LIBRI/Adolescenti in crisi

di Franco Borrelli

Storia d'adolescenza e di solitudine «Un anno senza canzoni» di Francesca Duranti (Marsilio). Vicenda fatta anche di luoghi comuni eppur fresca ed originale come se fosse la prima storia ad essere raccontata così. Protagonista è una ragazza che all'inizio del XXI secolo sperimenta un isolamento che non riesce a comprendere, vivendo fino in fondo un malessere esistenziale fatto di attese, delusioni e amarezze, con una famiglia frantumata per la separazione dei genitori, con una scuola ove la ragazza ha difficoltà a sentirsi qualcuna, con il desiderio a tratti di farla finita e tuttavia con un senso d'affermarsi e di sentirsi parte del gruppo che si traduce nell'uso del sesso come modo per stare e rapportarsi con gli altri, con ragazzi ma anche con uomini più avanti negli anni. Come se non bastasse, anche la cronaca non le offre alcun appiglio cui aggrapparsi per riemergere dallo stallo, con il massacro della Columbine High School e con lo sventramento delle Twin Towers da parte di due aerei guidati da terroristi.

Parlavamo, prima, di luoghi comuni. L'uso del diario come forma narrativa è uno di essi, e così pure il raccontare in prima persona con l'autrice che si scopre adolescente ella stessa, e anche quel ricorrere ai cambiamenti di casa e di città. Ma il luogo comune è qui solo uno spunto, un incidente di percorso, perché la vicenda esistenziale della studentessa liceale (finisce tra i banchi del prestigioso Parini milanese) è di un'intensità e di un pathos davvero notevoli e coinvolgenti. Sorta di noia di vivere, questa, un andare entro un vicolo cieco donde non si sa o non si vuole uscire (a tratti c'è quasi l'impressione di un adeguamento alle cose e alle persone che le stanno intorno, in un rapporto che è ora di potere sulle stesse ora di dipendenza). L'idea della festa prima di un nuovo anno scolastico diventa così quasi una missione stimolante, un'occasione per affermare le proprie ragioni esistenziali e trovare finalmente un posto "nel giro" che conta, a scuola come nella società. Ma, inutile dirlo, anche essa diventa un fiasco, snobbata com'è da quelli che contano.

La Duranti (nella foto), insomma, con toni semplici e poetici, struggenti perché vi si sente scorrere dentro il reale per quel che esso davvero è (o sembra essere), ritrae con la protagonista teenager i giovani d'oggi, sia toscani sia milanesi (due mondi a confronto), tutti presi, tra alcool e qualche droga, da un malessere che a tratti sfocia nella disperazione a tratti finisce anche con l'essere d'un umorismo fine. Lo stare insieme, lo stesso sesso è una necessità ovvia piuttosto che una scelta desiderata e perseguita; quasi che l'esistenza in sé non sia altro che un peso da portarsi addosso per guadagnarsi la maturità e una dimensione sociale.

Ed è qui, in questo proseguire comunque nella vita, in quelle piccole forme di solidarietà che qua e là comunque  s'intravedono, - anche dinanzi all'orrore di un suicidio annunciato e freddamente eseguito -, è qui, dicevamo, che si va a trovare un modo per andare oltre il pessimismo, la solitudine e la voglia di farla finita. Ci si ritrova, dopo l'orrore del precipizio, più calmi e più pronti per affrontar quel che ci aspetta dopo. E di questo par che siano consapevoli i giovani di queste pagine "perché dopo, finita l'adolescenza, il peggio è passato". Amara conclusione, se si vuole; ma resta, ovviamente, il dubbio che questa pseudo-verità aiuti comunque ad andare avanti.