i suoi ricordi che, come per ogni essere umano, contribuiscono ad animare, sostenere, disperare le insicurezze personali. Una danza di morte di strindberghiana memoria, costruita in uno spazio mentale dove la protagonista ritrova le figure per lei più importanti: il suo grande pigmalione - Joseph Von Sternberg, il musicista amato - Burt Bacharach, la figlia Kater, con la quale il legame conflittuale assume tratti dispotici, forse incomprensibili ad un pubblico contemporaneo.

Lo spettacolo contempla un'importante presenza musicale, con l'esecuzione di alcuni brani resi celebri dalla Dietrich: su tutti, "Lilì Marlene". E Pamela Villoresi, con classe, sorprende ancora una volta il pubblico. All'uscita, ci rendiamo conto di trovarci a Roma, buttati fuori dal camerino di una grande diva, lontani dagli anni dolorosi dello scorso secolo, a due passi dalla Fontana de' Trevi, attorno alla quale "una enorme confusione" la fa da padrona.