SPECIALE/CINEMA/La cacciata del Mc Donald

di Francesca Guinand

Quando la focaccia pugliese sconfisse l’hamburger americano. É una storia realmente accaduta quella del panettiere Luca Di Gesù, raccontata dal film di Nico Cirasola Focaccia blues, prodotto da Alessandro Contessa per la Bunker Lab. La notizia della focacceria che costrinse alla chiusura il Mc Donald’s di Altamura (provincia di Bari) fece il giro dei quotidiani di tutto il mondo, dal New York Times a Liberation.

Per quasi tre anni nella cittadina pugliese si sono fronteggiati due simboli, due modi di essere (e di vivere): il campanile costruito nell’anno 1000 d.C. e la “M” di plastica colorata, simbolo del fast food più famoso al mondo, la “M” di Mc Donald’s.
Tutto iniziò nel 1999 quando la catena di ristorazione americana decise di “conquistare” a colpi di patatine, hamburger, marketing e pubblicità la cittadina di Altamura. Mc Donald’s affittò un locale molto grande, lasciando solo una vetrina, e un piccolo spazio vuoto, perché era separata da un portone rispetto alla sala più grande.
Questo piccolo spazio fu preso dal panettiere Luca Di Gesù che si mise a sfornare focacce.
«La qualità ha trionfato in pochi mesi molti anziani frequentavano sì il Mc Donald’s, ma solo per beneficiare della frescura dell’aria condizionata e si presentavano con la focaccia in tasca, poi per giustificare la loro presenza nel locale si compravano un gelato» racconta il regista del film Nico Cirasola.
Così nel 2003, dopo nemmeno tre anni, il gigante americano chiuse i battenti. «Una notte la famosa insegna all’improvviso scomparve» racconta il regista. Nel film questa scena è raccontata dal (vero) comandante dei vigili urbani: chi aprì il negozio di hamburger e patatine fritte, infatti, non aveva nemmeno chiesto il permesso per erigere il noto simbolo.

Missione numero uno: il film. Il film è una docu-fiction. Nella parte “documentario” Cirasola dipinge l’avventura di Di Gesù facendola raccontare sia da un giornalista francese sia dagli abitanti della città, dal calzolaio al fabbro, al ristoratore, persone che hanno vissuto e partecipato al match focaccia versus cheesburger, scegliendo poi la qualità e il gusto genuino della prima.
La parte fiction narra del fruttivendolo segretamente innamorato della bella del paese, Rosa, prosperosa bellezza mediterranea. Che a sua volta è rapita dal fascino del bel Manuel. Recitano anche Lino Banfi e Renzo Arbore (ai quali è stato affidato uno sketch divertentissimo – girato nella vera cucina di Arbore – in una disputa tutta regionale: meglio il fungo cardoncello o il lampascione?), Nichi Vendola, Presidente della Regione Puglia, Michele Placido e Onofrio Pepe.

 «Il film è la storia di questo gigante di argilla che crolla davanti alla focaccia pugliese – spiega il regista – la forza è stata la gente del paese» che ha scelto la qualità del prodotto e degli ingredienti semplici della focaccia piuttosto che l’economico e globalizzato sapore dell’hamburger di McDonald’s. Girare Focaccia blues per Cirasola è stata solo una parte della mission number one. Infatti l’inarrestabile regista ha pure «distribuito la focaccia in un McDonald’s a New York».
Missione numero due: l’orto di Michelle. Se la missione numero uno è si è conclusa con film e focaccia a NY, c’è da credere che Cirasola riuscirà a mettere a segno anche la mission number two: portare la focaccia pugliese alla Casa Bianca e far piantare a donna Michelle semi e prodotti provenienti dalla Murgia, come finocchi e funghi cordoncelli. «Per ora abbiamo solo una corrispondenza on line, stiamo aspettando di finire la promozione del film per passare poi alla fase operativa» assicura Cirasola.

Filosofia cirasoliana. Dietro a Focaccia blues c’è una filosofia ben precisa: «per me – sottolinea il regista – è assurdo andare in Russia e mangiare un cibo che ha lo stesso sapore di quello che avevo mangiato in Grecia, in America e in Italia. Per questo noi siamo a favore del glocal: bisogna conciliare locale e globale, conoscere un po’ di tutto, esaltare le diversità ed avere la capacità di gustare sempre la qualità della vita, sentire odori e sapori diversi nei diversi paesi, ci vuole un po’ di curiosità in più per evitare l’appiattimento, sia a tavola che appiattimento mentale, e il film invita al rispetto per la diversità».
Adesso Nico Cirasola consiglia a tutti i suoi amici di farsi in casa la propria focaccia «così ognuno avrà la propria, con un sapore unico».
E se manca la ricetta, basta cercarla su internet all’indirizzo focacciablues.it.