Ispirazione-Pollini per la giovane Wang

di Franco Borrelli

Da una leggenda (Leon Fleisher) all'altra (Yuja Wang). Del primo nessun dubbio che lo sia, della seconda nessun dubbio che lo stia per diventare. A guadagnarne, per tecnica sopraffina e fedeltà di lettura, altre figure leggendarie come quelle di Mozart, Chopin, Liszt, Scriabin e Ligeti. Il pianoforte, tra tutti gli strumenti musicali, è forse quello che più di tutti può stare a sé, da solo, in una sua isola aristocratica di armonie e malinconie melodiche. E' orchestra intima, insomma. Difficile trovare chi ad esso può stare alla pari. E Fleisher con la Wang ce ne danno ampia prova, rispettivamente, in «Mozart Piano Concertos» (Sony Classical, gruppo RCA-BMG) e «Sonatas & Etudes» (Deutsche Grammophon, gruppo Universal Classics).

Colpisce, tra i due, soprattutto la Wang, "l'altra faccia" della Cina (contrapposta com'è dai "media" a Lang Lang). Più esuberante quest'ultimo, molto più controllata e lineare invece la giovane virtuosa, applauditissima ormai in mezzo mondo (ricordiamo, ad esempio, il suo enorme successo durante una recente tournée in Italia). Pur se minuta nel fisico, apparentemente fragile, la Wang dà misura qui d'una autorità forte e convinta, capace com'è di penetrare in profondità un repertorio solo superficialmente quieto e tranquillo. E' il turbinìo di emozioni e passioni a fare il resto, a far testo insomma. E, sia si tratti di Chopin, sia di Liszt, o Scriabin o Ligeti, la Wang è convincente e ispirata sacerdotessa d'ogni piega dell'anima, d'ogni battito di cuore.

Nata poco più di vent'anni fa a Pechino, Yuja Wang è ormai stella di prima grandezza. Accanto al suo virtuosismo innegabile, la cinese mostra anche una rara capacità reinterpretativa di testi che appaiono, anche per questo, più intensi e nuovi. "Il primo Cd che io abbia mai ascoltato - ha confessato la Wang - è stato uno di Maurizio Pollini che suonava Chopin". Il resto, direbbe il poeta, è silenzio, o, meglio, cronaca d'un meritatissimo successo. Non solo la Wang può ora incidere per la stessa compagnia discografica, ma può col Nostro sedere allo stesso tavolo d'arte, a pieno diritto.

Chi non ha bisogno di ulteriori consensi è invece Leon Fleisher, da diversi decenni sulla cresta dell'onda, per grazia, tecnica sopraffina e vigore poetico. Questo suo Mozart, inutile a dirsi, è di un'eccellenza favolosa e trascinante, per carica gioviale e anche per quegli slarghi di meditazione e di nostalgia che fan compagnia al cuore e alle sue improvvise e naturali malinconie. Si tratta di tre concerti superlativi, - il 7, il 12 e il 23 - esemplari per poesia ed armonia. I critici, di lui, han sempre sottolineato l'abbagliante e sublime maestrìa. Aveva solo quindici anni quando per la prima volta stupì un po' tutti. Son passati circa sessant'anni, da allora, e l'emozione che si prova ad ascoltarlo non è affatto diminuita, anzi. Pedagogia lineare ed ispirata, la sua, interrotta per alcuni anni a causa di una dolorosa forma di distonia alla mano destra (alterazione del tono muscolar-nervoso), e ripresa ora come se non ci fosse mai stata. I miracoli, si vede, a volte si realizzano. E questo stupendo Mozart aiuta a crederlo.