LETTERATURA & VIAGGI/ N.Y. per tutte le stagioni

di Lorenza Cerbini

Nella pancia della bestia" è una guida anomala, in cui New York prende forma attraverso le storie della gente che la vive tutti i giorni. Ci sono strade e bar, ristoranti e musei, ma streets and avenues sono solo dei palcoscenici. "La bestia" si delinea pagina dopo pagina, attraverso le storie tratte dalla cronaca, gli episodi rubati alle vite altrui, le esperienze del tutto personali del suo autore, un giornalista curioso e girovago che ha vissuto a New York un quinto dei suoi anni. Michele Molinari (accanto al titolo) adesso è a Buenos Aires. L'America l'ha percorsa seguendone i paralleli e in Argentina si è calato lungo un meridiano che ipoteticamente unisce "NY" e "BA", una città giovane ed una giovanissima, due metropoli vicine e distinte nella contradditorietà di culture create da emigranti diversi.

Mantovano, con alle spalle studi in biologia e ingegneria, "Nella pancia" di Molinari analizza New York attraverso i comportamenti della sua gente, degli animali e la stagionalità dei suoi parchi, attraverso le regole della legge scritta e quelle della comune convivenza. Ne viene fuori un libro curioso, dove la geografia si incrocia con la tristezza e il sorriso. Un libro di passioni e di critiche, perché "Nella pancia della bestia" decisamente non è politicamente corretto.

Perché definisci New York come "la bestia"? E' una connotazione mitologica?
«No, non c'è mitologia nella beast newyorkese. La bestia è quella con la quale ci confrontiamo, tutti noi, in ogni momento della giornata. Sono gli altri e noi stessi, il lavoro, la speranza di fare meglio, gli amori che funzionano e quelli che non funzionano, le lacrime e le risate, il sushi e la fetta di pizza da Joe's su Bleecker, magari è proprio la vita. La bestia è grande e forte e non possiamo non amarla e odiarla allo stesso tempo. Il termine ha varie connotazioni, che pendolano incessantemente tra il positivo e il negativo. New York racchiude tutto questo, nella stessa città, nello stesso isolato. E quando ci vivi dentro è come un frullatore che ti tiene in piedi, un equilibrio instabile che è tale solo finché ruota».


Pensato come un blog, poi diventato un libro. Come nasce "Nella pancia della bestia"?

«Nasce dalla necessità di comunicare. Per quanto adori la pace dell'isolamento, sento la necessità di raccontare quello che la mia mente incessantemente elabora: impressioni, immagini, considerazioni, idee. "Nella Pancia" è nato come un blog perché sentivo il bisogno di mettere ordine a tanto materiale; ma già sapevo che poi ne avrei fatto un libro».

Il tuo libro è più un romanzo o una guida?
«Il mio libro è sia romanzo che guida, è qualcosa che magari ancora non c'era: dopo averlo letto in Feltrinelli mi risposero: "Bello e divertente, ma non sappiamo in che collana metterlo". L'utilizzo che se ne farà dipende dal lettore: se già conosce la città, se si sta preparando ad un viaggio, se non si muover dalla poltrona».


Una ragione per comprarlo?

«Diverte e fa pensare, perché racconta della vita del prossimo, perché si può leggerne una cronaca al giorno e non ci si stufa. Oppure, per aiutare uno scrittore emergente».


Una ragione per non comprarlo?

«Non ne vedo nessuna. E se poi è finito il budget mensile dedicato ai libri si può sempre metterlo in lista per il mese successivo».


Il libro è diviso per mesi, segue quindi una stagionalità?

«Per me il tempo non fluisce ininterrotto, ma avanza per fasi. Ci sono le stagioni con le differenze di temperatura e luce, le settimane che ricominciano e i giorni che mancano alla fine di un progetto. E ci sono le feste, i compleanni degli amici. Ho iniziato in aprile perché il mese inizia con A, sperando fosse di buon augurio, come i nomi delle barche».


L'episodio più bizzarro in cui sei stato coinvolto, qual è?

«Bizzarro e culturale e molto personale. Ma mi piace ricordare Don Diego della Vitara e i suoi piccioni viaggiatori che volano nel cielo di Brooklyn, perché ho sempre pensato che una delle grandi qualità di New York sia la capacità di fare convivere gli estremi».


Quanti anni hai vissuto a NY e perché l'hai lasciata?

«Ho vissuto 8 anni a New York; non l'ho lasciata, è finito un ciclo. Quando ci sono arrivato ero pieno di energia, intraprendenza, sete di conoscere la vita americana, almeno quella di New York, e ingenuità. In otto anni sono cresciuto e cambiato grazie alla città che mi ha istruito e spesso condotto per mano. Me ne sono andato molto diverso da come ero arrivato, con un'altra energia e con una ricerca esaurita dietro alle spalle, ormai non aveva più senso continuare a viverci».

Hai rimpianti?
«Direi proprio di no, New York mi ha dato molto e io ho imparato più di quanto potessi immaginare. Però non posso negare che mi mancano Prospect Park, i musical, eBay e la lemon pound cake di Starbuck's».

Quanti libri hai scritto?
«Due. "Nella Pancia Della Bestia" e "Le Americhe in Scala 1:1", il racconto di un viaggio che ho compiuto per terra e su mezzi pubblici, treni, bus, ferry e anche a piedi, tra le due grandi mele delle Americhe: New York e Buenos Aires».

Come si diventa scrittori di viaggio?
«Nutrendo la propria curiosità e irrequietezza. Imparando a sorridere e ad ascoltare. Ho iniziato a lavorare nella redazione di un mensile di viaggi curando rubriche e note, poi sono passato a scrivere pezzi completi di fotografie. Quando il giornale ha cambiato direttore mi sono trovato a fare il freelance, ho quindi scelto con chi lavorare e quando non mi andava più di scrivere di vacanze, alberghi e ristoranti ho iniziato a viaggiare aprendo gli occhi e le orecchie il più possibile e senza pregiudizi né preconcetti. In realtà è un "work in progress" perché reputo molto difficile non farsi delle idee su quello che ci aspetta, ma cerco di essere flessibile e sempre disposto a cambiare idea».

Quanti paesi hai visitato e che impressioni hai avuto?
«Non tengo il conto, ma la Travel Map del mio Facebook dice 52. Impressioni positive tante, negative poche; e sono comunque convinto che anche le negative potrebbero cambiare luce se conoscessi più a fondo le ragioni di certi comportamenti».

Il viaggio più avventuroso?
«Anche l'avventura è culturale e personale. Diciamo che viaggiare in metropolitana da Astoria sino a Coney Island nei primi anni '80, per me ragazzino brufoloso che venivo dalla provincia padana, mi è sembrata un'avventura degna dei Warriors più tosti, perché l'avevo a lungo sognata».


Il viaggio che non consiglieresti?

«Di notte, con la borsa piena di macchine fotografiche, da Baghdad a Mosul a bordo di un camion che mi ha raccolto mentre facevo autostop. L'autista fumava petardi senza filtro, che non potevo rifiutare, e sputava sul pavimento della cabina ogni volta che si alludeva a Saddam».

Stai lavorando ad un nuovo volume?
«Sì, un libro sulla gente con la quale adesso divido il mio tempo e le passioni: gli abitanti della Gran Manzana sulle rive del Plata: Buenos Aires».


E dove si compra "Nella pancia della bestia"?

«In Italia in libreria. Il volume è pubblicato da CDA&Vivalda Editori. Negli Usa attraverso il sito http://tinyurl.com/cnakpc».