Che si dice in Italia

Milano da ridimensionare

Gabriella Patti

Brutto momento di immagine per Milano, per il suo sindaco Letizia Moratti e anche per il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. Il governo ha deciso di "ridimensionare" l'Expo 2015 assegnato alla città, deviando una parte dei fondi alla ricostruzione delle zone abruzzesi terremotate.

E la nuova Alitalia ha comunicato che l'hub aeroportuale italiano sarà definitivamente lo scalo romano di Fiumicino e non Malpensa. Non basta: la ciliegina sulla torta - una torta acida e andata a male - è la nomina di un romano a presidente di Assolombarda, la (un tempo?) potente associazione degli industriali lombardi. Solita arroganza dei palazzi romani? No, in questo caso le ragioni - e le colpe - sono altre. Tutte milanesi e lombarde. Vediamole.

   EXPO: DOPO I FESTEGGIAMENTI dell'anno scorso all'annuncio della designazione, si è scatenata una rissa non degna di quella che era la capitale industriale del Paese e, tuttora, punta a essere considerata la capitale morale. Prima tutto si è bloccato sul nome di Paolo Glisenti, il consigliere di fiducia che il Sindaco non voleva mollare ma che alla fine, di fronte alle ostilità generali, è stata costretta a lasciar andare. Si è perso tempo prezioso: il 2015 è dietro l'angolo, per organizzare eventi mondiali come l'Expo, che prevedono la costruzione di nuove strutture, ci vuole tempo. Alla fine, risolto l'affaire Glisenti, sembrava si potesse procedere. Un po' in affanno per recuperare in extremis i lunghi mesi persi, ma comunque - forse - ci si riusciva ancora affidandosi al solito "stellone" italico. Invece no. Perché ora ci si è messo l'ex ministro Lucio Stanca. Nominato personalmente da Berlusconi a presidente dell'Expo sta sorprendendo e irritando i più su una questione secondaria: la sede da cui dovrà operare. Lui la vuole prestigiosa e in centro città, e non in un palazzo qualsiasi: addirittura nello splendido e storico Palazzo Reale accanto al Duomo. Piccolo particolare: l'affitto è esorbitante, un milione di euro l'anno. In tutto questo ancora non si è concretamente iniziato a parlare delle cose importanti, dei progetti - edilizi ma non solo - che dovranno attirare i visitatori e gli uomini d'affari internazionali nel 2015. Comprensibile, quindi, che si pensi prima alla ricostruzione dell'Aquila e dintorni.  

   MALPENSA: la Cai, ovvero la nuova Alitalia, ha fatto l'unica scelta possibile. Ha detto, conti alla mano, che lo scalo perso nelle nebbie della pianura padana a metà strada dal nulla (troppo lontano da Milano, troppo lontano da Torino, inutilmente vicino a una città piccola come Varese, e troppo vicino anche alla temibile concorrenza dell'aeroporto tedesco di Francoforte) non può proprio essere promosso a hub internazionale. Lo sapevamo tutti, grazie. Come sapevamo che in giro per il mondo se dici Italia la prima città che ti viene in mente, e che attira i turisti è Roma e, a seguire, magari Venezia, Firenze, Napoli ma certamente non Milano. I politici lombardi, guidati dal presidente della Regione Formigoni e spalleggiati dalla Lega Nord si sono invece imputati. Eh no, signori politici: capisco che Malpensa significhi un pacchetto di voti da parte dei lavoratori della zona. Ma non si può gravare sulle già esauste casse dello Stato solo per far eleggere un gruppo di vostri consiglieri provinciali.

   INDUSTRIALI LOMBARDI: per il prossimo mandato il presidente sarà Alberto Meomartini. La notizia, indubbiamente, è di quelle che colpiscono. Perché l'attuale amministratore delegato di Snam Rete Gas è un nome legato a filo doppio con Roma. Come ricorda Gad Lerner su Repubblica, lui e il ministro del Tesoro Giulio Tremonti facevano parte dello stesso gruppo di "wonder boys" dell'Eni. Come dire che il governo Berlusconi, nonostante sia infarcito di politici del Nord, prende tranquillamente atto che nel nostro Paese le leve del potere sono e restano dove sono sempre state: a Roma. "La struttura del governo berlusconiano - sintetizza Lerner - è tale che il suo stesso dominus viene giustamente percepito come un figura romana". Perché è nella capitale che "si trovano le leve del finanziamento pubblico, come hanno capito benissimo anche i leghisti, alla faccia del federalismo".

   INSOMMA: credo bche i vecchi industriali milanesi e lombardi, quelli che - sì - hanno fatto la storia imprenditoriale e economica del Paese si stiano rivoltando nella tomba. Ma, scuotendo la testa e facendo ricorso al sano pragmatismo che aveva fatto le fortune loro e dei loro dipendenti, dovrebbero accettare la sconsolante realtà.