CELEBRATO AL PALAZZO DI VETRO/Garibaldi, eroe all’Onu

di A.F.

Garibaldi paladino dei diritti umani, ed eroe mancato della guerra civile americana. Sono alcuni degli aspetti poco conosciuti della vita dell'Eroe dei due mondi, riportati alla luce lunedì durante una cerimonia al Palazzo di Vetro dell'Onu per festeggiare i duecento anni della nascita del generale. All'incontro erano presenti il senatore Andrea Marcucci, l'ambasciatore Giulio Terzi, rappresentante dell'Italia alle Nazioni Unite, l'ambasciatore Giovanni Castellaneta, il direttore dell'Istituto Italiano di Cultura Renato Miracco e il console Francesco Maria Talò. Ospite d'onore è stata la figlia di Robert Kennedy, Kerry, che ha sottolineato come Garibaldi fosse all'avanguardia rispetto ai suoi contemporanei sul tema dei diritti civili.

Chi conosce solo l'immagine del condottiero alla guida dei Mille non avrà creduto alle proprie orecchie sentendo che Garibaldi avrebbe potuto condurre l'esercito unionista durante la Guerra Civile americana. A raccontare l'episodio è stato l'attore Massimo Ghini, che ha letto brani di lettere scritte da alcuni ambasciatori statunitensi per convincere il generale a partecipare all'impresa americana. «Nel 1861 - racconta Ghini - l'esercito del Nord era in difficoltà. Serviva un comandante in grado di galvanizzare le truppe, qualcuno da seguire con entusiasmo». Per questo si pensò di contattare Garibaldi, reduce dalla liberazione del Sud Italia dai Borboni e diventato una celebrità in Europa. «Re Vittorio Emanuele II sarebbe stato felice di sbarazzarsi elegantemente di Garibaldi - prosegue Ghini - presenza ingombrante per le sue posizioni bellicose nei confronti del Papa, che ancora governava a Roma. Garibaldi, dal canto suo, spiegò che avrebbe preso il comando solo se gli fosse stato concesso di proclamare abolita la schiavitù in ogni terra da lui conquistata. A quei tempi il governo del Nord non aveva intenzione di pronunciarsi chiaramente sul tema, e di certo la posizione di Garibaldi fu profetica. Appena un anno dopo, Lincoln dichiarò la schiavitù abolita».

Garibaldi non si imbarcò mai per gli Stati Uniti a causa di un incidente diplomatico tra Washington e Regno d'Italia, «E fu un vero peccato - conclude Ghini con una battuta - perché gli sceneggiatori di Hollywood avrebbero avuto a disposizione un fenomenale personaggio sul quale basare i film sulla Guerra Civile».
Kerry Kennedy, invitata alla celebrazione, ha ricordato che i suoi meriti militari sono pari almeno all'impegno nella promozione dei diritti civili. «Non aveva alcun pregiudizio razziale, non a caso la donna che amò di più nella vita, Anita, era creola. La portò in battaglia e le insegnò ad andare a cavallo; non concepiva differenze tra uomo e donna. Fu uno dei primi paladini dei diritti umani», ha concluso la Kennedy, chiarendo che la celebrazione di Garibaldi nel quartier generale dell'Onu non era affatto fuori luogo.

Un aspetto, questo, sottolineato dal console Talò: «Garibaldi era anche un uomo di pace; aveva la flessibilità del politico e qualità da oratore. Fu un grande patriota, eppure amò tanto gli altri popoli», come quello statunitense. « Per questo speriamo - aggiunge Talò - che storie come quella su Lincoln possano aiutarci a riaccendere l'interesse nei suoi confronti in America».

Le celebrazioni per Garibaldi non si sono concluse con l'incontro nel Palazzo Onu. I saluti finali si sono fatti nel pomeriggio nell'Istituto Italiano di Cultura, assieme ad alcuni studiosi che hanno portato nuova luce sulla sua figura. Lo storico Lauro Rossi ha presentato il volume Garibaldi:Democracy and Civil Rights, nel quale si ricorda come temi attuali quali la lotta contro la pena di morte, l'eguaglianza tra uomo e donna e l'Unione Europea fossero presenti nella riflessione di Garibaldi, che tentò più volte di diffonderle tra i suoi contemporanei. «Il problema - spiega Rossi - è che queste battaglie vennero portate avanti quando ormai l'immagine del condottiero a cavallo si era sedimentata». Così si è finito per ignorare alcuni aspetti fondamentali della sua personalità: «Tutti lo ricordano come un grande patriota, e certo fu anche questo. Ma Garibaldi intuì subito il vizio nascosto del nazionalismo, e cercò di porvi rimedio proponendo un'unione tra le nazioni europee», aggiunge lo studioso Luigi Mascilli Migliorini.

Il generale poteva permettersi di appellarsi a tutti i popoli perché, argomenta Zaffiro Ciuffoletti, «Garibaldi si era conquistato una enorme simpatia in ambito internazionale, soprattutto in Francia e in Inghilterra e nelle Americhe». Non è un caso quindi se nei Paesi dell'America Latina si può passare per vie intitolate all'Eroe dei due Mondi e se Washington Park, a New York, ospita una sua statua. D'altra parte Garibaldi visse per qualche mese in casa di Antonio Meucci a Staten Island.

Per ricordarlo sabato 9 maggio il Garibaldi-Meucci Museum inaugurerà la mostra intitolata If These Walls Could Talk!, dedicata alla convivenza tra i due celebri compatrioti.
Anche se non ha guidato le sue truppe, gli Stati Uniti non l'hanno dimenticato.