EVENTI/MUSICA/Arbore avanti tutta col Jazz d’Italia

Gina Di Meo

Il jazz è nel Dna degli italiani!". E se una frase del genere viene dalla bocca di Renzo Arbore, c'è proprio da fidarsi. Non a caso è lui un nome e una garanzia da anni per Umbria Jazz, di cui è presidente, e presentato qualche giorno fa anche a New York, all'Istituto Italiano di Cultura. Durante la presentazione di quello che ormai dal 1973 ad oggi è diventato uno degli appuntamenti jazz più importanti a livello mondiale, e che ha fatto di Perugia una capitale della "musica d'improvvisazione", Arbore ha detto che "il jazz italiano è il secondo per importanza nel mondo e questo grazie a Umbria Jazz". «Trentasette anni fa - continua - il jazz in Italia era poca cosa, c'erano pochi musicisti e si tendeva ad imitare molto l'America.

 

Le cose sono cambiate con Umbria Jazz, che ha reso il jazz popolare nel nostro paese e gli ha dato slancio anche a livello commerciale, con un aumento delle vendite negli ultimi anni del 30%. E il grande merito va anche a Carlo Pagnotta (direttore artistico, ndr), che non si è limitato solo alla promozione del jazz bensì anche alla musica classica, rock, pop, che sono propedeutiche al jazz. Senza contare il suo lavoro di talent scout, ossia di individuare prima degli altri gli artisti sia italiani che internazionali che sarebbero diventati famosi». Tutte le strade partono da e portano a Perugia si potrebbe dire e ancora come sostiene Arbore, "oggi gli italiani non si limitano più solo a prendere a modello gli artisti americani, ma metteno dentro elementi propri". «Il jazz italiano - spiega - è assolutamente un protagonista della storia musicale mondiale ed i musicisti fanno a gara per partecipare a Umbria Jazz». Se è vero che il jazz è nel dna degli italiani, vogliamo approfondire e chiediamo allo stesso Arbore a fine presentazione del programma della prossima edizione di Umbria Jazz, il perché di questo corollario.

Arbore perché gli italiani hanno un'anima jazz?
«In realtà non so dare una spiegazione precisa, forse perché il jazz è stato inventato anche da un italiano, Nick La Rocca, un italo-americano di New Orleans, di cui si dice che sia stato il primo nella storia ad aver fatto musica jazz. Forse è per questo che dico che ce l'abbiamo nel dna, ma non lo sapevamo e ce ne siamo accorti sono negli ultimi dieci anni. (Nick La Rocca 1889-1961 era figlio di immigrati siciliani e lui stesso si è definito "The creator of jazz", ndr)».

Che cosa l'attrae di più del jazz?
«Secondo me è la musica più inventiva e liberatoria che esista in assoluto, tutto il resto sono surrogati».
È toccato al direttore artistico Carlo Pagnotta svelare un programma che dal 7 al 19 luglio porterà a Perugia circa 500 artisti.
«Il primo dei concerti serali quest'anno - ha spiegato Pagnotta - sarà inaugurato da Paolo Conte, uno dei più originali cantautori del panorama italiano. Poi ci saranno Steely Dan, Mick Hucknall dei Simply Red, Chick Corea che duetterà con Stefano Bollani, ed ancora Wynton Marsalis con The Jazz at Lincoln Center Orchestra, Francesco Cafiso che proporrà lo stesso concerto tenuto a Washington il 19 gennaio per celebrare in nuovo Presidente degli Stati Uniti, Marceo Parker Burt Bacharach, uno dei maggiori compositori di tutti i tempi, George Benson, James Taylor. Tra gli italiani, oltre a Bollani ci saranno Enrico Rava, Enrico Pieranunzi, Roberto Gatto, Gianluca Petrella, Gino Paoli, Danilo Rea, Roberta Gambarini, Renato Sellani e tanti altri (Danilo Rea, Enrico Pieranunzi, Roberta Gambarini e Renato Sellani hanno già dato un assaggio di Umbria Jazz con esibizioni dal vivo all'Istituto Italiano di Cultura, ndr)».

E con Arbore, prima di lasciarci, abbiamo aperto una parentesi "televisiva". La tentazione è stata forte, considerati gli storici trascorsi in tivvù con un artista eclettico come lui.

Arbore, c'è un'intera generazione nostalgica di trasmissioni come "Quelli della Notte" e "Indietro Tutta", solo per citarne due, non è un mistero che la televisione di oggi è allo sfascio, lei cosa ne pensa? E pensa di ritornare a fare un certo tipo di televisione?
«Dico che si deve aspettare che finisca l'era della Hard Tivvù, che oggi spopola. Con il termine hard intendo letteralmente dura, ossia fatta di risse, parolacce, gente che lascia lo studio. Tutto ciò aumenta gli ascolti ed è provocato deliberatamente dagli autori dei programmi».

E pare che il pubblico non se ne accorga... quindi lei tornerebbe a quali condizioni?
«Quando tornerà la soft tivvù. In verità devo dire che ho messo un po' da parte la televisione perché mi diverto di più a girare il mondo con l'Orchestra Italiana (Fondata da lui nel 1991 con quindici grandi solisti per valorizzare la canzone napoletana classica restituendo dignità, tra l'altro, al mandolino, ndr) e non devo scendere a compromessi con nessuno, però non escludo che possa tornare presto».

E a Umbria Jazz versione New Yorkese a sorpresa compare anche Maurisa Laurito, attrice, showgirl e conduttrice televisiva, a fianco di Arbore in molte sue trasmissioni. La Laurito finisce oggi una serie di concerti in New Jersey, Connecticut e New York per raccogliere fondi da destinare all'Abruzzo. L'attrice ci ha detto che New York è una città che le piace molto, piena di vita e dove si trovano sempre cose nuove. E sulla stessa scia del suo partner artistico anche lei ci ha confessato di essere nostalgica di un certo tipo di televisione. «In realtà oggi la tivvù non c'è più - ci ha detto - esistono solo i reality show e io mi rifiuto di andarci anche se ricevo tante proposte. Non ne voglio sapere di hard tivvù, che non dà alcuna emozione. Noi facevamo programmi che erano puro divertimento ma anche con tanta ironia e intelligenza. Oggi invece si tocca il fondo e non credo ci sia più spazio per cose ironiche, intelligenti, eleganti».
Tra le altre cose, la Laurito è impegnata in un cooking show Pasta, Love & Fantasia con Andy Luotto che vorrebbe esportare anche negli Stati Uniti.

Per info Umbria Jazz http://www.umbriajazz.com/