STUDI/I PRIMO 100 GIORNI DEL PRESIDENTE AMERICANO SECONDO GLI ITALIANI/I cento passi di Obama visti dall’Italia

Mary Palumbo

Mentre al di qua dell'Oceano la politica italiana si lascia coinvolgere dalle diatribe familiari del primo ministro, l'Eurispes, in collaborazione con la Fondazione Italia Usa, ha presentato a Roma, presso la Sala della Mercede della Camera dei Deputati, un rapporto sul livello di apprezzamento delle politiche del neo-presidente americano, Barack Obama, nei suoi primi 100 giorni alla Casa Bianca.

IN ITALIA è plebiscito per Mr. Obama. La rilevazione, effettuata su tutto il territorio nazionale tra il 22 e il 29 aprile 2009, ha raccolto gli orientamenti di 1.022 cittadini. Dai robusti interventi statali a favore dell'economia, alla parità salariale uomo-donna, al controllo degli stipendi dei top manager pubblici e privati, alla revoca dei limiti ai finanziamenti federali alla ricerca sulle cellule staminali. Gli Italiani sembrano promuovere Obama a pieni voti. Un consenso bipartisan e, per di più, "plebiscitario", visto che oltre l'86% degli italiani, esattamente l'86,6%, plaude agli interventi attuati ad oggi dal neo presidente.

Ma, gli Italiani, quanto sono informati? Si chiede il nuovo presidente della Fondazione Italia USA, Rocco Ghirlanda. A questo ha tentato di rispondere il sondaggio dell'Eurispes, anche se, spiega Maurizio Caprara, giornalista de Il Corriere della Sera, il sondaggio ci dice molto su come un campione di italiani "percepisce le cose dall'Italia", più su "come vanno negli Stati Uniti".

Il presidente dello "yes, we can", secondo i dati dell'Eurispes, piace agli ultra 65enni (89,5%), ma anche ai giovanissimi (87,2%) indipendentemente dall'area politica di appartenenza. Credono nella sua ricetta di cambiamento, soprattutto, gli elettori di centro-sinistra (89,7%), seguiti, a pochissimo distacco, da quelli di centro-destra (86,8 per cento).
Il parere degli intervistati sui i primi provvedimenti: la Legge Lilly. La prima legge ad essere stata promulgata, lo scorso 30 gennaio, è una norma che sancisce l'effettiva parità salariale tra uomini e donne, migliorando la legge sui diritti civili introdotta nel 1964. L'importanza della fine delle discriminazioni di genere nella retribuzione salariale è condivisa dalla quasi totalità degli italiani che per l'89,5% dichiara di essere d'accordo con la "Legge Lilly", a fronte del 3,6% che esprime contrarietà.

La politica economica americana e le ripercussioni in Europa. Agli intervistati è stato anche domandato se, a loro giudizio, il pacchetto di interventi a sostegno dell'economia (il piano di stimolo di 787 md di dollari), siglato lo scorso febbrario, avrà ricadute sul contesto economico europeo. Per il 72,2% del campione intervistato appare chiaro che il piano avrà ripercussioni in Italia e, più in generale, in Europa, visti i sempre più stretti legami tra i rispettivi mercati. Anzi, c'è chi ritiene, come gli under-24, che le nuove politiche di Obama possano rappresentare un esempio da seguire. Mentre la quota di chi considera, al contrario, il contesto economico europeo indipendente da quello statunitense è leggermente più elevata nelle classi di età più alte (dai 45 anni in su). Patricia Thomas, dell'Associated Press, fa un passo in avanti, chiedendosi se, ad esempio, gli italiani "sono davvero sereni sull'accordo Fiat-Chrysler? A chi fa comodo?".

 

Ma questa domanda non c'era nel sodaggio. Mentre appare sorpresa sul dato riguardante la ricerca sulle cellule staminali. Il provvedimento dell'amministrazione Obama che prevede un nuovo finanziamento alla ricerca (a cui si è accompagna l'introduzione di regole severe contro abusi o eccessi), ha segnato una svolta radicale rispetto all'amministrazione Bush (che aveva limitato i finanziamenti federali alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, ndr). La grande maggioranza degli italiani si dice favorevole: lo condivide nel 75% dei casi, a fronte del 13,4% che non ne è a conoscenza e del 10,6% che si considera contrario. Gian Maria Fara, presidente dell'Eurispes, ci dice che è un dato rilevante se si pensa che l'Italia è un paese che si definisce "cattolico nel suo 85 per cento", ma appare controcorrente rispetto a queste tematiche. Sarà perchè si parla di America e non d'Italia?

Obama e il passato, come Kennedy. Alla domanda: a quale presidente americano assomigli di più l'ex senatore dell'Illinois, un italiano su 2 non ha avuto dubbi: John Fitzgerald Kennedy. Come quest'ultimo, infatti, il 44esimo presidente americano è una figura carismatica, dotata di notevoli qualità oratorie, a cui concedere fiducia e riporre speranze. "L'innamoramento nei confronti di Obama - spiega Fara - è fuori discussione. La gente ha bisogno di buona politica. Obama incarna una politica possibile, se riesce a sconfiggere il "breve termine". L'oggi è risolto e risolvibile, la domanda è sul futuro".

Obama e il futuro. A differenza di Bush, che colpiva preventivamente, Obama pensa in prospettiva, pianifica con cura la sua strategia e sa gestire bene il suo capitale politico. Bene il pacchetto di stimolo all'economia, i primi parametri sulla riforma in materia di sanità, il ritiro progressivo delle truppe dall'Iraq, il messaggio di dialogo a Teheran, ma riuscirà ad incarnare il vero cambiamento? Un'anomalia nel suo stile è evidente - ci dice Caprara del Corsera. La sua forza è rintracciabile nella sua debolezza - aggiunge Ghirlanda della Fondazione Italia-Usa -, ma delle contraddizioni ci sono. Come l'idea di attuare un piano ecologico rivoluzionario, ma molto costoso, e poi scivolare su un accordo Chrysler-Fiat. E, poi, ci sono i bonus alle grandi associazioni- aggiunge la Thomas - e la politica estera. Insomma, dall'Italia sale qualche critica, ma per avere un commento reale dei fatti bisogna andare oltre i "cento passi". Come ha affermato anche il giornalista americano Seymour Hersh, nel corso di un dibattito al Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia: "Cento giorni non bastano per risolvere la situazione in Iraq ed Afghanistan, ma Obama deve cambiare rotta".