PRIMO PIANO/MOSTRE/Roma dipinta dagli americani

Gina Di Meo

Secondo l'accezione comune, il Grand Tour era un lungo viaggio nell'Europa continentale effettuato dai ricchi giovani dell'aristocrazia britannica a partire dal 17mo secolo e destinato a perfezionare la loro educazione con partenza ed arrivo in una medesima città. Questo viaggio poteva durare dai pochi mesi fino a 8 anni. Le destinazioni principali erano la Francia, l'Olanda, la Germania, ma aveva come obiettivo privilegiato l'Italia e Roma in particolare. Le altre tappe di norma includevano Venezia, Firenze, Bologna, Napoli, talvolta Pisa, e poi i Campi Flegrei, i centri vesuviani, Paestum, spesso anche la Sicilia. Al Grand Tour, specie verso l'Italia, non erano estranei i giovani degli altri paesi europei, come la Germania e la Francia e solo per citare un grande nome, anche Johann Wolfgang von Goethe effuttuò il suo Grand Tour in Italia dal 1786 al 1788.

L'Italia con la sua eredità della Roma antica, con i suoi monumenti, divenne uno dei posti più popolari da visitare. Ma il fascino della città eterna catturò anche artisti e giovani rampolli d'oltreoceano e nel 1760 Benjamin West fu il primo artista americano a recarsi a Roma per studiare, lavorare e viverci. Da quella data, per oltre duecento anni, scrittori, pittori e scultori americani hanno visitato Roma e dal quel viaggio hanno tratto ispirazione per le loro creazioni artistiche. Il fior fiore di quella produzione, per la prima volta è stata messa insieme ed ha dato vita ad America's Rome: Artists in the Eternal City (1800-1900).

 

La mostra verrà inaugurata il prossimo 23 maggio al Fenimore Art Museum di Cooperstown, New York, e resterà aperta fino al 31 dicembre 2009. Venerdì scorso è stata presentata in anteprima nella sede del Consolato Italiano di New York. America's Rome è stata curata da Paul D'Ambrosio, vice presidente e curatore del Fenimore Art Museum, che ha messo insieme più di cento opere realizzate da artisti quali Thomas Cole, George Inness, Childe Hassam, Washington Aliston, Sanford Robinson Gifford e provenienti sia da collezioni private sia da alcuni dei principali musei del paese, tra cui il Metropolitan Museum of Art. «Questa mostra - ha spiegato D'Ambrosio in conferenza stampa - comprende tre sezioni o views dell'antica Roma: i Fori Imperiali, il Colosseo e la Campagna Romana. Queste "prospettive" sono quelle che hanno dominato la consapevolezza creativa degli Americani del 19mo secolo e che hanno ispirato ad esempio Thomas Cole nell'Interior of the Colosseum, oppure Sanford Robinson Gifford in Tivoli o ancora George Inness in Roman Campagna».

La mostra è stata ispirata dal libro America's Rome di William Vance, ex direttore dell'American Studies Program della Boston University, di cui quest'anno ricorre il ventesimo anniversario dalla pubblicazione.
«Il mio primo incontro con Bill Vance - continua D'Ambrosio - è avvenuto nel 1989, l'anno in cui ho iniziato il dottorato alla Boston University. Fu lui che mi iniziò a questo mondo nuovo per me dei legami tra letteratura americana e arte. Quello stesso anno fu pubblicato il suo libro in due volumi e subito iniziai a pensare che si sarebbe potuta allestire una mostra spettacolare e a sperare che un giorno un qualche museo avrebbe raccolto l'occasione. Ora dopo vent'anni, siamo orgogliosi di averla potuta realizzare al Fenimore». D'Ambrosio ha impiegato tre anni a mettere insieme la mostra, sormontando non poche difficoltà sia di carattere burocratico sia legate all'idoneità degli ambienti destinati ad ospitare le opere. Minori difficoltà ci sono state invece nel recuperare le opere appartenenti a collezioni private.

Iniziativa di prestigio che sottolinea la lunga tradizione di rapporti Usa-Italia, ha ribadito nel suo intervento il Console generale Francesco Maria Talò.  Alla mostra ha dato il suo contributo anche il vice console onorario d'Italia Steve Acunto il quale ci ha spiegato che ospitare America's Rome a Cooperstown, in una zona americanissima, dove non c'è presenza di italiani, ha senso più che mai perché "è un modo per portare la nostra bandiera in un'area in cui dell'Italia si sa poco". «Meglio andare - dice - fuori da New York perché molto spesso, quando si organizzano eventi dove c'è un'alta concentrazione di italiani, è come se parlassimo a noi stessi».

Il Fenimore, oltre ad ospitare la America's Rome, contiene anche una ricca collezione di arte folcloristica americana e di arte indiana, è stato fondato nel 1945 ed è parte della New York State Historical Association. Cooperstown, la cittadina dove ha sede, si trova nell'Otsego County ed è meglio conosciuta come meta di pellegrinaggio per visitare il National Baseball Hall of Fame and Museum. La città ha una storia antica, è stata fondata infatti nel 1786 dal visionario William Cooper, padre del romanziere James Fenimore Cooper, uno degli scrittori americani più prolifici del 19mo secolo e tra l'altro autore del libro L'ultimo dei Mohicani, dal quale nel 1992 è stata tratto l'omonimo film per la regia di Michael Mann.

Per info http://www.fenimoreartmuseum.org/