TEATRO/BROADWAY & DINTORNI/La rivale? Va eliminata

Mario Fratti

In questo scorcio di stagione c'è sempre un gran numero di "prime". Sperano di svegliare l'attenzione dei critici e del pubblico. Ci divertiamo molto e l'applauso è spontaneo e generoso.

E' ben nota la storia della regina Elisabetta che, per ragioni politiche, condannò a morte la cattolica Maria Stuarda, regina di Scozia, catturata e imprigionata. Viene dall'Inghilterra la tragedia "Mary Stuart" di Friedrich Schiller (nuovo adattamento di Peter Oswald). Al teatro Broadhurst (235 West 44th Street), brillantemente diretta da Phyllida Lloyd, una regista attivissima anche nel mondo dell'opera. Un dramma di altissimo livello. Le due protagoniste son due vere regine. Elisabeth (Harriet Walter) è circondata da cortigiani e nobili che la convincono della necessità di eliminare la rivale. Ma non è facile uccidere una cugina, una donna che, in fondo, non è più un pericolo: Mary, la regina cattolica che potrebbe ascoltare il messaggio di Roma e turbare l'equilibrio religioso.

Storicamente, non si sono incontrate i giorni precedenti l'esecuzione. Ma Schiller non sa resistere alla tentazione di mostrarci il doloroso confronto. La regista ha creato una pioggia a dirotto che aggiunge pathos e commozione. Come si può uccidere una parente innocente ed innocua per ragion di stato? Mary (la magnifica Janet McTeer) ha una sola amica che cerca di consolarla, Hanna (Maria Tucci), che condivide ansia e timori. I cortigiani che convingono Elisabeth sono spietati ma sofisticati. Quanti delittti sono stati commessi in nome della necessità di preservare il potere? In questo notevole dramma c'è una dolorosa verità. Soffriamo con la regale Mary. Sa accettare e morire con dignità. Due attrici perfette. Molti applausi anche per gli eleganti nobili, in vestiti moderni nonostante si sia nel 1587.

Un bravo attore (Matthew Broderick) ha un ruolo difficile e spiacevole in "The Philanthropist" di Christopher Hampton (American Airlines Th., 227 West 42nd Street). La prima scena è teatralissima. Un giovane autore sta leggendo una sua commedia a Philip (Broderick) e al suo amico Donald (Steven Weber). Il giovane John (Tate Ellington) spera in una reazione positiva. Donald critica. Philip approva ma la sua condiscendenza sembra un insulto. Il giovane si spara. Sangue sul bianco muro.

Da questo momento sappiamo che il "filantropo" è in fondo un debole che, con la sua passività, crea guai. Vuole forse amare tutti; distrugge la sua relazione con la bella Celia (Anna Madeley), ignorando una sua offerta di restare a casa con lui, offrendosi. La manda via con il pericoloso seduttore Braham (Jonathan Cake). Lui viene sedotto da una donna che se lo porta a letto. La sexy Araminta (Jennifer Mudge) lo guida per mano. E' ovvio che lui non vorrebbe ma non sa dir di no. La sua passività è irritante. Bisogna saper decidere. Celia torna, sedotta e triste, e lo scopre vittima dell'aggressiva Araminta. Due seduzioni non volute, due relazioni distrutte. Dà nervosismo vedere un bravo attore passivo, placido, confuso.

Eugene O'Neill si è spesso ispirato alle tragedie greche. Ci porta un dramma ispirato alla "Fedra" in "Desire under the Elms" (St. James Th., 246 West 44th Street). Suggestiva, drammatica scena di Walt Spangler. Rocce che due fratelli spaccano e trasportano con fatica. Sono Simon (Daniel Stewart Sherman) e Peter (Boris McGiver). Stanchi, sudati, brutali. Quando si siedono a tavola per un modesto pasto, parlano solo del desiderio di terminare quella schiavitù. Sono al servizio di un genitore-padrone che li sfrutta.

 

Vogliono andar via, in California, dove c'è la febbre dell'oro. Il giovane fratello Eben (Pablo Schreiber) vuole ereditare, da solo, la casa. Fanno un contratto. Li paga per scomparire dalla sua vita. E' felice, ora. Unico erede di quella casa. Ma suo padre Ephraim (Brian Dennehy) torna con una nuova, giovane moglie: la stupenda Carla Gugino. La giovane Abbie ha accettato l'anziano marito perché vuole sistemarsi dopo una vita difficile. Diventa la rivale di Eben nel desiderio di ereditare. Odio iniziale. Ma esplode poi un amore appassionato. Lei sta per avere un bambino che l'anziano crede suo. Una tragedia imprevedibile. Il bambino viene ucciso. Attori perfetti in uno scenario indimenticabile.

Attori convincenti anche in "Accent on Youth" di Samson Raphaelson al teatro S.J. Friedman (261 West 47th Street, produzione MTC). E' una ripresa dal 1934. Avrebbero dovuto cambiare l'età del protagonista David Hyde Pierce nel ruolo di Steven, un commediografo che sta preparando la produzione di una sua commedia. Afferma che a 51 anni è troppo vecchio per una storia d'amore. Riappare nella sua vita la bella attrice Genevieve (Rosie Benton). Gli propone un bel viaggio in Finlandia. Offre quindi amore. Sono entrambi indecisi e riluttanti. Non avviene. Nel frattempo la sua dolce, umile segretaria Mary (Linda Brown) gli rivela la sua ammirazione. La accetta, temporaneamente, e poi cerca di liberarsene presentandole un bel giovane che lei sposa. Ma Mary non ama il suo giovane marito (David Furr) e torna da Steven. Si offre di nuovo come amante e segretaria. Una bella collaborazione. Diretto da Daniel Sullivan nella ricca, elegante scena di John Lee Beatty.