EVENTI/MUSICA/Spoleto-NY, ritorno al futuro

Alfonso Francia

Si dice spesso che la lirica e in generale il teatro siano i migliori strumenti che l'Italia possiede per comunicare con il resto del mondo. Spoleto ha dimostrato di averlo capito perfettamente lanciando a New York, proprio in questi giorni, alcune iniziative che garantiscono al piccolo centro umbro un posto importante tra le città della cultura.

Il MoMA è stato scelto per la presentazione del Festival dei Due Mondi di Spoleto, che dal 1958 offre una selezione dei migliori lavori teatrali internazionali, mentre la Saint Anthony of Padua Church nel West Village ha ospitato un concerto tenuto dai musicisti del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, che da 60 anni prepara gli artisti al debutto sulla scena. Due realtà oggi distinte, ma nate grazie a una sensibilità simile e con una curiosa storia intrecciata, raccontata dal direttore generale dello Sperimentale Claudio Lepore. "Il teatro lirico venne fondato nel 1947 dall'avvocato Adriano Belli, appassionato di lirica e desideroso di dare una mano per rimettere in piedi la nostra tradizione musicale. Erano gli anni successivi alla guerra, la Scala era distrutta e non esistevano posti dove formare nuovi talenti. Quando, dieci anni più tardi, il maestro compositore Gian Carlo Menotti si mise a cercare una sede per un Festival che facesse incontrare la cultura americana e quella europea, fu proprio Belli a suggerirgli Spoleto, che grazie allo Sperimentale poteva contare su due teatri già in funzione. Menotti arrivò in città di notte, e se ne innamorò vedendo lo spettacolo offerto dalla piazza del Duomo".

Da allora il Festival dei Due Mondi ha cominciato a portare in Italia i migliori allestimenti teatrali e concertistici internazionali, mentre il Teatro Lirico ha proseguito nella formazione dei giovani cantanti in attesa del debutto. Come il soprano Desirée Migliaccio e il baritono Giuseppe Boschetti che, accompagnati al piano da Francesco Massimi, hanno proposto al pubblico della Saint Anthony una selezione di arie di Verdi, Donizetti, Rossini e Bellini. Uno spettacolo molto apprezzato, applaudito con convinzione e non per semplice cortesia.

"New York ama la lirica, per questo ero molto contenta di partecipare. Questa è una bella opportunità di crescita per me", spiega Desirée, che ha vinto nel 2008 il Concorso di Canto dell'Unione Europea, grazie al quale partecipa ai corsi di perfezionamento dello Sperimentale. Per volere del fondatore Belli infatti, gli iscritti al corso di preparazione al debutto entrano attraverso un concorso. Un sistema per premiare il merito e investire sul futuro dei talenti che promettono bene. "Piuttosto che dare il solito riconoscimento in denaro e chiudere tutto il giorno dopo, preferiamo dare ai ragazzi la possibilità di migliorare ancora", chiarisce Lepore.

Non a caso cantanti diventati famosi sui palcoscenici di mezzo mondo come Anita Cerquetti, Franco Corelli, Cesare Valletti, Anna Moffo, e Lucia Aliberti vengono tutti dallo Sperimentale. Giulio Boschetti, invece, ha cominciato a collaborare per altre vie. "Nel 1999 sono entrato nel coro del Teatro Lirico come corista, pochi mesi dopo aver cominciato a cantare. Col tempo mi sono perfezionato, e da due anni ho ruoli nelle parti principali. Il prossimo settembre interpreterò Belcore in Elisir d'Amore di Donizetti". Sia Desirée che Giulio si erano già esibiti all'estero e sanno bene cosa vuol dire reggere il confronto con il pubblico.

Parlare di studenti, nel loro caso, è in effetti riduttivo. "I ragazzi che vengono da noi sono già cantanti formati, noi aggiungiamo quel che di solito viene trascurato nell'insegnamento dei conservatori, soprattutto la prestazione attoriale", spiega Lepore. In effetti, pochi si rendono conto che un cantante di opera lirica deve anche recitare, essere in grado di reggere il palcoscenico. "In Italia, anche per indifferenza al ruolo del regista, siamo invece andati avanti per tanto tempo con l'immagine del cantante che se ne sta piantato in mezzo alla scena". Ovviamente lo Sperimentale lavora anche nella ricerca musicale, come racconta Francesco Massimi, che collabora con il ruolo di accompagnatore al piano. "Di recente ho lavorato sullo spartito del Don Falcone di Niccolò Jommelli, un'opera settecentesca difficile da eseguire, perché era necessario recuperare il suono e l'interpretazione originale". Un compito impegnativo, ma "lo Sperimentale dà sempre grosse opportunità a chi lavora. Se ti dai da fare non ti liquidano con una pacca sulla spalla.

