SPECIALE/ECONOMIA&AMBIENTE/In Nevada l’energia pulita italiana

di Enzo Miglino

Grandi altopiani, grandi spazi deserti, sullo sfondo le montagne della Sierra ancora innevate.
Reno è al nord del Nevada, quasi in California, non è come te l'aspetti. Anche ad aprile ci sono giorni freddi, il vento soffia ancora forte e la strip, la strada del centro con tutti i casinò, è spopolata, desolata.
La città del peccato, sorella minore di Las Vegas, si riscopre in crisi. Qui la disoccupazione è arrivata all'11% e diversi casinò stanno chiudendo. È successo al Fitzgerald's, un palazzone di 20 piani, e appena accanto al Golden Phoenix. Ora, al posto dell'albergo, ci costruiscono appartamenti. Ma una cosa quaggiù resta immutata: le luci della città, sempre accese. I casinò, anche se mezzi vuoti, non possono spegnerle, come i motel in cerca di turisti. Sono come un'energia che tiene sveglia la Reno infreddolita.

Per scoprire da dove viene quest'energia bisogna addentrarsi nel cuore del Nevada, sulla East 80.
È la pioneer way, la vecchia strada percorsa dalle carovane alla conquista della frontiera. Zona arida, montagne brulle. La strada corre accanto alla linea ferroviaria, ai treni merce. Arriviamo a Fallon, in mezzo al deserto, 7.000 abitanti e una delle basi aeree militari più importanti d'America. Qui Jim Gibbons, governatore del Nevada, spiega che si inaugurano due grossi impianti geotermici. «Il nostro stato -dice Gibbons- è leader in America sull'energia pulita e quindi accogliamo a braccia aperte tutte le imprese che sfruttano le rinnovabili. Anche gli italiani, ovviamente».

Già, perchè gli impianti di Fallon sono stati costruiti dall'Enel. La tecnologia italiana, forte di anni d'esperienza con la prima centrale geotermica al mondo in Toscana, sbarca nel lontano west.
Li chiamano campi geotermici. Il più grande, quello di Stillwaters, sorge su un terreno precedentemente sfruttato, quello di Salt Wells, invece, è stato creato ex novo. Da record i tempi di realizzazione: appena due anni, data la rapidità delle autorizzazioni delle istituzioni americane. Francesco Starace, presidente di Enel Green Power, nuova società focalizzata sull'energia pulita, dice che «si tratta degli impianti a ciclo binario più grandi del mondo. Produrremo 60 megawatt, quanto basta a soddisfare il fabbisogno energetico di 40.000 famiglie del Nevada».

Enormi tubi metallici corrono sulla steppa americana, a volte disegnano arcate rettangolari, altre si avvitano con curve sinuose. Qualunque sia il loro percorso, scendono nella terra per centinaia di metri, a cercare energia. Corrono per miglia, per portarla su e immetterla nelle reti locali.
In genere servono temperature altissime, anche 300 gradi, per iniettare direttamente vapore nelle turbine che generano energia. Ma è molto difficle trovare siti con tali condizioni termiche, e con il ciclo binario si sfruttano anche temperature più basse.
Toni Volpe, area manager del nord America per Enel Green Power, spiega come funziona: «Attraverso dei pozzi estraiamo dal sottosuolo, qui ad una profondità di circa 700 metri, acqua calda ad una temperatura di 150°. L'acqua viene immessa in scambiatori di calore e il calore ceduto ad un altro fluido, l'isobutano. L'isobutano entra in una classica turbina a gas, legata ad un generatore che produce elettricità».
Semplice, si direbbe, ma a vedere il groviglio di tubi, condensatori, transformer di elettricità si capisce che non è così. L'acqua calda, privata della sua energia, viene ricondotta nel sottosuolo, non ci sono emissioni nell'atmosfera e nell'ambiente.

Il geotermico non è un'energia comoda. Ha il vantaggio di essere costante nel tempo, ma comporta costi molto elevati (a Fallon l'investimento è stato di 200 milioni di dollari) soprattutto nelle fasi di studio dei bacini, e richiede grande esperienza per la gestione delle risorse. «Enel ha il know-how giusto per procedere - afferma Starace -  abbiamo intrapreso una strategia di sviluppo a livello mondiale su tutte le rinnovabili, quindi anche su solare, fotovoltaico ed eolico. Poi stiamo sperimentando progetti con cicli integrati, ad esempio solare e geotermico».
Oggi quasi nevica e i tecnici degli impianti sono contenti, dicono che col freddo viene su acqua più calda e si produce più energia. Nella sala allestita per il taglio del nastro, i proprietari della terra su cui sorgono le centrali applaudono soddisfatti. Sono vecchi signori col cappello da cowboy, forse non avevano mai conosciuto degli italiani. Tra i prossimi passi, dicono i manager di Enel, ci sarà l'ampliamento del geotermico italiano, di quell'energia scoperta a Larderello, in provincia di Pisa, quasi cent'anni fa.