Il rimpatriato

Domande per "papi"

Franco Pantarelli

Due notizie rimarchevoli in un solo episodio, mercoledì scorso, suscettibile di avere qualche sviluppo interessante. L'episodio è l'iniziativa del giornale La Repubblica di rivolgere pubblicamente a Silvio Berlusconi le dieci domande che i suoi cronisti volevano andare a porgergli direttamente ma lui li ha respinti.

La prima delle due notizie rimarchevoli è che l'iniziativa di quel giornale esce, una volta tanto, dallo schema classico di "attaccare" Berlusconi con i commenti che pochi leggono, tralasciando di "annotare" diligentemente le cose che il capo del governo italiano dice, vagliarne la veridicità e se del caso denunciare la loro fallacia. Con uno come Berlusconi che "pratica la menzogna come noi pratichiamo la respirazione", come diceva Montanelli riferito ai comunisti, un'azione del genere dovrebbe risultare di grande utilità in tempi in cui il vero e il falso si confondono spesso; ma siccome per svolgere quell'azione bisogna ricorrere a doti come la fatica della pazienza, la forza dell'attenzione e la tigna della costanza, non è facile nella scollacciata Italia di questo periodo trovare un giornale o un giornalista disposti a sottoporsi a una tale pratica.

In questo caso - cioè nel caso della fanciulla napoletana che si rivolge a Berlusconi chiamandolo "papi" - La Repubblica quell'azione l'ha compiuta e con buoni risultati. Erano giorni che tutti i giornali italiani (e anche di molti altri Paesi, ma nel loro caso con una certa dose di divertito distacco) riportavano parole, parole, parole riguardanti il rapporto fra Berlusconi e la ragazza per il quale Veronica Lario, la moglie di Berlusconi, ha perso la pazienza ed ha chiesto il divorzio, senza che si riuscisse a capire di quale natura fosse quel benedetto rapporto. E naturalmente qui la "faccenda privata" non c'entra nulla visto che è stato lo stesso Berlusconi ad andare in tv e parlare due ore buone della faccenda. Anzi, il problema era proprio che dopo quelle due ore di monologo berlusconiano se ne sapeva meno di prima a causa delle tante incongruenze riscontrate nelle sue parole. Citiamone un paio, per brevità.

 

Lui dice che la ragazza la conosce in quanto figlia di un signore conosciuto tanto tempo fa quando era l'autista di Bettino Craxi, ma il figlio di Craxi, Bobo, dice che l'autista di suo padre era un altro; lui dice che la sua partecipazione al compleanno della ragazza c'è andato grazie a un "buco" che si era aperto all'ultimo momento nei suoi impegni di quel giorno, ma da quanto risulta i "preparativi" delle guardie del corpo di Berlusconi erano cominciati da molte ore, cioè quando la possibilità del "buco" non si era presentata.
Che fare? Ci si poteva lanciare nel gossip e "sparare" cose terribili che Berlusconi ha da nascondere o si poteva tentare di chiedere direttamente a lui di chiarire tutte le incongruenze.

 

La Repubblica aveva formulato dieci domande concrete e aveva proposto di inviare il suo giornalista Giuseppe d'Avanzo a porgerle al diretto interessato, in un colloquio che si sarebbe potuto definire "da persona seria a persona seria". Ma qui è subentrata la seconda notizia, ancora più rimarchevole, di cui parlavo all'inizio, e cioè che Berlusconi, di fronte alla possibilità prospettata dalla Repubblica, è semplicemente scappato. A quel punto il giornale ha pensato bene di rendere pubbliche le domande cui Berlusconi non aveva voluto rispondere e lui ha accusato La Repubblica di "campagna denigratoria", ha formulato velate (ma non troppo) minacce di ritorsioni nei confronti del suo editore, ma non ha risposto a nessuna domanda. Che si sappia, è la prima volta che Berlusconi dà prova di così tanta paura e di così poca stima di se stesso, tanto da non sentirsi capace neanche di rispondere a domande tutto sommato semplici.

A meno che quelle domande siano tutt'altro che semplici e che lui "non possa" rispondere. "A pensar male si fa peccato ma si indovina" è uno dei più celebri aforismi di Giulio Andreotti. Di fronte a questa fuga berlusconiana così inopinata, la tentazione di seguire il "divo Giulio" è tanto forte da risultare quasi irresistibile.