MUSICA LEGGERA & POP/Un Carosone dal Quebec

di Lorenza Cerbini

In Quebec è una star. Anzi, un "fenomeno musicale". Figlio di emigranti, Marco Calliari (nelle foto) arriva a New York proponendo un repertorio che affonda nel pop e nella musica folkloristica italiana, condito da toni heavy metal. In Canada, Marco si è imposto rompendo con la tradizione e ha infranto le barriere almeno due volte. Ha scelto di cantare in italiano e in francese piuttosto che in inglese. Ha rivisto e corretto a colpi di batteria canzoni da gita scolastica e partigiane come "Bella Ciao" e "L'italiano". E ha fatto centro.

Con i primi due album da solista - "Che la vita" e "Mia dolce vita" - Calliari ha venduto oltre 70mila copie che gli hanno dato la forza per andare oltre. E adesso ha una casa di produzione tutta sua (Casa Nostra), è appena tornato da un tour in Europa (Francia, Svizzera e Italia), ha firmato un contratto italiano con Nicola Zaccardi, fondatore di Metamusic Festival e questa estate farà da "spalla" a Tracy Chapman. Nonostante venti anni di palcoscenici vissuti dietro ad una chitarra heavy metal, il debutto newyorkese lo intimorisce (il 18 maggio al Joe's Pub). Ma questa è una piazza dove vale la pena di provare.

Per diciassette anni hai suonato con il gruppo trash metal "Anonymus". Come è avvenuto il passaggio alla musica folkloristica e pop italiana?
«Premetto che quando sei figlio di emigranti, si assorbono le italianità che vengono proposte dai media locali. In Quebec dove si sono stabiliti i miei genitori, provenienti mio padre da Trento e mia madre da Milano. La nostra radio locale, Cfmb 12.80 am, proponeva sempre Buscaglione, Cutugno e Ramazzotti. In casa invece, ascoltavo Pavarotti. La svolta è avvenuta quando avevo venti anni. Sono stato in Italia tre settimane grazie all'"Associazione Trentini nel mondo". Avevo la chitarra con me e mia cugina ha prenontato uno spettacolo davanti all'hotel dove stavamo. Ho cantato di tutto, ma nulla in italiano. Incuriositi, alcuni vecchietti mi hanno chiesto: "Perché non ci canti un pezzo in italiano?" Mi hanno spiazzato. Tornato a Montreal, ho comprato un libro di brani italiani che potevo cantare con la chitarra, da solo. Ho subito imparato "Bella ciao", poi "Torna a Surriento". Poi le ho trasformate con sonorità heavy metal. Le ho interpretate alla mia maniera. E oggi "L'Italiano" di Toto Cutugno è il brano più "heavy" del mio show».  


Che rapporto hai adesso con "Anonymus"?

«Ottimo. La band esiste ancora e quest'anno, in occasione del ventesimo anniversario, faremo cinque concerti. Il batterista del gruppo, Carlos Araya, è il mio miglior amico e suona sempre con me. Quando "Anonymus" è nato, avevo 14 anni e i componenti del gruppo erano tutti figli di emigranti. Il Quebec è una regione diversa dal resto del Canada. E' una regione francofona, con una forte immigrazione dal Sud America. Carlos, ad  esempio, è di origine cilena. Abbiamo scelto di cantare in francese, una novità per una band rock. Ma abbiamo pure brani in italiano, spagnolo, inglese. Abbiamo deciso di cantare nelle nostre lingue senza pensare alle vendite».

Come nasce il tuo primo album in italiano?
«Nasce nel 2004 dall'esigenza di cantare in italiano. "Che la vita" contiene quattordici pezzi di cui 12 inediti ed è stato una vera avventura. Come solista non sapevo davvero come propormi, e ho iniziato a cantare nei bar, dappertutto. Dopo due anni eravamo un quintetto. Lo show piaceva e ho voluto andare oltre. Timoroso che nessuno avrebbe investito in un album italiano, ho aperto la mia casa discografica, Casa Nostra, e mi sono rivolto a Dep, un'azienda che distribuisce  su tutto il Canada. In cinque anni ho venduto 20 mila copie. Nel 2006, è nato "Mia dolce vita", un album fatto di cover, un omaggio ad alcuni grandi nomi della canzone italiana: Carosone, Nino Rota, De André. Ho venduto 40 mila copie, quasi tutte nel solo Quebec».


E a quale cantante italiano sei più affezionato?

«Non uno in particolare, ma i miei preferiti sono Buscaglione, De André e Pavarotti. Poi ho un debole per Carosone che ha un modo fantastico, allegro, di vedere la vita».

Come hai fatto a conquistare il pubblico canadese di lingua francofona?
«All'inizio, quando mi esibivo da solo con la chitarra, la gente era curiosa. Il Quebec musicalmente è una regione molto aperta. E nella musica che definirei "esotica" c'è spazio per tutti. A un certo punto nessuno mi poteva più fermare. Ho suonato dal vivo dappertutto, dai bar ai festival, cercando di trasmettere i miei valori italiani che sono semplici, la buona musica, il buon cibo, la famiglia».  


Quanto è conosciuta la musica folkloristica italiana in Canada?

«Non molto. Ma sto lavorando per farla conoscere meglio. Oltre che cantante sono anche produttore di show e ho avuto l'opportunità di lavorare con Vinicio Capossela, Carmen Consoli, Bandabardò. Ma anche con artisti che ho conosciuto ai vari festival e che sono degli sconosciuti come Carlo Muratori, un siciliano che ha già pubblicato dodici cd, e il pugliese Sergio Lacone che qui in Quebec, in due settimane di tour ha venduto 600 cd! Sono moltissimi».

Senti di avere un compito speciale?
«Canto la cultura dei miei genitori. Non sono un artista "americanizzato". Sono convinto che spetta a noi figli di emigranti, riprendere in mano la nostra italianità. Non diffondiamo i nostri valori attraverso la politica, ma la musica».


Sei conosciuto in Italia?

«In Italia ho suonato almeno trenta volte. Ho fatto da apriconcerto alla Bandabardò, suonando in festival con diecimila persone. Ma mi sono anche esibito con la mia band in piccoli club davanti a sole 40 persone. Diciamo che mi devo ancora far conoscere. Di recente ho suonato in Toscana, a Pisa e a Follonica. E ho firmato un contratto con una casa discografica pisana, la Arroyo Record di Nicola Zaccardi, per la diffusione dei miei cd e ho pure firmato un contratto con un manager italiano, Andrea Fornai. Adesso sto aspettando conferma per alcuni festival questa estate. Dovrei fare da apriconcerto per Tracy Chapman».


Altri progetti?

«Tra pochi giorni uscirà in Italia "Marco Calliari", una compilation con nove brani tratti da "Che la vita" e quattro da "Mia dolce vita". Questo album è già uscito in Francia. Da nazione a nazione il mercato cambia. Francia e Italia sono paesi musicalmente difficili, dove per farsi conoscere bisogna cantare dal vivo. Ma il lavoro non manca perché ci sono molti festival».

Marco Calliari si esibirà al Joe's Pub (425 LAFAYETTE STREET )
lunedì 18 maggio alle 7,30 pm.
Biglietti: $ 15 in prevendita,
$ 20 alla porta.
Per info: www.joespub.com
Per info su Marco Calliari visitare
il sito: www.marcocalliari.com