SPECIALE/POLITICA/A proposito dell’Italia multietnica

Francesca Guinand

Gli immigrati in Italia: una risorsa ancora tutta da capire e organizzare. Si parla solo dei barconi, si dipingono i migranti solo come disperati e il teatrino politico diventa commedia delle parti, con il premier che dice:«Non vogliamo un Paese multietnico». Risponde un coro unanime a sinistra: lo siamo già. Concorda la Cei, la Conferenza episcopale italiana: l'Italia multietnica e multiculturale è un valore ed esiste già di fatto.

 Un dibatitto in cui ha trovato posto anche la proposta choc di Matteo Salvini, vice-segretario nazionale della Lega, di riservare dei posti in metropolitana ai milanesi. E scoppia il putiferio. Ma come spesso accade, arriva poco dopo la smentita del premier: quella di Salvini era solo una boutade. Lo stesso vice-segretario leghista ha fatto marcia indietro: è vero, quella era solo una battuta.

 Ad Oggi7 Salvini ha spiegato che «noi abbiamo solo parlato di posti riservati alle donne» e poi ha ribadito che «l'Italia è di fatto un paese multietnico, ma gli italiani non devono diventare una minoranza». E a Milano spuntano dei facsimile delle tessere Atm della metro con una foto di una ragazza di colore e la scritta: "azienda trasporti multicolore, cittadina milanese". È la risposta di Sinistra critica alla battuta del vice-segretario leghista. Salvini non vuole commentare questa iniziativa perché «la sinistra può fare quello che vuole». Lui cerca di ragionare, numeri alla mano, e sottolinea: «a Milano ci sono 180 mila immigrati, li accogliamo, sappiamo che sono un valore per il nostro Paese».

 Intanto il Governo ci prova a mettere ordine. Alla Camera passa - con tre maxi-emendamenti e relativi tre voti di fiducia - il cosiddetto pacchetto-sicurezza, il ddl che esclude gli irregolari dai pubblici servizi (con l'eccezione di sanità e scuola), prevede le ronde anti-criminalità, volute fortissimamente dalla Lega Nord, e che estende la permanenza per gli immigrati nei Centri di identificazione ed espulsione da due a sei mesi. Il pilastro del ddl sui temi dell'immigrazione è la norma che introduce il reato di immigrazione clandestina (punita con un'ammenda da 5 mila a 10 mila euro).

 Tante le critiche a questo provvedimento che obbligherebbe di fatto i pubblici ufficiali (come i medici del Servizio sanitario nazionale o gli insegnati della scuola pubblica) a denunciare alle autorità i clandestini. «Ovunque quello della clandestinità è un reato, perfino nello Stato del Papa» commenta Matteo Salvini. Quindi perché non dovrebbe esserlo nel nostro Paese?

Per Marzio Barbagli, Professore ordinario di sociologia all'Università di Bologna dal 1979, che ha lavorato tra Berkeley, Stanford e Harvard e che è stato Responsabile scientifico del "Rapporto sugli immigrati in Italia" tra il 2007 e il 2008 per il Ministero dell'Interno, «introdurre il reato di immigrazione clandestina significa sparare verso il bersaglio sbagliato». Quello che manca in Italia, è una politica sociale «servirebbe - spiega il sociologo - un piano straordinario per facilitare la cittadinanza e per aumentare gli investimenti nei servizi, come la scuola o i pronto soccorso, dove si riversano tantissimi immigrati».

 In sostanza avremmo bisogno di un Governo «lungimirante, capace di regolare i flussi di immigrati. Fino ad ora non ci sono riusciti e nemmeno questo governo ci riuscirà, anche perché nei discorsi di Berlusconi di queste   riflessioni non c'è traccia, ci si lascia andare ad uno sconsolante scontro propagandistico».
Intanto Maroni (Lega Nord) Ministro dell'Interno, esulta per la "svolta storica" dei respingimenti dei barconi degli immigrati e assicura a tv e giornali che si continuerà così finché l'ondata di disperati non si fermerà del tutto.

 Dopo il respingimento in cinque giorni di circa 500 persone, sia il Consiglio d'Europa sia l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) hanno criticato le decisioni dell'Italia. Ma il Ministro ha spiegato alla stampa che il Governo sta applicando rigorosamente i trattati internazionali.
 L'Unhcr ha chiesto alle autorità italiane di riammettere i migranti respinti. Perché secondo gli accordi internazionali chiunque ha il diritto di provare a chiedere asilo politico.

 Il Presidente del Consiglio Berlusconi ha dichiarato ai giornali italiani che «su questi barconi di gente che ha diritto d'asilo non ce n'è nessuno. Lo dicono le statistiche. Vi sono solo casi eccezionali». Affermazioni che contrastano i dati dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati, secondo i quali nel 2008 oltre il 75% delle persone arrivate in Italia via mare ha fatto richiesta di asilo, e il 50% di loro ha ottenuto una forma di protezione internazionale.

«Tutta l'attenzione dei media è rivolta ai barconi del mare, ma bisogna fare attenzione - spiega Barbagli - perché quelli che arrivano attraverso il mare sono solo una goccia». Quindi mentre gli occhi di tutti gli italiani sono rivolti alla Libia, ai barconi e a Lampedusa, nessuno si rende conto che sono tantissimi quelli che «arrivano con il visto turistico» che poi scade, rendendo queste persone "irregolari" davanti alla legge italiana. Oppure di tutti quelli che arrivano, senza permessi, via terra. Barbagli in conclusione fa il punto sull'atteggiamento, sbagliato, che la politica riserva alla questione degli immigrati: «la Lega e il Governo danno risposte sbagliate ad un problema effettivo, ma la sinistra non fa proposte, si limita a dire no a quello che propone la destra, che da parte sua continua a suscitare dibattiti su cose eclatanti e assurde, come i medici-spia o le classi differenziali per i figli degli stranieri. Sono proposte sbagliate, ma almeno sono proposte». In fondo «bisogna ricordarsi che sono proprio quelli che emigrano i gruppi più dinamici della popolazione e vengono in Italia o  in Europa per cercare di condizioni di vita migliori».