 

Devo loro molte occasioni, come questo viaggio in America, dove non ero mai stato. È stato emozionante, mi aspettavo un certo calore nei confronti degli italiani ed è stato così, ho sentito una risposta sincera da parte del pubblico". Un entusiasmo favorito anche dall'apprezzatissimo bis, dedicato alla musica popolare napoletana. "Un piccolo regalo per il pubblico", l'ha definito Desirée, originaria di Ischia.

D'altra parte il collegamento tra Spoleto e New York è cosa antica, risalente alla nascita del Festival dei Due Mondi. Lo ha spiegato chiaramente il sindaco di Spoleto Massimo Brunini, arrivato negli Stati Uniti per presentare le attività culturali della sua città. "Quando il Festival nacque Menotti lavorava proprio a New York, e voleva trovare una città in Italia che facesse da ponte con la cultura americana e internazionale. In estate il mondo culturale di New York si spostava in massa a Spoleto. In breve diventammo un punto d'incontro fra tradizioni diverse, e arrivammo a sfondare idealmente la Cortina di ferro". Non è un caso quindi se, per lungo tempo, il Festival dei Due Mondi fu più conosciuto all'estero che in patria.

L'attenzione agli artisti stranieri è stata confermata anche nell'edizione 2009, che ospita un "esordiente" particolare, Woody Allen. "Sarà lui a curare la regia del Gianni Schicchi di Puccini" - ricorda con soddisfazione Brunini -. L'arrivo di Allen sta in effetti accendendo molte aspettative; l'opera, basata su intrighi ed equivoci, sembra essere nelle corde del regista, che ha affrontato molti dei temi del lavoro pucciniano nelle sue commedie cinematografiche. L'autore di "Manhattan" ha realizzato varie pieces teatrali in passato, ma non si era mai avvicinato alla lirica. Con un personaggio del genere all'opera, è assicurata anche l'attenzione del pubblico meno vicino al teatro. "Anche quest'anno dovremmo ricevere molta attenzione fuori dai nostri confini - ammette il sindaco -. Con il Festival parte l'idea di una nuova arte, che punta sempre a far incontrare e dialogare culture diverse". Come insegna l'esperienza dello Sperimentale, verrà lasciato molto spazio ai giovani: "Il mondo sta scoprendo ragazzi che si sono affermati da noi, capaci di esprimere freschezza e originalità".

Oltre alla celebrità Allen il pubblico del Festival potrà vedere al lavoro il regista teatrale Robert Wilson, apprezzato innovatore nell'uso di effetti sonori e visivi, che esordì a Spoleto nel 1974. Wilson, definito dal New York Times "una pietra miliare del teatro sperimentale mondiale", ha introdotto un uso completamente nuovo delle luci, a lungo considerate un elemento inutile per lo sviluppo narrativo di un'opera. Di recente ha fatto molto discutere in Italia con l'allestimento dell'Aida al Teatro lirico di Roma. Il regista texano si confronterà con due lavori di Beckett, dirigendo "Giorni felici" e "L'ultimo nastro di Krapp". Di quest'ultima opera Wilson sarà anche l'unico interprete. Il regista ha confessato di essere sempre stato affascinato da Beckett; "l'ho sempre sentito vicino al mio lavoro, ma solo adesso, dopo 35 anni, ho deciso di accettare la sfida e di confrontarmi con lui".

La compagnia di danza di Pina Bausch si fermerà invece a Spoleto per l'unica tappa italiana dello spettacolo di danza Bamboo Blues, ideato nel 2007 e portato in una tournee ininterrotta. L'Italia sarà presente con la regia delle Nuvole di Aristofane affidata ad Antonio Latella e l'interessante Apokàlypsis, opera teatrale ideata da monsignor Gianfranco Ravasi basandosi sull'Apocalisse di Giovanni. Il festival si concluderà con un concerto finale di stampo decisamente americano. Il 12 luglio piazza Duomo ospiterà l'Orchestra sinfonica Giuseppe Verdi di Milano, che eseguirà musiche di Gorge Gerwish con la direzione di Wayne Marshall.

Una originalità che paradossalmente ha le radici in una tradizione vecchia di secoli. Lo ha spiegato molto chiaramente Giorgio Ferrara, direttore artistico del Festival. "Spoleto è in effetti una città medievale, culla della tradizione italiana delle arti e delle botteghe". In questo senso la manifestazione diventa un'officina, dove produrre e mettere in scena opere originali, non dimenticando di offrire "una vetrina ai giovani e a tutto ciò che è nuovo e profondo".