RUBRICHE/CONTRIBUTI /Addio al paladino di Staten Island

Generoso D'Agnese

Ha scelto il 25 aprile per fare il suo ultimo viaggio. John Marchi era venuto in Italia, nella sua Toscana e nella sua Lucca, per vivere insieme ai parenti e agli amici i giorni della festa della Liberazione e proprio nel giorno che segnò il riscatto dell'Italia lui ha abbandonato la vita.

È un lutto grave quello che ha toccato la comunità lucchese e soprattutto la cittadinanza di Staten Island, borough che a John Marchi deve davvero tanto in termini di visibilità. Perché fu proprio Marchi a battersi per la separazione del nucleo dalla metropoli di New York rispolverando tra i giornali, con  toni esagerati, lo spauracchio della "secessione" e richiamando alla memoria i giorni tristi della guerra civile tra Nord e Sud degli Stati Uniti.

Quella portata avanti dal senatore John Marchi fu invero una battaglia poco cruenta e tutta giocata sulle azioni consentite dalle leggi americane, ma nonostante ciò fu combattuta aspramente e con grande tenacia, attirando consensi da esponenti di entrambi gli schieramenti politici. L'azione fallì ma restò la grande soddisfazione di aver saputo smuovere l'opinione pubblica e di portare all'attenzione dei maggiori media americani il nome di Staten Island.

John Marchi era figlio della grande emigrazione italiana. Figlio dell'ultima grande infornata transoceanica che vide approdare sul molo di New York migliaia di italiani alla ricerca della loro opportunità di fortuna.
Nato a Lucca il 20 maggio del 1921, Giovanni Marchi era figlio di Alina Girardello e di Luigi, che decise di tentare la sorte portando in dote le sue capacità di scultore e scalpellino. Un mestiere molto ricercato negli Stati Uniti di inizio Secolo, laddove intere famiglie e quasi tutte provenienti dalle terre del marmo, avevano messo radici per il successo centenario delle attività.

In terra americana Giovanni divenne John e iniziò a frequentare la scuola parrocchiale di Staten Island. Si diplomò con merito nel Manhattan College nel 1942 e continuò i suoi studi universitari alla St. John's University (laurea nel 1950) e nella Brooklyn Law School (ottenenedo il dottorato nel 1953). Gli otto anni occorsi per la laurea furono determinati dalla pausa tragica della Seconda guerra mondiale, che vide Marchi servire gli Stati Uniti come guardia costiera a bordo di navi antisommergibili e come marinaio nello scenario bellico del Pacifico, partecipe attivo della campagna di Okinawa. E dalla pausa romantica del suo matrimonio con Maria Luisa Davini, sposata nel 1948 proprio a Lucca, a testimonianza di un affetto che non sarebbe mai venuto meno per le sue radici e per la cultura italiana.

Smessi i panni di soldato e completati gli studi, John Marchi venne eletto tre anni dopo al Senato di Albany quale rappresentante di Staten Island, carica che egli riguadagnò altre 24 volte inserendo il suo nome nel libro dei record della politica nordamericana. Eletto tra le fila del partito repubblicano, a soli 31 anni divenne senatore dello Stato e fiero della sua fede cattolica, si batté sempre contro l'aborto e contro la pena di morte, attirando per quest'ultima posizione gli strali di molti membri del suo stesso partito. Negli anni Sessanta sostenne con tutte le sue forze il disimpegno graduale degli Stati Uniti dalla guerra del Vietnam ma definiì le dimostrazioni pacifiste lo "sciopero contro l'America".

Nelle vesti di direttore della Commissione Finanza del Senato, negli anni '70 evitò la bancarotta della City newyorchese dando vita a un Registro di Controllo dell'emergenza finanziaria e una Società di assistenza municipali, adoperandosi con tutti i mezzi legislativi per aiutare il mondo finanziario newyorchese dalla turbolenza del mercato.

Grande estimatore del classicismo italiano, Marchi amava le opere di Marco Aurelio, di Ovidio e di Aristotele, e nutriva un viscerale amore per la storia toscana e i suoi artisti. Fiero sostenitore del campanilismo che aveva dato vita alle grandi dinastie comunali italiane (Firenze, Arezzo, Mantova, Feltre, Urbino, Pisa), il senatore si batté negli anni Novanta per la secessione dell'isola di Staten Island dalla metropoli newyorchese, trascinando nella battaglia esponenti politici insulari di entrambi gli schieramenti. Firmò la legge referendaria che venne proposta al Senato dello Stato di New York e approvata dall'allora governatore Mario Cuomo. Il cammino legislativo della secessione nel 1995 si fermò però tra le mani del Presidente della Camera Sheldon Silver facendo naufragare un sogno che tutta l'isola aveva ormai cullato con entusiasmo.

L'anno seguente l'italo-americano fu alla guida di un gruppo di politici insulari che si batterono per la chiusura della discarica di Fresh Kills, battaglia che egli poté considerare vinta proprio grazie al suo grande acume strategico e politico.

Padre di Aline Balbas  (residente a Rahway, New Jersey) e di Joan Migliori (fermatasi a Staten Island) Marchi ha avuto la gioia di essere nonno di due nipoti e di due pronipoti ma non ha mai assaporato il gusto della vittoria nella sfida a sindaco di New York. Candidatosi più volte, il senatore si è scontrato contro avversari capaci di amalgamare meglio l'elettorato ma ha sempre perso conquistando l'onore delle armi.
Considerato una vera pietra miliare della politica americana e grande promotore del sistema universitario dello stato di New York, Marchi si è guadagnato la gratitudine di tantissimi amministratori per la sua grande capacità di rappresentare gli interessi di New York presso il Senato statale. In segno di riconoscimento il sindaco Bloomberg volle battezzare un nuovo traghetto proprio con il nome di Senator John J. Marchi.
Un onore che anche il College of Staten Island volle tributargli con l'intestazione, nel suo campus, della John Marchi Hall. Onori che si aggiungevano ai tanti titoli conquistati nella sua decennale esperienza politica. Membro della commissione esecutiva  del Consiglio dei governatori di Stato, fu insignito dal presidente Nixon dell'incarico di referente per la prevenzione dell'abuso di droga.

A 85 anni, nell'ottobre del 2006, John Marchi aveva lasciato il suo impegno senatoriale per ritirarsi in pensione e il viaggio in Italia doveva rappresentare una significativa tappa di riappropriazione di quelle radici cui l'italo-americano non aveva mai rinunciato. Una polmonite ha deciso di regalargli l'ultimo respiro proprio nella sua amata Lucca, città natale del grande compositore Puccini e vera culla della cultura italiana. Strappando agli Stati Uniti gli ultimi istanti di un grande servitore della Nazione.