INTERVISTA/PARLA IL REGISTA DE “LA SICILIANA RIBELLE”/Marco Amenta: basta con la mafia romantica

di G.D.M.

Un passato da fotoreporter e una laurea in Cinematografia all'Università di Paris 8. Marco Amenta, palermitano, 38 anni, è un altro giovane per nulla "sprovveduto" che si sta facendo strada nel mondo del cinema, non solo italiano, ma anche internazionale. Oltre ad essere stato l'unico italiano a ricevere il premio riservato allo sviluppo dei progetti, TFI Sloan Filmmaker Fund, Marco ha esortito lo scorso febbraio in Italia, con un film che sta facendo molto parlare e che sta ottenendo numerosi riconoscimenti. "La Siciliana Ribelle" è liberamente ispirato alla storia di Rita Atria, la giovane che si ribellò alla mafia divenendo testimone di giustizia. Si uccise a soli 17 anni a Roma ad una settimana dalla strage di via D'Amelio che uccise il giudice Paolo Borsellino. Prima di realizzare il film, nel 1995, Amenta aveva prodotto e diretto un documentario sulla ragazza, "Diario di una siciliana ribelle", che ha fatto incetta di premi internazionali. La pellicola liberamente ispirata, invece, è stata presentata con successo al Festival Internazionale di Roma e ha ottenuto una nomination ai David come Migliro Film David Giovani. Per lo stesso film Amenta ha ricevuto la nomination ai David come Miglior Regista esordiente.

È di questi giorni la notizia, invece, che "La Siciliana Ribelle" sarà una delle possibili selezioni per Open Roads, la rassegna del Lincoln Center dedicata al cinema italiano. Lo ha annunciato lo stesso Marco durante la presentazione del suo progetto "Il Banchiere dei Poveri" all'Istituto di Cultura Italiano, poi è volato a Los Angeles per incontrare potenziali produttori per il suo film.

Qualche giorno prima Marco ci ha spiegato che ha creduto nel libro di Muhammad Yunus prima che diventasse un successo internazionale, ne ha acquistato i diritti e deciso di fare un film. A Tribeca ci è arrivato quasi per caso. «Ho trovato su internet che c'era questa fondazione che finanziava lo sviluppo di progetti - ha spiegato - e ho mandato la domanda il giorno della scadenza. Questo premio è importante perché dà una conferma internazionale al progetto». Marco spera di poter iniziare le riprese quest'anno e sta cercando di mettere su un cast internazionale. «Vogliamo uscire dal localismo - continua - abbiamo tutte le carte in regola. Il cinema italiano sta rinascendo, è un cinema che viaggia e anche a livello di contenuti può catapultarci di nuovo in un contesto internazionale».

Marco, apriamo una parentesi su "La Siciliana Ribelle" che tutti speriamo di vedere qui a giugno con Open Roads. Hai avuto difficoltà a realizzare un film che affronta una tematica tanto delicata come quella della ribellione alla famiglia mafiosa?
«Fare il film è stato un percorso complesso, soprattutto perché noi essendo una società giovane, la Eurofilm con mia sorella Simonetta, non riuscivamo a trovare finanziamenti. Poi è entrata nella produzione la Francia, la Regione Sicilia e la Rai. Il film ha un messaggio molto forte. È la storia di una ragazza che si è ribellata  contro la mafia, si è emancipata da quel mondo e anche se la sua è una fine tragica, il messaggio è positivo. Alla stessa stregua dei martiri, si sacrificano per qualcosa di più grande».

Come hanno accolto il film i siciliani?
«Bene, anche se qualche politico ha storto il naso. I giovani, invece, hanno avuto una reazione positiva ed il film sta girando molto nelle scuole».

Segno che le coscienze si stanno svegliando...
«La mafia è una cosa bagliata, è un mondo crudo e bisogna smetterla con l'immagine romantica del mafioso. Quando si parla di certi temi bisogna lasciare da parte l'esaltazione e raccontare le cose con crudezza».