LIBRI/CINEMA ITALIANO/Il regista della consapevolezza

di Samira Leglib

Se chiedete a uno studente Americano il nome di un regista Italiano, il più vicino a cui riuscirà a risalire è con grande probabilità Federico Fellini, se va bene Giuseppe Tornatore. Esce ora un libro in lingua inglese che rende finalmente giustizia ad un altro grande tra i registi di casa, Gianni Amelio. "The Films of Gianni Amelio" di Antonio Carlo Vitti che si sottotitola "La ricerca di un cinema di coscienza sociale, fedele alle sue radici", percorre l'intera carriera di Amelio uno dei registi contemporanei tra i più dinamici e vitali da sempre dedicato all'innovazione estetica e alla riflessione socio-politica. L'autore ha presentato il libro la scorsa settimana alla Casa Italiana Zerilli-Marimò in collaborazione con il Calandra Italian American Institute (CUNY) che nella rappresentanza del suo preside, Anthony Tamburri, così introduce: «In Amelio c'è qualcosa di veramente significativo. Già nel 1994 con il film "Lamerica" propone il tema dell'immigrazione opposta a quel fenomeno tipicamente italiano che è stato l'emigrazione. Alcuni artisti hanno iniziato prima del governo ad analizzare questa corrente contraria. Questo libro, unico in lingua inglese, traccia una traiettoria su Gianni Amelio».

Prima di lasciare la parola al Prof. Vitti, professore di Cinema Italiano (Indiana University), interviene la Prof.ssa Maria Rosaria Vitti Alexander (Nazareth College di Rochester - New York) - e anche sorella di Vitti, ndr - che sottolinea: «È un libro fatto di riferimenti, utilissimo per noi insegnanti ma non solo». E poi riferendosi ad Amelio, «È interessante come ci presenta il Sud, come chi lo ha sempre vissuto. Vi è l'amore per la sua terra, ma non vengono nascoste le sue pecche, suggerendo che bisogna ancora fare qualcosa», e conclude, «Penso che ci fosse bisogno di un libro come questo».
Anche Antonio Vitti tiene ad una precisazione sul peso del volume e dice: «Sono consapevole che il libro consti di 500 pagine ma quando mi hanno chiesto di apporre dei tagli mi sono rifiutato ricordando Tornatore che quando ridussero il suo film disse "lo hanno trattato come fosse un salame". Ebbene, io non volevo che il mio libro venisse trattato come mortadella!» Poi, come un solerte maestro, il Prof. Vitti ci racconta Gianni Amelio che crebbe, come tanti suoi coetanei, senza padre per via della forte emigrazione verso il Sud America, in particolare l'Argentina.

Gianni lascia presto il Sud per trasferirsi a Roma dove passa giorni e notti a cercare parole sul vocabolario di Italiano in quanto l'unica lingua da lui conosciuta era il Siciliano. Diventò assistente grazie ad una menzogna, si fece infatti passare per giornalista al fine di ottenere un colloquio.
Negli anni '70, quando il cinema si pensava al tramonto a causa della dilagante televisione, anche Amelio dovette imparare questo nuovo linguaggio. Fino a che la televisione non divenne statale e per il nostro uomo c'erano troppe cose che non si potevano dire o mostrare.
«Gianni Amelio appartiene alla generazione che attraversò il cosiddetto Boom, i soli che conobbero il cambiamento», spiega Vitti. «Il suo cinema è unico perché a quei tempi gli italiani guardavano solo film americani. Amelio vide il suo primo film in italiano all'età di 24 anni quando già faceva film propri!».
Segue poi un'indagine sulla definizione di Neorealismo e se questa si addica o meno al cinema di Amelio, secondo Vitti in Italia nasce un nuovo cinema ogni dieci anni, per cui siamo già al neo-neo e forse una volta in più neorealismo! La sua conclusione è che forse Amelio è nulla di tutto ciò.

Nei suoi film vi è molto di più di quello che è mostrato. Invece di avere l'eroe classico che parte per un viaggio e ritorna vincitore alla John Wayne, qui abbiamo una persona che vede un problema ma che non potendo contare su nessuno, in particolare sulle istituzioni, si affida ai propri sentimenti, a quello che sente come giusto o sbagliato.
«Nulla cambia nei film di Amelio», dice l'autore, «c'è un momento in cui il protagonista realizza che qualcosa non funziona, e anche se questa cosa non si potrà aggiustare, la sola consapevolezza è importante.
Amelio, come fece la Morante in letteratura, racconta la storia con la lettera minuscola, i piccoli mutamenti che però cambiano il tessuto sociale. Contemporaneamente, ci mostra coloro che sono vittime della Storia con la S maiuscola».