SPECIALE/CONFERENZE/La scossa sulla memoria

di Alfonso Francia

Un forte terremoto è un terribile dramma anche perché, oltre a portare lutti e disagi, può far perdere la memoria. Città che hanno alle spalle secoli di storia da raccontare rischiano di sparire dalla coscienza delle persone perché le testimonianze del passato vengono distrutte in pochi secondi dalla furia di una scossa. Come quella che ha colpito la Provincia dell'Aquila la notte del 6 aprile, uccidendo 294 persone e lasciandone 60mila senza un tetto. Per evitare che questo accada, la casa italiana Zerilli-Marimò della New York University, ha deciso di ospitare venerdì il convegno "L'Aquila, memoria e futuro dopo il terremoto"; una conversazione collettiva dedicata a ricchezze storiche e artistiche che vanno ad ogni costo recuperate e salvate dall'oblio. All'incontro hanno partecipato storici dell'arte come Francesco Benelli, la scrittrice Anna Teresa Callen e il sociologo Anna di Lellio. Dall'Italia ha fatto sentire la sua voce anche la presidente della Provincia dell'Aquila Stefania Pezzopane, che in un'intervista con il giornalista Andrea Fiano ha spiegato di cosa hanno bisogno la popolazione e il territorio dell'Aquila a quasi un mese dal sisma.

"Ci sono due priorità parallele da affrontare subito", ha spiegato la Pezzopane. "Dobbiamo provvedere ai bisogni di decine di migliaia di persone costrette a vivere nelle tende, e dare immediato inizio alla ricostruzione. Ci sono stati eccessi di trionfalismo da parte dei media su quanto è stato fatto dopo il 6 aprile: molti credono che i disagi siano stati eliminati, invece c'è ancora tanto da lavorare. Abbiamo già aperto delle scuole, a volte utilizzando dei container, ma le aziende e le industrie nel nostro territorio sono ancora bloccate e ci vorranno molti mesi prima che l'economia locale possa riprendersi. Il centro dell'Aquila resterà bloccato ancora per molto".

Proprio il centro storico della città preoccupa la presidente della Provincia, perché molte delle sue chiese e degli edifici più antichi sono stati seriamente danneggiati, e saranno necessari fondi da ogni parte del mondo per preservare tutto il patrimonio artistico. "Per questo potremmo riconoscere il contributo di chi avrà fatto delle donazioni accompagnando il suo nome ai progetti finanziati". La Pezzopane sembra tenere in particolare alla restaurazione della Basilica di Collemaggio, fatta costruire da Celestino V. "Si tratta del simbolo della città; Celestino fu l'unico Papa della Storia ad aver rinunciato al potere per tornare a vivere in povertà. Gli aquilani sono come lui, sanno come combinare il prestigio con l'onestà e la modestia".

 

I progetti dovrebbero mirare, secondo la Pezzopane, a ricostruire e recuperare l'esistente e non a edificare dal nulla una nuova città. "Il nostro territorio porta i segni di millenni di storia; abbiamo delle necropoli risalenti a 4000 anni fa, vestigia romane, interi paesi rimasti immutati dal Medioevo, è da qui che dobbiamo ripartire". Solo così sarà possibile "curare le ali spezzate della città, e fare sì che L'Aquila torni a volare".
Opinione condivisa anche da Anna Di Lellio, docente della New School e originaria dell'Aquila. "Gli aquilani sono abituati a vivere immersi nel loro passato, l'abbandono di una città secolare per trasferirsi in un centro costruito dal nulla non è adatta a loro. Tanto per fare un esempio, da ragazza frequentavo una scuola dell'Aquila ospitata all'interno di un edificio del XIII secolo". La Di Lellio si trova d'accordo con la presidente della Provincia anche nel giudicare il carattere degli aquilani: "Siamo gente dura e tenace, ma anche gentili. Quando avevo sei anni mio padre mi portò a fare un'escursione sul Gran Sasso. Per incitarmi a proseguire mi disse ‘Vuoi andare avanti o comportarti come una bambina piccola e fermarti qui?'. È questa la nostro indole".

Questa sorta di rude garbatezza potrebbe essere dovuta a una delle caratteristiche principali dell'Aquila: il suo relativo isolamento. "La città si trova ad appena 100 chilometri da Roma - spiega Francesco Benelli - ma è al di fuori delle principali rotte turistiche. Così, nonostante la sua storia artistica e architettonica sia molto ricca, raramente chi viene in Italia si ferma a visitarla". Benelli ha mostrato le foto di alcune delle chiese più famose della città, come la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, la Chiesa della Anime Sante e la Basilica di San Berardino. "Tutti monumenti per i quali serviranno parecchi anni prima di vedere i restauri completati. Ma non bisogna dimenticare le centinaia di case del centro storico, costruite tra il Trecento e il Settecento da architetti anonimi. Anche quelle abitazioni vanno recuperate, fanno parte dell'identità della città".

 

L'idea della new town da progettare in un'altra area della provincia non entusiasma Benelli, che ha ricordato la ricostruzione di Gibellina, un comune della Provincia di Trapani completamente distrutto dal terremoto nel 1968. "Allora si chiamarono i migliori architetti italiani e internazionali, e molti fecero degli ottimi lavori. Ma l'edificazione della nuova città non venne mai completata, e oggi anche la nuova Gibellina rischia di diventare un comune fantasma, perché i suoi abitanti sono costretti a cercare lavoro altrove". Un destino che L'Aquila vuole evitare a tutti i costi. In ogni caso i nuovi edifici dovranno rispettare i criteri antisismici, cosa che spesso non è accaduta con gli stabili realizzati all'Aquila negli ultimi quarant'anni. "In Giappone si sono verificati terremoti tre volte più potenti di quello che ha distrutto L'Aquila, eppure lì i danni sono stati limitati", conclude Benelli.

Quel che serve per la ricostruzione è però una solidarietà che sappia durare nel tempo. "Ormai siamo abituati a vedere politici e personaggi importanti che vengono qui in visita accompagnati da centinaia di giornalisti - racconta la Pezzopane - ma appena se ne vanno restiamo soli nelle nostre tende, dove ci tocca restare un'ora in fila solo per poter fare una doccia".