POLITICA/DEMOCRAZIA&INTERNET/Alle Europee spuntano i “pirati”

Francesca Guinand

Internet, download e cultura libera (e condivisibile). In Europa, e Italia, la discussione si fa rovente. E per cercare di cambiare le carte in tavole (leggi e diritti) scendono in campo i "pirati". Tutto è iniziato in Svezia. Poche settimane fa il Tribunale di Stoccolma ha condannato i quattro animatori di uno dei più popolari siti di file sharing The Pirate Bay,  nato nel 2003 da un'organizzazione anticopyright.

Tanto per capirsi: quei siti dai quali è possibile scaricare musica, film e altri file. Gratis. Era diventato una sorta di movimento-web: a febbraio 2009 il sito aveva dichiarato una punta di 23 milioni di utenti connessi contemporaneamente.

 Ma quella del Tribunale svedese è "solo" una sentenza di primo grado: il sito, quindi, rimarrà aperto. Anche in Francia la discussione sui download illegali è animata. Il presidente Nicolas Sarkozy si è visto bocciare dal Parlamento un progetto per eliminare dalla rete quelli che scaricano illegalmente e gratis. In più la settimana scorsa, precisamente il 6 maggio, il Parlamento Europeo ha stabilito che non si può staccare il collegamento ad Internet di quelle persone trovate a scaricare illegalmente, a meno che non lo abbia deciso un Tribunale.

 Insomma, tanto rumore per una situazione che non è stata ancora del tutto regolamentata. Ma qualcosa si sta iniziando a muovere. Nel 2006 in Svezia è nato il  Pirat Partiet, il partito dei pirati. Obiettivi principali: «il Partito Pirata fondamentalmente vuole riformare la legge sul copyright, eliminare il sistema dei brevetti ed assicurare che il diritto alla privacy dei cittadini sia rispettato». Il Pirat Partiet, per un sondaggio del quotidiano The Local, potrebbe diventare la quarta forza del Paese, con il 5,1% delle intenzioni di voto. E in pochi anni sono nate una ventina tra associazioni e partiti amici, negli Stati Uniti e anche in Italia, dove Alessandro Bottoni, 48 anni, leader del Partito pirata italiano, si è candidato alle europee come indipendente nelle liste di Sinistra e libertà.

 Bottoni sa che ha poche chance di essere eletto, ma se riuscisse ad entrare nel Parlamento Europeo ha ben chiaro in mete i suoi primi tre obiettivi da realizzare: «Primo creare un piccolo "ufficio di sorveglianza": voglio divulgare sistematicamente tutte le informazioni possibili attraverso Internet, in modo da garantire la massima trasparenza».

 Secondo, organizzare una lobby: «anche se composta solo da due persone, per informare gli altri parlamentari e sensibilizzarli sui temi che ci stanno a cuore, come il rispetto dei diritti digitali dei cittadini ed un uso più intelligente e più proficuo di molte tecnologie».
Il terzo obiettivo è dare voce alle idee del movimento: «prima tra tutte la difesa della neutralità della rete, cioè del diritto di usare Internet per qualunque scopo, compreso il peer-to-peer, senza subire ostracismi da parte dai provider».

 Ma in Italia c'è chi, seppur condividendo gran parte delle posizioni di Bottoni, non è d'accordo con la scelta di chiamare il movimento "pirata". Per il professor Renzo Davoli, dell'Università di Bologna, «i pirati sono quelli al largo della Somalia, che sequestrano le persone e rubano beni materiali. Per chi, come me, persegue la libertà della conoscenza la definizione giusta non è quella di pirata, anche perché io non voglio violare le leggi, ma convincere le altre persone che con questi metodi attuali stiamo andando nella direzione sbagliata».

 E Bottoni cosa risponde a chi pensa che "c'è una differenza fondamentale fra rubare beni materiali e copiare in modo non autorizzato un elemento di cultura" come il professor Davoli? «Che ha ragione. Il furto di un bene materiale sottrae quel bene al legittimo proprietario, il cosiddetto "furto" di un prodotto digitale lascia l'originale nella piena disponibilità del legittimo proprietario. Non si tratta di furto. Piuttosto, si può parlare di "concorrenza sleale" del "pirata" nei confronti dell'azienda che detiene i diritti per la creazione delle copie e la loro distribuzione, cioè il copyright».

 Quella della condivisione gratuita di cultura, musica, letteratura e conoscenza in generale è una dimensione culturale in continua evoluzione, tanto che proprio la settimana scorsa, il presidente della Siae, la Società italiana degli autori ed editori, Giorgio Assumma, ha annunciato che canzoni, film e opere d'arte potranno essere fruite gratuitamente (tramite internet e telefoni cellulari) se lo decideranno gli autori. Funzionerà così: un musicista potrà mettere sul web una propria canzone, scaricabile anche gratis, facendo una dichiarazione alla Siae, che in questo caso non pretenderà nessun indennizzo per il proprio servizio. Ma per Bottoni la Siae «non dovrebbe avere la possibilità di autorizzare un autore a fare ciò che è un suo diritto naturale: distribuire le sue opere (gratuitamente o pagamento)».