CINEMA/PERSONAGGI/La tenacia di Alex Grazioli

Samira Leglib

Felici sono coloro che ancora hanno dei sogni e sono disposti a pagare il prezzo della loro realizzazione."

Alex Grazioli è un po' tutto qui, nel suo motto che non manca mai di proporre. Nato a Milano vive ora tra Londra e New York. Si laurea presso l'Accademia di Comunicazione di Milano, segue un master al Delgado College in New Orleans e studia design alla School of Visual Arts di New York. Il suo sogno era quello di diventare regista. Un bambino di otto anni, nella Milano degli anni Settanta che insieme al padre andava al cinema: «L'ho capito allora. Con mio babbo giravamo dei filmini in Super 8 e il martedi e il giovedi erano serate dedicate al cinema».

"Odyssey in Rome", proiettato questa settimana presso il Calandra Italian American Institute (CUNY), è un documentario che segue Abel Ferrara, il "regista maledetto", durante la pre-produzione di  "Mary" (2005), una moderna parabola sulla figura di Maria Maddalena come raccontata dai Vangeli agnostici. Nonostante la garanzia di un regista come Ferrara e la presenza di grandi nomi, il film incontra da subito problemi finanziari. Dopo aver temuto il peggio l'happy ending arriva con il Premio Speciale della giuria alla 62esima Mostra del Cinema di Venezia.


Come sei giunto a realizzare il tuo sogno di diventare regista e perchè proprio Ferrara?

«Ero New York, quando la mia ragazza mi ha lasciato, ho deciso che quello era il momento per cercare di fare quello che avevo sempre desiderato cosi mi sono trasferito a Londra e mi sono iscritto a una Scuola di Cinema. La terza settimana c'era un workshop con Quentin Tarantino che mi dice: "Non devi pensare che vuoi fare il regista. Devi pensare che sei un regista. Get up and do it!" Il giorno successivo ho lasciato la scuola e quella stessa sera, un'amica comune di Ferrara mi chiama infomandomi che a giorni Abel sarebbe stato a Bologna per discutere con degli investitori circa il film che stava girando».


Cosa hai detto per convincere Abel Ferrara a lasciarti girare il documentario?

«Accadde all'Hotel Baglioni di Bologna. Inizialmente mi aveva scambiato per una persona che doveva consegnarli del materiale e quando si rese conto che ero li per chiedergli qualcosa, imprecò e se ne andò. Fortunatamente il mio progetto inetressò Massimo Cortesi -produttore di Mary, ndr- che mi suggerì di tornare dopo un paio di settimane e a quel punto Ferrara acconsentì. Si doveva girare per un anno ma finirono per essere tre a cui seguirono 18 mesi di editing lavorando 14 ore al giorno. Ci sono voluti 3 mesi per decidere l'inizio del film...e non ne sono ancora contento!».

Vedendo Odyssey in Rome si può apprezzare l'eccellente utilizzo di molte tecniche cinematografiche e un'attenzione ai dettagli, delle musiche (UNKLE) alla fotografia, che vanno oltre il genere documentaristico. Perchè la scelta di un documentario piuttosto che un altro genere cinematografico?
«Fu insicurezza. Quello che mi interessava era seguire la pre-produzione e mostrare tutte le difficoltà che si incontrano prima ancora di girare. Lo facevo per me stesso, era la scuola di cinema che non ho mai fatto. Il documentario oggi è entrato nella sua Nouvelle Vague, è molto più intrattenimento».

Gli seguirà un film?
«Ne ho un paio pronti nel cassetto. Mi piacerebbe lavorare con Sorrentino e girare un film per la televisione a due puntate di cui ogni regista ne dirige una e la versione integrale uscirà al cinema».

Dici che il tuo mito di cinema è sempre stato quello Americano ma anche che ti piacerebbe che il Cinema Italiano torni agli splendori de La Dolce Vita, pensi che sia possible?
«No. A riguardo sono super pessimista e anche molto incazzato. L'insegnamento più grande ricevuto a New York è che se vuoi, puoi. Noi -in Italia, ndr- ci siamo molto imborghesiti e i giovani si rispecchiano più nella mentalità anglosassone. I mestieri creativi sono visti come non alla portata di tutti, ma non è così, non è un'utopia!»


Un sogno per il domani?

«La mia più grande ambizione è quella di aprire una Scuola di Cinema».
Con tanti auguri che anche questo sogno si avveri in Italia.