EMIGRAZIONE E SOCIETA'. Chi siamo e chi eravamo

di Lucia Imbesi

Nel XIX secolo si è registrata la più grande emigrazione di italiani negli Stati Uniti d'America. La prima "onda" di emigranti italiani era chiamata dei "sojourners" perché di questi, almeno il 50% rimanevano pochi anni per lavorare e poi tornavano in Italia con i loro guadagni. Col tempo l'emigrazione italiana è diventata sempre più stabile e nel dopoguerra la stragrande maggioranza degli emigranti italiani ha scelto di rimanere e fare dell'America "casa" propria. In questi cento anni la faccia dell'emigrazione italiana è cambiata di gran lunga, specialmente in termine socio-economico.

I problemi di integrazione, il pregiudizio e gli stereotipi negativi che gli italiani hanno affrontato negli USA sono ormai ben conosciuti e registrati storicamente. Questi disagi discriminatorie si sentivano specialmente nelle piccole comunità, lontano dai grandi centri come New York, dove spesso gli emigranti erano isolati e non avevano accesso a comunità e strutture culturali italo-americane. La grande enfasi era sull'assimilazione. Questo stato di cose faceva sì che tanti italo-americani e specialmente i figli degli emigranti si sentivano costretti a negare la loro identità italiana, persino a cambiare il loro nome o perlomeno di americanizzarlo. Tanti si vergognavano delle loro origini e persino proibivano ai loro figli di parlare italiano.

Comunque, anche nel lontano '900, tempi in cui il desiderio di assimilazione (e la pressione da parte della società americana) era il più intenso, la scintilla di orgoglio etnico/culturale e la preservazione della propria identità si esprimeva in vari modi: nell'esistenza di vari giornali italiani locali, nella celebrazione delle feste religiose, poi nella crescente proliferazione di "social clubs" paesani, programmi radio e TV italiani e altre strutture culturali italiane tipo la Casa Italiana della Columbia University. Specialmente dopo gli anni '60 si sono formate organizzazioni che celebravano la nostra cultura e difendevano le nostre origini e cultura contro la diffamazione ed il pregiudizio, associazioni tipo Knights of Columbus, the Italian Anti-Defamation League, Sons of Italy, ecc.

Col passare del tempo, grazie alla presa di coscienza da parte della cultura americana, grazie soprattutto alle lotte di vari gruppi etnici contro la discriminazione razziale ed etnica. L'America è diventata sempre più pluralistica e tollerante di altre culture. Il risultato è stato un sempre crescente interesse ed orgoglio nelle proprie origini italiane anche da parte di italo-americani di 2a e 3a generazione.

Ma cosa vuol dire oggi per noi emigranti italiani vivere tutta la vita in un altro paese? È impossibile vivere in un paese senza essere influenzati nella propria identità, nel proprio essere, nella propria personalità, comportamento, modo di pensare, senso di casa ed appartenenza, ecc.

La IAPA (Italian-American Psychology Assembly), un'associazione di psicologi italo-americani, sparsi in tutti gli Stati Uniti, terrà una conferenza scientifica a giugno 2009 a Palermo insieme all'Ordine degli Psicologi della regione ed altri psicologi in tutta Italia con l'obiettivo di condividere e scambiare ricerche sulla realtà storica ed attuale degli italo-americani, ricerche che comprendono tanti diversi argomenti.

Come membro della IAPA sto facendo un piccolo studio sugli emigranti italiani in America, di tutte le età, professioni, origini regionali, ecc. A questo proposito ho sviluppato un piccolo questionario che si può compilare in pochi minuti. Tutti i dati sono confidenziali e i risultati saranno presentati alla conferenza il 2 giugno 2009. Chiedo ai cari lettori di America Oggi di far parte di questo studio. In particolare, voglio incoraggiare gli emigranti degli ultimi 15 anni a partecipare a questo studio importante, il primo in una serie di studi sugli italo-americani.

PER RICHIEDERE IL QUESTIONARIO si prega di chiamare Lucia Imbesi (MA Clin. Psychology Certified Psychoanalyst), tel. 212\794-5059.

Vi sarà inviato un questionario già affrancato e pronto da rispedire. Il questionario si può anche "scaricare" dal sito http://www.americaoggi.info/node/11790, e si può inoltrare direttamente al seguente email: agatocle37@yahoo.com. Oppure si può inviare per posta a: Lucia Imbesi, 211 West 56 St., Suite 25G, New York, NY 10019.

Un grazie ad America Oggi e a tutti voi lettori.